Libia, Gentiloni: ‘Prudenza e riserbo per riportare a casa i rapiti’

“Considero molto scarsa la probabilità che il rapimento degli italiani abbia una relazione con i trafficanti. Piuttosto crediamo si tratti di criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l’Italia”, dice il premier di Tripoli Khalifa al-Ghweil. Certamente seguiamo con molta attenzione questa spiacevole faccenda. Intanto il sottosegretario Marco Minniti ritiene possibile che gli italiani siano stati sequestrati per ottenere soldi: “La pista degli scafisti per il rapimento degli italiani in Libia non è da considerare, si tratta sostanzialmente dell’iniziativa di una banda di soggetti non legati al terrorismo e che probabilmente cercano di monetizzare questa azione”. Probabilmente potrebbe esistere una trattativa, coperta da segreto, tra i vertici dell’intelligence italiana ed i ‘servizi di sicurezza’ dell’Eni, proprietaria dell’oleodotto in cui lavoravano i quattro tecnici. Il sottosegretario Minniti, con delega ai servizi, è stato ascoltato dal Copasir scartando l’ipotesi che i rapitori siano legati ai trafficanti di uomini e privilegiando l’ipotesi che l’azione sia legata ad un gruppo che ‘non ha’ legami con organizzazioni terroristiche. Un primo canale pare sia stato aperto, ben dimostrato dal fatto che i familiari dei sequestrati siano stati convocati dall’Unità di crisi della Farnesina per fornire informazioni personali dettagliate dei rapiti, tese a verificare la prova di ‘esistenza in vita’ dei sequestrati che i rapitori non possono conoscere. La versione emersa a Palazzo San Macuto non è lontana da quella offerta dal premier di Tripoli. Al Gheweil è stato critico con l’Onu, che ha raggiunto un’intesa con il governo di Tobruk, e con il governo italiano che ha mostrato, nei fatti, riluttanza a collaborare con il governo di Tripoli. A questo il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha sottolineato il lavoro che l’Italia sta facendo per giungere alla liberazione dei quattro operai rapiti nei giorni scorsi in Libia,   spiegando che “le forze della diplomazia, dell’intelligence e della sicurezza stanno lavorando. Prudenza, riserbo e molto valore sono necessari per riportare a casa i quattro nostri connazionali” . Al momento è possibile parlare solo di scenari ben consci, per usare le parole di Sergio Mattarella, che ‘tutti sono nel mirino, ed è nel mirino qualunque paese che si batta per la tolleranza, la civiltà e il rispetto delle vite umane’.

Roberto Cristiano

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