L’Europa è il nostro presente e resterà il nostro futuro necessario

C’è un’Europa della politica che non è al passo con le esigenze dei popoli e che in questa settimana sta cercando di darsi un governo più concreto e meno burocratico e farraginoso di quello precedente. E c’è un’Europa della società e dell’economia che va oltre e ormai da anni non ragiona più in termini di interessi nazionali. Francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, greci sono tutti concittadini dell’Europa. Il declino di un leader europeo, non riguarda solo la politica del suo Paese, è anche la nostra storia, la nostra cronaca. L’esempio di quanto asserito può essere la vicenda degli interessi economici in Italia e in Francia e dei loro intrecci: a volte litigiosi, a volte sereni. Dalla grande finanza, all’acquisizione dei grandi marchi italiani, ma anche delle conquiste/acquisti di Fincantieri e Ferrero in territorio francese. Se l’industria manifatturiera italiana ha superato la crisi dell’ultimo decennio, lo deve oltre che alla capacità di resistere degli industriali e dei loro operai, anche alla stabilità monetaria, al ruolo svolto dalla BCe, sotto la guida di Mario Draghi, alle esportazioni, alla libertà di movimento delle persone. Nessuno può negare che si è dato vita alla prima generazione autenticamente europea. I leader italiani, di oggi, abili a cogliere le istanze e/o le grida che provengono dalla società, non possono non tenerne conto. I grillini, alla ricerca di un consolidamento della loro base elettorale e ad un allargamento della stessa su scala europea, hanno cercato una sponda nei Gilet Gialli, che hanno messo, per mesi, a fuoco la Francia. La Lega di Salvini, che cerca a tutti i costi rapporti privilegiati con Putin e Trump nello stesso tempo, in questo mediati da personaggi oscuri e a tratti pericolosi. Salvini e Di Maio, anziché cercare di accreditarsi come leader di un’altra Europa, farebbero meglio a dialogare con quella esistente, così restituirebbero all’Italia quella visibilità e quel ruolo che le compete.Pur tuttavia bisogna riconoscere al nostro Premier, Conte, che insieme al Ministro dell’economia, Tria, si sta muovendo, anche se a fatica in questa direzione, supportato dal Quirinale. Quindi è inutile chiudersi dentro ai confini nazionali, ma bisogna completare la costruzione della “Casa Comune”.Fino a che i Paesi più piccoli faranno concorrenza sleale a quelli più grandi, con la creazione di paradisi fiscali per le grandi multinazionali e per ricchi pensionati, sarà difficile rendere armonica l’economia nell’UE. L’Europa è il nostro presente e resterà il nostro futuro necessario.L’uscita del Regno Unito dall’UE avrebbe dovuto segnare l’inizio della fine, invece ha reso esplicito quanto sia difficile uscire dal mercato comune, da un sistema di leggi e regolamenti condivisi.E in un momento delicato della sua storia, il Vecchio Continente si è affidato, per essere guidato a due donne. Le donne che guidano all’interno del loro focolare domestico la vita di tutti i giorni, sono uscite di casa per guidare la “Casa Comune”.

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