Lodo Mondadori, Strasburgo notifica al governo il ricorso di Berlusconi

La lunghissima vicenda del Lodo Mondadori   si arricchisce con una nuova tappa. La Corte Europea dei diritti umani ha infatti comunicato in giornata al governo italiano che l’ex premier Silvio Berlusconi ha presentato ricorso in merito al processo: secondo il Cavaliere, infatti, sarebbe stato violato il suo diritto alla presunzione d’innocenza. Strasburgo ha precisato però, d’altro canto, che la comunicazione all’esecutivo nazionale non implica di per sé che il ricorso sia stato dichiarato ammissibile.

Il ricorso è stato presentato alla Corte da Berlusconi nel marzo del 2014: in quell’occasione l’ex presidente del Consiglio aveva detto che il suo diritto alla presunzione d’innocenza era stato violato perché durante le sentenze di primo, secondo e terzo grado i tribunali nazionali avrebbero “affermato la sua colpevolezza per un fatto di corruzione rispetto al quale egli era stato già prosciolto per intervenuta prescrizione del reato”. Parte ora il conto alla rovescia: dopo la comunicazione della Corte di Strasburgo, la procedura standard dà al governo e a Berlusconi 12 settimane per trovare un accordo amichevole: nel caso non si trovasse, si aprirà la fase contenziosa del procedimento.

Riavvolgendo il nastro, la vicenda del Lodo Mondadori ebbe inizio negli anni Ottanta, quando Fininvest di Berlusconi, Cir di Carlo De Benedetti e un terzo gruppo guidato dalla famiglia Formenton possedevano ciascuno un terzo della casa editrice. La cessione delle azioni dei Formenton a Berlusconi fece decidere De Benedetti a chiedere un arbitrato per verificare se l’operazione (con la quale il Cavaliere era diventato presidente del gruppo) fosse o meno legale.

L’arbitrato diede ragione a De Benedetti, ma i Formenton impugnarono il verdetto (in termini giuridici, per l’appunto il lodo) davanti alla corte d’appello di Roma, che stabilì che a decidere dovesse essere la prima sezione civile del Tribunale, presieduta dai giudici Valente, Paolini e Metta, e che diede ragione ai Formenton, e quindi a Berlusconi. Tuttavia, nel 1995 la procura di Milano scoprì che uno dei tre giudici, Vittorio Metta, aveva ricevuto più di un miliardo di lire da Cesare Previti, avvocato del gruppo Fininvest, tramite un conto corrente riconducibile alla società offshore All Iberian, controllata da Berlusconi. Nel 2007 Previti e Metta furono condannati, ma Berlusconi no, perché nel 2001 era arrivata la prescrizione del rato (il suo coinvolgimento nella vicenda era stato accertato solo fino al 1991).

Il ricorso attuale di Berlusconi è quindi relativo all’azione civile, che prevede un risarcimento milionario a Cir da parte di Fininvest. È a sua volta collegato a un altro ricorso, sempre del 2014, presentato da Fininvest contro la condanna al risarcimento a favore della Cir, e che è ancora in attesa di essere esaminato dalla Corte europea. Inoltre, dal 2013 pende l’ulteriore ricorso presentato da Silvio Berlusconi contro la condanna per frode fiscale, sul quale la Corte ha già preannunciato al governo italiano l’apertura del contraddittorio a breve termine.

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