Luca Palamara, nelle intercettazioni spunta Nicola Zingaretti

Sta venendo giù, con Luca Palamara, tutta la rete di potere dei magistrati. Ma il Consiglio Superiore della magistratura ancora no. Non basta la raffica di chat e intercettazioni del magistrato con politici, colleghi, giornalisti e addirittura vip dello spettacolo per mettere in mostra il marcio delle toghe. Il Csm, sottolinea Repubblica, “attende ancora la decisione del procuratore generale presso la corte di Cassazione che, a giugno scorso, aveva avviato il procedimento disciplinare nei confronti dell’ex presidente dell’Anm e di tutti quelli che, coinvolti in qualche modo nello scandalo, si erano dimessi dal ruolo di consigliere dell’organo di autogoverno delle toghe”.

Ai consiglieri già dimessi Paolo Criscuoli, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini, Antonio Lepre e Luigi Spina si aggiunge ora la posizione imbarazzante di Riccardo Fuzio, travolto pure lui dalle intercettazioni di Palamara. Deciderà il pg della Suprema Corte se chiedere il proscioglimento o un’udienza, anche se il rinvio a giudizio “pare abbastanza scontato”. Ai magistrati coinvolti “vengono contestati reati vari previsti dal codice che disciplina il loro operato”, dal comportamento scorretto rispetto alla nomina del procuratore di Roma o al procuratore aggiunto della capitale Paolo Ielo all’indebita interferenza sulle scelte del Csm. “Non reati penali – conclude Repubblica -, ma violazioni disciplinari che ancora sono in attesa ma che presto dovranno essere affrontate”.

Dalle intercettazioni non emerge solo il monito agli altri togati “di attaccare Matteo Salvini” anche se ha ragione, perché nelle chat spunta anche un certo apprezzamento per Nicola Zingaretti. A marzo 2018 – com ricorda Il Giornale – Zingaretti vince alle regionali e l’ex presidente dell’Anm si compiace: “Grande Nicola. Grande vittoria”. Ma la loro conversazione continua, questa volta in tempi peggiori, quando il 23 maggio 2019, vigilia delle Europee, l’ormai leader del Pd si preoccupa: “Se perdo avrò molto tempo libero”. Immediata la replica di Palamara: “E noi ti vogliamo molto occupato”.

 Palamara si complimenta con Zingaretti che intanto – prosegue il quotidiano di Alessandro Sallusti – da luglio 2018 è a sua volta indagato per un finanziamento dalla procura di Roma di cui Palamara fa parte. Ma Zingaretti non è l’unico piddino con cui Palamara intrattiene conversazione. Nelle intercettazioni sono emersi anche botta e risposta con Marco Minniti, ex ministro dell’Interno. I due discutono sulla nomina di Federico Cafiero de Raho. “Cerchiamo adesso di salvare il soldato de Raho” dice Minniti. “Si – risponde Palamara – il mio intervento in plenum é stato in questo senso”. E Minniti: “Perfetto. Lavoriamoci”. E il gioco è fatto: a Cafiero de Raho spetterà poi la prestigiosa poltrona di procuratore nazionale antimafia. Intrecci, questi, parecchio oscuri che fanno emergere una falla nella giustizia a di poco preoccupante.

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