Libia: Saleh in visita ufficiale in Italia mentre i pozzi di petrolio restano chiusi

Il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk (il parlamento della Libia eletto nel 2014 con un’affluenza del 18 per cento), Aguila Saleh, si trova oggi in missione ufficiale a Roma per una fitta agenda d’incontri. Secondo quanto si apprende, Saleh vedra’ il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il presiedente della Camera dei deputati Roberto Fico e il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Nei giorni scorsi Saleh ha dato il via a un “tour estero” che lo ha portato in Russia e a Ginevra, mentre ora e’ la volta dell’Italia. La tempistica della missione e’ interessante perche’ avviene nel mezzo di una disputa sulla riapertura dei pozzi di petrolio in Libia.

La National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera con sede a Tripoli, ha annunciato venerdi’ la rimozione dello stato di “forza maggiore” dai terminal di esportazioni del greggio, salvo poi tornare sui suoi passi a causa del blocco reimposto dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. Spesso dipinto come il “volto politico” di Haftar, da tempo in realta’ Saleh sta cercando di smarcarsi dal “feldmaresciallo” consentendo di avviare un utile canale di dialogo con la Cirenaica. E’ probabile che Saleh abbia una posizione piu’ morbida rispetto ad Haftar sulla questione del petrolio che deve comunque tornare a scorrere per evitare ulteriori danni alle infrastrutture. L’accordo per riaprire l’industria petrolifera – gia’ anticipato da “Agenzia Nova” il 30 giugno scorso, e che prevede l’apertura di un conto bloccato in Libia per quattro mesi in attesa di un’intesa sulla ridistribuzione dei proventi e la riunificazione delle Banche centrali – e’ inoltre propedeutico per raggiungere un cessate il fuoco duraturo: senza riaprire i pozzi ogni prospettiva di tregua e’ destinata a fallire.

L’esponente politico libico sta inoltre portando avanti un’iniziativa politica raggiunta al Cairo i cui pilastri, tuttavia, non sono nuovi. La proposta di Saleh prevede la fine del Governo di accordo nazionale (Gna) nella sua attuale forma, con un nuovo Consiglio presidenziale “ristretto” formato da tre personalita’ in rappresentanza delle regioni storiche della Libia (Cirenaica, Fezzan e Tripolitania) e un governo “separato” dal presidente, con un primo ministro indipendente, in attesa di nuove elezioni da organizzare in una fase successiva. E’ interessante notare che l’iniziativa del presidente del parlamento che si riunisce in Cirenaica abbia oscurato il tentativo di Haftar di autoproclamarsi “rais” della Libia per acclamazione popolare. Sulla riuscita del cosiddetto piano Saleh – annunciato al Cairo insieme ad Haftar e ribattezzato “Dichiarazione del Cairo” – vi sono tuttavia diversi dubbi, a partire dal rifiuto delle autorita’ di Tripoli di affidare il potere a un nuovo governo “provvisorio”: il Gna, infatti, spinge per andare direttamente alle elezioni.

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