ph. Musacchio, Ianniello e Pasqualini

L’intesa che diventa musica. Luigi Piovano e Antonio Pappano, due anime in dialogo tra Brahms e Rachmaninov

All’Istituzione Universitaria dei Concerti, una serata che ha trasformato la musica da camera in un’esperienza di verità emotiva. Due interpreti d’eccezione, due percorsi intrecciati da vent’anni di amicizia e ricerca musicale.

Ci sono concerti che colpiscono per virtuosismo, e altri che restano nella memoria per l’autenticità che sanno comunicare. Quello di ieri martedì 4 novembre, che ha visto protagonisti Luigi Piovano e Antonio Pappano all’Istituzione Universitaria dei Concerti appartiene alla seconda categoria, non solo un’esecuzione impeccabile, ma una condivisione autentica, intima, quasi confidenziale.

Sul leggio due capolavori del Romanticismo, la Sonata n. 1 in mi minore op. 38 di Johannes Brahms e la Sonata in sol minore op. 19 di Sergej Rachmaninov e sul palco due artisti che quel repertorio sono in grado di eseguirlo e rappresentarlo con equilibrio, profondità, empatia.

Piovano e Pappano si incontrarono più di vent’anni fa, al Tuscan Sun Festival di Cortona, suonando il Trio op. 8 di Brahms insieme a Dmitri Sitkovetsky. Da allora, le loro strade si sono più volte incrociate, fino a ritrovarsi fianco a fianco all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove Pappano è stato per quasi due decenni direttore musicale e Piovano è tuttora primo violoncello solista.
Da quell’incontro è nato un sodalizio artistico raro per continuità e affinità, un rapporto che si è nutrito negli anni di fiducia reciproca, costruendo un dialogo musicale che travalica la partitura per diventare linguaggio musicale ed artistico in perfetta sintonia.

La serata si apre con la Sonata in mi minore op. 38 di Brahms, scritta nel pieno della giovinezza ma già intrisa di quella malinconia che caratterizzerà tutta la sua opera. Sin dalle prime battute, il violoncello di Piovano emerge con un suono denso e vellutato, capace di evocare un lirismo antico. Pappano risponde con un pianoforte che è insieme sostegno e respiro, intessendo una trama di evidente complicità.
Nell’Allegretto centrale, i due costruiscono un piccolo miracolo di equilibrio, un minuetto lieve, sospeso, dove ogni pausa ha un significato. Il finale, con i suoi richiami a Bach, è un terreno perfetto per la loro precisione e la loro naturalezza comunicativa, senza nessuna ostentazione, solo chiarezza e intensità.

Con Rachmaninov, la scena cambia completamente, la Sonata in sol minore op. 19 è un lavoro di ampio respiro, pieno di passioni e abbandoni, di contrasti violenti e improvvise confessioni.
Pappano, che da direttore d’orchestra conosce alla perfezione la complessità delle grandi architetture sonore, ne restituisce la potenza senza mai sacrificare la trasparenza del discorso e Piovano lo segue con una voce calda capace di far emergere la dimensione umana.
Nel celebre Andante, il cuore emotivo della sonata, il loro dialogo raggiunge una tensione quasi spirituale, il suono del violoncello è come una voce che ricorda e perdona, mentre il pianoforte lo avvolge in una luce dolcemente malinconica. Il finale, travolgente e luminoso, trascina il pubblico che esplode in un applauso prolungato, riconoscente.

L’entusiasmo della sala, gremita e partecipe, si è trasformato in una lunga ovazione, le chiamate al palco si sono ripetute più volte, e Piovano e Pappano hanno risposto con generosità, regalando due bis che hanno coronato la serata in modo perfetto. Prima “Il Cigno” di Camille Saint-Saëns, eseguito con un’intensità quasi sospesa, un momento di pura poesia che ha riportato il pubblico al silenzio dell’emozione. Poi, a sorpresa, “Il volo del Calabrone” di Nikolaj Rimsky-Korsakov, un brano di brillante virtuosismo affrontato con leggerezza e sorriso, a dimostrazione che la grandezza esecutiva può convivere con l’ironia e il gioco.

Per chi non frequenta abitualmente il mondo della musica classica, può sembrare insolito vedere Antonio Pappano, uno dei più grandi direttori d’orchestra del nostro tempo, seduto al pianoforte.
Nato a Londra da genitori italiani, Pappano ha guidato per oltre vent’anni il Covent Garden di Londra e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. È stato insignito del titolo di Sir dalla Regina Elisabetta e del grado di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana. Oggi è Chief Conductor della London Symphony Orchestra, ma il suo talento pianistico, radice originaria della sua formazione, rivela un lato più intimo e riflessivo, in questo caso quello del musicista che si mette a nudo nel dialogo cameristico.

Accanto a lui, Luigi Piovano, romano, diplomato a soli 17 anni sotto la guida di Radu Aldulescu, primo violoncello solista di Santa Cecilia e artista dalla carriera internazionale, che alterna con naturalezza il ruolo di interprete e quello di direttore d’orchestra. Ha collaborato con nomi come Pollini, Chung, Kavakos e Lonquich, e con gli Archi di Santa Cecilia ha realizzato una delle più raffinate esperienze di ensemble italiane. Il suo suono, caldo e intenso, proviene da un prezioso violoncello Francesco Ruggeri del 1692.

In un’epoca in cui la musica sembra spesso dominata dall’immagine e dalla velocità, il concerto di Piovano e Pappano è apparso come come una piccolo momento prezioso in cui due artisti si ascoltano, dialogano senza prevaricare e costruiscono un mondo sonoro basato sulla fiducia reciproca.
Il loro modo di fare musica potrebbe essere accomunato ad una metafora dell’ascolto umano in cui è necessaria la capacità di lasciare spazio all’altro, per respirare insieme.

Alla fine della serata non ci è restato solo il ricordo di un grande concerto, ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di più unico, un incontro vero, prova che la musica quando è autentica, non ha bisogno di effetti artificiali perché è in grado di entrare direttamente in connessione col nostro spirito.

IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, per il ciclo Minerva presenta:
Martedì 4 novembre – ore 20.30

LUIGI PIOVANO violoncello
ANTONIO PAPPANO pianoforte

Programma:
Johannes Brahms (1833-1897)
Sonata n. 1 in mi minore op. 38

  1. Allegro non troppo
  2. Minuetto e Trio
  3. Allegro

Sergej Rachmaninov (1873-1943)
Sonata in sol minore op. 19

  1. Lento – Allegro moderato
  2. Allegro Scherzando
  3. Andante
  4. Allegro mosso

Aula Magna Rettorato La Sapienza
Piazzale Aldo Moro, 5, Roma

Loredana Margheriti

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