L’inutilità della legge Grasso

Raffaele Cantone usa parole molto forti quando, chiamato dal premier per vigilare sull’Expo, esprime il proprio giudizio sul disegno di legge anticorruzione in corso di approvazione. Le leggi, a suo dire, non vanno fatte sull’onda dell’emergenza,  altrimenti sono solo leggi spot. Il disegno di legge di cui discutiamo è stato voluto e firmato da Pietro Grasso, ovvero da un ex magistrato. Ci sembra di assistere ad un duello tra magistrati nel bel mezzo dell’arena Expo. Cantone ne parla anche a Napoli davanti una platea di studenti, affermando che bisogna trovare il giusto equilibrio nel ddl Grasso, attualmente  all’esame della commissione Giustizia del Senato e che sarà in aula il 27 maggio. A dire di Cantone il provvedimento sarà comunque approvato perché politicamente sostenuto, ma non avrà alcuna efficacia sul piano concreto, perché privo di meccanismi per individuare la corruzione. La strada giusta sarebbe invece occuparsi quotidianamente della corruzione e non solo per la vicenda Expo. Concretamente Cantone usa una cartina di tornasole per chiedere strumenti di controllo ed imporre alle società private norme di trasparenza. Pietro Grasso, chiamato in causa, interviene ricordando che il ddl porta sì la sua firma,  ma fu presentato nel suo unico giorno da senatore, ovvero prima che diventasse presidente del Senato, e che lo stesso testo ha subito molte modifiche. Anche la sua proposta sull’autoriciclaggio, sonoramente bocciata da Cantone, è completamente diversa da quella da lui presentata. Io, dice Grasso, non potrò intervenire in alcun modo perché il mio ruolo di presidente lo esclude. Cantone, comunque, ha lanciato la palla in campo…

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