Roma, sabato 7 marzo 2026
Con Inferno, la nuova opera di Lucia Ronchetti il Teatro dell’Opera di Roma prosegue il proprio impegno nella valorizzazione della creazione contemporanea. Ispirata alla prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, Inferno è approdata al Costanzi nella sua prima esecuzione assoluta in lingua italiana, dopo il debutto in forma semi-scenica a Francoforte nel 2021. Più che una trasposizione narrativa del poema, Lucia Ronchetti costruisce un itinerario sonoro fatto di quadri brevi e intensi, una successione di paesaggi acustici che seguono idealmente la discesa del viaggio dantesco.
Sul podio Tito Ceccherini guida con rigore l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera diretto da Ciro Visco, insieme al Neue Vocalsolisten, presenza decisiva nell’architettura sonora dell’opera. La partitura procede per frammenti timbrici, echi e sovrapposizioni vocali che trasformano la parola dantesca in materia musicale, privilegiando atmosfere e suggestioni rispetto alla continuità melodica della tradizione operistica.
La regia di David Hermann, al suo debutto in Italia, evita qualsiasi illustratività e colloca il viaggio infernale in un ambiente contemporaneo fatto di stanze domestiche a tratti anonime con spazi spogli, un paesaggio concluso progressivamente incrinato da presenze inquietanti. L’Inferno diventa così soprattutto una dimensione mentale, un labirinto della coscienza in cui i personaggi emergono come apparizioni fugaci, più evocazioni che figure pienamente narrative. A definire l’impianto visivo contribuiscono le scene essenziali di Jo Schramm, le luci scolpite di Fabrice Kebour e i costumi di Maria Grazia Chiuri, che introducono un segno contemporaneo netto rielaborando codici dell’abbigliamento quotidiano.
Uno degli elementi più convincenti dello spettacolo è la dimensione attoriale, evidente nella qualità della presenza scenica dell’intero cast. Al centro del percorso sta il Dante interpretato da Tommaso Ragno, attore di lunga esperienza che affronta il ruolo con misura e consapevolezza, costruendo una figura partecipe ma mai enfatica, più testimone che protagonista del viaggio. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi ciascuno con una propria cifra interpretativa. Non è un caso che, fatta eccezione per le apparizioni pienamente cantate di Francesca da Rimini e Ulisse, affidate rispettivamente alle belle voci del soprano Laura Catrani e del tenore Leonardo Cortellazzi, molti dei dannati si esprimano attraverso una declamazione che oscilla tra parlato e recitazione scenica. Una scelta coerente con l’impianto drammaturgico dell’opera, che privilegia la parola e la sua forza evocativa più che il canto lirico tradizionale.
Tra i personaggi che punteggiano il viaggio, Fabio Ulleri dà vita a un Caronte severo e inquietante, presenza scarna ma incisiva costruita sulla tensione della parola. Analoga impronta teatrale nel Minosse di Carlo Guglielminetti, delineato con declamazione scandita e gestualità essenziale. Particolarmente efficace il Pier delle Vigne di Aurelio Mandraffino, tratteggiato con accenti dolenti e introspettivi, mentre l’Ugolino della Gherardesca di Patrizio Cigliano restituisce con energia drammatica la disperazione del celebre episodio dantesco.
Una scelta che non passa inosservata è l’amplificazione delle voci degli interpreti, soluzione ormai frequente nel teatro musicale contemporaneo ma ancora capace di sollevare interrogativi quando approda su un palcoscenico lirico tradizionale come quello del Costanzi. Se da un lato la microfonazione consente di valorizzare la scrittura timbrica e frammentaria della partitura di Ronchetti, dall’altro modifica inevitabilmente il rapporto diretto tra voce, orchestra e spazio teatrale che costituisce uno dei fondamenti storici dell’opera. L’effetto è quello di un suono mediato tecnologicamente, più vicino alla dimensione del teatro sonoro che alla tradizione operistica.
Ne risulta uno spettacolo ambizioso e complesso, che non cerca la rassicurazione del repertorio ma propone un confronto aperto con il linguaggio musicale del presente. Inferno di Lucia Ronchetti si configura così come un viaggio che attraversa le ombre della coscienza contemporanea chiedendo allo spettatore attenzione e disponibilità all’ascolto. Un esperimento significativo, che conferma la volontà del Teatro dell’Opera di Roma di mantenere vivo il dialogo tra la grande tradizione lirica e le nuove forme del teatro musicale.
DOPPIO SOGNO – STAGIONE 2025/2026 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
Inferno
Musica di Lucia Ronchetti
Opera per soli, attori, ensemble vocale maschile, coro misto, quartetto d’archi, ensemble di ottoni, ensemble di percussioni
Libretto da Inferno di Dante con un epilogo di Tiziano Scarpa
Direttore Tito Ceccherini
Regia David Hermann
Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Jo Schramm
Costumi Maria Grazia Chiuri
Luci Fabrice Kebour
Drammaturga Mareike Wink
PERSONAGGI e INTERPRETI
Dante Tommaso Ragno
Francesca da Rimini Laura Catrani
Ulisse Leonardo Cortellazzi
Lucifero Andreas Fischer
Caronte Fabio Ulleri
Minosse Carlo Guglielminetti
Filippo Argenti Alessandro Onorati
Cavalcante de Cavalcanti Ignazio de Ruvo
Pier delle Vigne Aurelio Mandraffino
Brunetto Latini Eugenio Krauss
Alessio Interminei Matteo Magatti
Vanni Fucci Francesco Kolijas
Ugolino della Gherardesca Patrizio Cigliano
Ensemble Neue Vocalsolisten
Andreas Fischer
Guillermo Anzorena
Martin Nagy
Daniel Gloger
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Prima esecuzione assoluta
della versione italiana commissionata dal Teatro dell’Opera di Roma
Loredana Margheriti
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