Luca Lotti si difende al Senato sul caso Consip: ‘Colpiscono me per colpire le riforme renziane’

Luca Lotti si difende al Senato dalla mozione di sfiducia del MoVimento 5 stelle per l’inchiesta sugli appalti Consip, nella quale il ministro dello Sport risulta indagato.  La mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle, dopo che ieri il neonato Mdp, gli ‘scissionisti’ dem, hanno a loro volta depositato a Palazzo Madama la richiesta rivolta al premier Gentiloni di sospendere al ministro le deleghe. Lotti, come noto,  è indagato per rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip: avrebbe segnalato ai vertici della centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione l’esistenza di un’indagine in corso e la presenza di cimici negli uffici di via Isonzo della concessionaria di Stato.

Il Ministro prende la parola: ‘I fatti sono chiari. Non ho mai avvisato  l’ingegner Marroni né nessun altro di un’indagine su Consip né gli ho mai passato alcune informazione di indagine. Mai. Sostenerlo significa incorrere nel reato di calunnia. Questa presunta rivela rivelazione non c’è mai stata’,  dice il ministro: ‘La mozione di sfiducia mette in discussione quanto ho di più prezioso: la mia moralità prima che il mio ruolo politico. Con molta umiltà mi rivolgo a voi per respingere con determinazione questo tentativo.  È in atto  un tentativo di colpire me non per quello che sono, ministro dello Sport, delega preziosa e cruciale di cui ringrazio Gentiloni e Mattarella, ma per quello che nel mio piccolo rappresento: si cerca di mettere in discussione lo sforzo riformista di questi anni cui ho preso parte partendo da Firenze. Non si può cercare di liquidare quell’esperienza attraverso la strumentalizzazione di un’ indagine giudiziaria che farà il suo corso. Ho fiducia  nel sistema giudiziario e sono certo della verità, vorrei che l’accertamento fosse più rapido, ma ho imparato ad avere pazienza, a sapere che il tempo è galantuomo, accetto le strumentalizzazioni a testa alta e a viso aperto: a chi sputa sentenza dico ‘vi aspettiamo in tribunale.  Tre anni  fa questa legislatura nasceva con grandi difficoltà e io me lo ricordo perché 4 anni fa nasceva il mio primo figlio. Non sono mai venuto meno al giuramento di servire l’Italia con disciplina e onore, chi mi conosce sa che è la verità, forse difendersi dalle strumentalizzazione fa parte delle regole di un gioco forse barbaro ma noi respingiamo l’idea di fare di un’Aula una gogna mediatica senza uno straccio di prova. Le forze politiche che chiedono un mio passo indietro sono culturalmente subalterne e politicamente scorrette’.

Molti ministri nell’Aula del Senato accanto a Luca Lotti, per la mozione di sfiducia nei suoi confronti. Assente al momento il premier Gentiloni. Alla sinistra di Lotti, siedono Claudio De Vincenti, Andrea Orlando, Anna Finocchiaro ed Enrico Costa. Sul lato opposto Marianna Madia, Gianluca Galletti, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan.

Assenti o in congedo i senatori a vita, la discussione era iniziata alle 15,30, illustrata dalla senatrice Paola Taverna. ‘Apprendiamo dai giornali che avete già deciso come votare sulla mozione di sfiducia al ministro Lotti, in modo da rimanere incollati alla poltrona’,  ha subito attaccato Taverna: ‘Ma siete complici della classica storia all’italiana, di mazzette, tangenti: ne abbiamo viste a dozzine da Tangentopoli a oggi. Dobbiamo spiegare agli italiani che siamo in ostaggio. Il tema  non è l’avviso di garanzia, ma la gravità delle accuse e per capirlo non abbiamo bisogno di aspettare le sentenze della magistratura. E’ un principio basilare, che noi del Movimento 5 Stelle, applicando il nostro codice etico elogiato dal magistrato antimafia Di Matteo, abbiamo già fatto nostro. Il Pd, invece, cosa applica? Il codice del ‘Giglio Tragico’ dove vale la regola della ‘Repubblica degli amici degli amici’ E alla parola ‘codice etico’ partono le prime proteste dai banchi del Pd.

Lei, ministro,  ha proseguito la senatrice,   sarebbe la spia che disse a Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) ‘occhio che c’è una inchiesta su di voi’. E lui fa bonificare l’ufficio e vi trova effettivamente delle cimici. Marroni ha detto che non intende ritrattare e allora o è un bugiardo Lotti oppure è un bugiardo Marroni: per logica uno dei due dovrebbe andare a casa. Invece siamo all’assurdo, con Padoan che protegge Marroni e Lotti che resta al suo posto. Ma Lotti fa parte del ‘Giglio Tragico’. Uno che spiffera le indagini agli interessati doveva avere la delega ai Servizi? Voi siete impazziti. Vi pare una cosa normale questa? Sembrerà normale ai cittadini italiani?’.

‘Il ministro Luca Lotti, fedelissimo di Matteo Renzi, deve tornarsene a casa. I reati di cui lo accusa la magistratura sono ombre troppo pesanti e incompatibili con la sua carica di ministro. In questa storia qualcuno mente, ma tutti sono ancora al loro posto’, così il blog di Beppe Grillo che trasmette in diretta la seduta del Senato per la mozione di sfiducia del M5S e lancia l’hashtag #TornaACasaLotti

‘Abbiamo sperato fino all’ultimo che il ministro Lotti dimostrasse senso di responsabilità politica e presentasse spontaneamente le dimissioni. Così non è stato e in questa condizione Sinistra italiana non può che votare a favore della mozione che chiede le dimissioni del ministro’,  afferma la capogruppo di Sinistra italiana al Senato e presidente del gruppo Misto Loredana De Petris.

‘Chiedo che il ministro Lotti con la delega al Cipe si dimetta dal suo incarico, ma, se decide di rimanere, Gentiloni valuti la sospensione delle deleghe in particolare quella al Cipe che rischia di diventare di imbarazzo. Invitiamo Lotti ad avere un comportamento sportivo e a fare un gioco di squadra per tutelare l’immagine dell’ esecutivo che sostentiamo, il governo deve operare al riparo da sospetti per portare avanti con più efficacia i suoi obiettivi’, dice  il senatore Mdp Miguel Gotor nel dibattito al Senato sulla mozione di sfiducia contro Luca Lotti.

Per il Pd, parola al senatore Andrea Marcucci, che accusa M5s di ‘furia giustizialista’ e ricorda il caso di Virginia Raggi, citando sia il codice deontologico M5s che non prevede più dimissioni automatiche per chi è indagato, sia le parole garantiste di Renzi sul sindaco di Roma: ‘Raggi è ancora al suo posto, com’è giusto che sia, in attesa che la magistratura si esprima con un’assoluzione o una sentenza di condanna. Ai giudici chiediamo solo di fare presto e bene. Lotti non scappa dalle indagini ed è estraneo a ipotesi di reato riguardo a tangenti o soldi’.

Guardando i numeri del Senato il fronte del ‘no’ alla mozione annovera tra le proprie fila 99 senatori del Pd, 27 di Ap, i sottosegretari Della Vedova e D’Onghia che siedono nel Gruppo Misto e in Gal. A questi voti vanno aggiunti tre di Fare!, i due senatori vicini a Pisapia (Luciano Uras e Dario Stefano), Sandro Bondi e Manuela Repetto, nonche’ almeno 13 dei 19 del Gruppo delle Autonomie. ‘No’ anche dai 16 verdiniani di Ala e, secondo quanto oggi riferiscono Riccardo Villari e Michelino Davico, 6 o 7 dei 13 senatori di Gal.

Quindi 168 o 169 voti. Non prenderanno parte al voto tre senatori di Idv, e 14 di Mdp: ma questa defaillance sarà ininfluente.

I ‘si’ certi alla mozione sono infatti molti di meno: 35 senatori di M5s, 12 della Lega e 8 di SI, a cui dovrebbero aggiungersi cinque ex pentastellati oggi nel Gruppo Misto (Mussini, Bignani, Mastrangeli, Simeoni, Vacciano), nonché Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi di Idea, componente di Gal: in tutto solo 62 voti. Numerosi gli indecisi: quattro dell’Udc, nove di Direzione Italia, e diversi altri senatori ex M5s o del Gruppo misto, e i restanti 4 o 5 di Gal: tra 27 e 52. Ma anche se tutti e 52 votassero la mozione, essa arriverebbe a 112 voti.

La mozione di sfiducia è individuale, a carico del solo Lotti, dalle cui responsabilità viene svincolato il governo Gentiloni. Ragione per la quale Forza Italia ha fatto sapere che non parteciperà al voto. ‘Non risponderemo alla chiama’,  ha annunciato il capogruppo forzista Paolo Romani, al termine della riunione con cui i senatori azzurri hanno scelto la linea: ‘Forza Italia crede nel principio costituzionale della responsabilità collettiva del governo, noi non ammettiamo le sfiducie personali’.

Gaetano Quagliariello chiede al presidente Grasso la calendarizzazione ‘della nostra mozione per l’azzeramento dei vertici Consip e la sospensione di tutte le gare rispetto alle quali il management sia stato oggetto di pressioni, indebite richieste e ricatti’.

La novità di oggi è proprio l’atteggiamento polemico degli ex Pd verso il governo e in particolare verso Gentiloni: un elemento paradossale visto che la scissione è nata proprio per garantire la vita all’attuale Esecutivo fino al termine della legislatura. Già lunedì Mdp aveva presentato una mozione  che invita il premier a ritirare le deleghe a Lotti, nonostante Gentiloni abbia già espresso la propria fiducia al suo ministro.

Ieri  il Governatore della Toscana Enrico Rossi ha preso di petto Gentiloni: ‘Ci sono due altissimi esponenti dello Stato, uno tecnico (il presidente di Consip Marroni), e l’altro politico (Lotti), che affermano cose differenti. Chi è che deve dare una risposta? Il presidente del Consiglio…

Cocis

Circa Cocis

Riprova

Istat rivede il Pil al ribasso, in terzo trimestre +15,9%

L’Istat rivede al ribasso le stime di crescita del terzo trimestre del 2020. Tra luglio …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com