L’Inter parte per l’Asia senza Icardi. L’avv. dell’argentino: Trattato come poste contabili

Terminato il ritiro di Lugano, prosegue la preparazione dell’Inter in vista della prossima stagione: nel pomeriggio i nerazzurri partiranno da Milano per atterrare a Singapore, prima tappa della tournée che vedrà la squadra di Antonio Conte protagonista dell’edizione 2019 della International Champions Cup e della International Super Cup. Nei prossimi giorni Godin, Vecino e Puscas si aggregheranno al gruppo in ritiro. Convocato Radja Nainggolan, non figura nell’elenco, come prevedibile, Mauro Icardi.

I giocatori convocati

Portieri: Berni, Handanovic, Padelli;

Difensori: Bastoni, D’Ambrosio, Dalbert, De Vrij, Ranocchia, Skriniar, Ntube, Pirola;

Centrocampisti: Agoumé, Barella, Borja Valero, Brozovic, Candreva, Gagliardini, Joao Mario, Lazaro, Nainggolan, Perisic, Sensi;

Attaccanti: Longo, Politano, Colidio, Esposito, Vergani.

Ma proprio sulla ‘telenovela’ Icardi parla Paolo Nicoletti, l’avvocato dell’attaccante argentino. Intervistato dal quotidiano ‘La Repubblica’, il legale di Maurito non fa alcun riferimento chiaro alla situazione attuale del suo assistito, completamente ai margini del club nerazzurro, ma lancia più di un sassolino all’indirizzo della società. “Qualche nostalgico si lamenta dell’assenza di bandiere, ma trattare i giocatori come poste contabili è un errore a cui siamo così abituati che i club scelgono quale giocatore comprare, o vendere, anche in base alla logica degli ammortamenti e al rapporto costo-ricavi, dimenticando a volte l’utilità effettiva dell’atleta nel progetto”. “Il mercato stesso è diventato una competizione, i tifosi esultano per una plusvalenza quasi come un gol. La gestione dei club così peggiora ed i risultati non arrivano. Continuando così  – dice Nicoletti – si rischia di perdere l’identità dei club, dimenticando che devono far divertire facendo calcio”. E poi la stoccata finale all’indirizzo dell’Inter. “La trasformazione dei giocatori da bandiere della squadra a poste contabili rischia di far diventare i club delle società commerciali. Dovremmo convincerci tutti che a segnare un gol non può avere peso sul bilancio”.

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