L’ndrangheta che colpisce, sempre.

 

Il ritrovamento nelle campagne di Cassano allo Jonio, in provincia di Cosenza,  di tre cadaveri bruciati  in un automobile non avrebbe catturato l’attenzione particolare dei <<media>> se uno dei morti non fosse stato un bambino di tre anni. Era con il nonno a cui era stato affidato dopo l’arresto della mamma. L’ennesimo regolamento di conti fra clan della ‘ndrangheta calabrese ha riproposto il problema del coinvolgimento dei bambini, per i quali si è sempre sostenuta l’esistenza di un codice d’onore che avrebbe impedito l’uso di violenza nei loro confronti. Eppure non si può dimenticare l’ordine che Giovanni Brusca, uno dei capi più feroci di Cosa Nostra, diede ai suoi sgherri (<< liberatevi del cagnolino>>) con il quale fece sciogliere nell’acido il piccolo Di Matteo, figlio di un pentito. In Calabria la situazione appare insostenibile: morti ammazzati ogni giorno, sparatorie su minori  testimoni casuali da eliminare, famiglie spaventate, clan in guerra perenne e magistrati in trincea. Il Procuratore della Repubblica di Castrovillari, di fronte all’ultimo episodio ed alla morte orribile del ragazzino ha espresso tutto il suo sdegno e la sua preoccupazione. Ma non sarebbe il caso di far intervenire l’esercito e di applicare un codice di guerra in quelle zone dove le istituzioni non esistono più?Ma soprattutto è nella scuola che occorre operare diversamente perché siano gli insegnanti a spiegare ai ragazzi l’esigenza della legalità  ed i valori della vita e dell’onore.

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