Libia, stato di emergenza: scontri nella Capitale. Brigata ribelle: ‘Pronti ad assalto Tripoli’

Si combatte ancora a Tripoli, per l’ottavo giorno consecutivo le milizie della capitale libica si danno battaglia per il controllo del territorio. Il bilancio, comunicato dal ministero della Salute del Governo di accordo nazionale, è di 47 morti e 129 feriti. Lo riferiscono i media libici che riportano di nuovi scontri e colpi di mortaio nel sud della capitale. Nella sera di ieri 15 persone hanno perso la vita dopo che un mortaio ha centrato un campo sfollati di Al Falah.

Ieri il consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj è stato costretto alle misure di emergenza dopo la violazione reiterata delle fragili tregue proclamate nei giorni scorsi. Il governo di unità bolla i combattimenti come un attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio. L’obiettivo dei miliziani – sempre secondo il consiglio -è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica cancellando gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese. Sarraj ha passato la domenica protetto nel suo quartier generale in una base navale incontrando ministri e responsabili militari, ai quali ha affidato i piani per ristabilire l’ordine.

Il Consiglio Presidenziale del premier Fayez al Sarraj ha dato mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale.

I consigli municipali degli anziani, in uno strenuo tentativo di mediare tra le parti, hanno lanciato un appello a fermare gli scontri. Un appello che tuttavia sembra destinato a rimanere inascoltato. La 7/ma Brigata, protagonista dell’assalto alla capitale che da lunedì scorso è costato la vita a oltre 40 persone e ha provocato centinaia di feriti, avanza da sud e punta sul centro della città. I miliziani hanno annunciato l’imminente assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre perché vi sorge il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 i prigionieri massacrati a colpi di granate.

 La brigata continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sara’ ripristinata. Le forze della milizia sono posizionate lungo la strada per l’aeroporto:  ‘Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico’.

La brigata ieri ha assunto il controllo della zona di al Kurayema, e secondo il portavoce i residenti erano costretti a pagare un tributo alla milizia 301. Il prossimo obiettivo sarebbe quello di mettere sotto controllo l’asse di Salah Eddine, dopo i violenti combattimenti di ieri.  Ieri l’ambasciata d’Italia a Tripoli è stata sfiorata da un colpo di mortaio che si è abbattuto su un vicino hotel durante gli scontri che da sei giorni contrappongono nella capitale libica una brigata ribelle ad altre milizie per ora fedeli al premier Fajez al Sarraj. L’esplosione è stata solo una delle molte segnalate in vari punti della capitale (15 solo venerdì), dove un razzo ha colpito pure la sede del consiglio dei ministri dell’esecutivo di Sarraj, anche in questo caso senza fare vittime. L’aeroporto internazionale di mitiga, quello vicino al centro e l’unico che serve la capitale, ha dovuto dirottare i voli su misurata, circa 200 km più a est.

Gli scontri vedono coinvolta la ‘7/a Brigata’, dall’anno scorso dipendente dal ministero della Difesa ma poi formalmente sciolta da Sarraj in aprile. La formazione dichiara voler continuare a combattere fino alla liberazione di Tripoli dalla ‘corruzione’, a loro dire, delle milizie che dominano la capitale.

Nella serata di domenica i suoi portavoce militari hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l’asse verso l’aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo. Proprio in quest’area, stando a quanto si apprende, si sarebbero consumati ‘feroci combattiment, i miliziani di Kani affermano di aver conquistato un’accademia di polizia e una sede del ministero dell’Interno lungo la direttrice verso l’aeroporto.  L’ambasciata italiana in Libia – sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel nei pressi – resta aperta. Continuiamo a sostenere l’amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento, ha scritto su Twitter la sede diplomatica, smentendo le indiscrezioni – una delle tante prive di fondamento di queste ultime ore – sulla chiusura della stessa e la fuga dei responsabili.

Rivolta in prigione a sud di Tripoli: detenuti approfittano del caos, evadono in 400 Circa 400 detenuti sono evasi dopo una rivolta in un carcere in un sobborgo meridionale di Tripoli, teatro di violenti scontri tra milizie rivali, a causa dei quali il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza. Lo ha riferito la polizia. ‘I detenuti sono riusciti a forzare le porte e andarsene’, mentre i combattimenti tra le milizie rivali imperversavano vicino alla prigione di Ain Zara, si legge in un comunicato Segretario generale Onu condanna violenze a Tripoli.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto la fine delle violenze in Libia, come previsto dall’accordo di cessate il fuoco negoziato dall’Onu. Secondo un bilancio del ministero della Sanità libico, almeno 39 persone sono state uccise e circa 100 ferite in cinque giorni di scontri tra milizie rivali, scoppiati lunedì nei sobborghi a sud di Tripoli. Il segretario generale Onu, si legge in una nota diffusa dall’ufficio di Guterres, condanna la continua escalation di violenze nella capitale della Libia e, in particolare, l’uso da parte di gruppi armati di bombardamenti indiscriminati, che portano alla morte e al ferimento di civili, compresi bambini. Guterres invita tutte le parti a cessare immediatamente le ostilita’ e ad attenersi all’accordo di cessate il fuoco, mediato dalle Nazioni Unite e dai Comitati di riconciliazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com