Letta e Quirinale: ‘Sarà un’elezione rapida e a larga maggioranza’

“Sono sicuro che il nostro Paese avrà a fine gennaio un presidente o una presidente eletto a larga maggioranza e rapidamente dalle Camere riunite in seduta comune, e non con vecchi modelli come capitò in passato con lunghe settimane di votazione”, afferma il segretario del Pd, Enrico Letta, a margine di un dibattito sul futuro dell’Ue, organizzato da S&D a Firenze: ‘Bisognerà dare un segnale e fare questa scelta in modo tale che sia anche una scelta rapida e credo che sia una scelta che debba avvenire nel nome dell’Europa, inimmaginabile l’Italia con un presidente della Repubblica anti europeo. Se per mantenere la situazione migliore degli altri Paesi Ue è necessario prorogare lo stato di emergenza, noi siamo a favore della proroga. Appoggeremo il governo nelle scelte che farà. Se valuterà, dati alla mano, che è necessario prorogare lo stato d’emergenza, avrà sicuramente il nostro sostegno, proprio perché non vogliamo raggiungere con due settimane di ritardo gli altri Paesi nella crisi nella quale si trovano: vogliamo rimanere nella situazione migliore rispetto agli altri. Passare dal Patto di stabilità al Patto di sostenibilità, nella doppia accezione di una sostenibilità ambientale e di una sostenibilità di giustizia sociale e allo stesso evidentemente una sostenibilità sui conti pubblici di lunga gittata’,  è la direzione in cui va la proposta che il Pd presenterà ‘a febbraio per la riforma chiave per l’Ue. Il Patto di stabilità sarà il grande tema del 2022’.

Nel corso della stessa giornata Enrico Letta ha pronunciato due diverse dichiarazioni sulla legge elettorale.  Nella prima dichiarazione, pronunciata in un’intervista alla tv del Corriere della sera e pubblicata sul giornale di due giorni fa, il segretario del Pd ha ribadito la posizione ufficiale del partito, secondo cui di legge elettorale si può discutere solo dopo l’elezione del presidente della Repubblica: ‘Aprire una discussione sulla legge elettorale il giorno dopo il voto sul presidente con larga maggioranza è possibile. Dopo l’elezione sì, prima non ci sono le condizioni’.

Nella seconda dichiarazione, pronunciata nel corso di un dibattito con Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d’Italia, in risposta a una domanda di Bruno Vespa su coloro che vorrebbero il ritorno al proporzionale, ha detto: ‘Quando dici volete, non riguarda me la cosa’. Quindi, dinanzi alle manifestazioni di Vespa – che tuttavia non mancava di ripetere la tesi secondo cui ‘il Pd è figlio del maggioritario, è figlio di Prodi, è figlio di Veltroni’ – ribadiva, testualmente: ‘Io personalmente sono sempre stato assolutamente, da sempre, su questa linea, l’ho sempre portata avanti, quindi non ho motivi per cambiare idea’. Concludeva Vespa: ‘Questa mi pare un’ottima risposta, per quanto mi riguarda’.

La prima questione riguarda i rapporti nel Pd, il suo modo di funzionare, quel che è rimasto della sua democrazia interna, insomma il modo in cui lì dentro si prendono le decisioni. Al momento di farsi eleggere segretario, davanti all’assemblea nazionale, Letta fa un lungo discorso in cui sulla legge elettorale non dice praticamente niente. Salvo però la sera stessa, in diretta televisiva, ospite di Fabio Fazio, rilanciare il maggioritario. Dopodiché, dinanzi alle pressioni di buona parte dei dirigenti, convinti che occorra invece una legge proporzionale, e in particolare dopo una riunione della direzione in cui questa sembra essere la posizione della maggioranza, comincia a dire che è un tema di cui si può certamente discutere, ma dopo. Dando quindi a intendere di essere intenzionato o perlomeno disponibile a correggere la rotta, solo di non volerlo fare subito, in modo eclatante e tra le polemiche.

Ricordiamo che il Partito democratico, al momento di accodarsi al taglio populista dei parlamentari, nell’ennesimo voltafaccia compiuto per accodarsi ai Cinquestelle, l’unica cosa che aveva chiesto era stata proprio un cambiamento della legge elettorale in senso proporzionale, con l’argomento che altrimenti si mettevano a rischio l’equilibrio dei poteri e la democrazia.

Inutile dire che è esattamente questo modo di rigirarsi sempre la frittata a minare la credibilità di qualunque tentativo di costruire davvero un argine alle minacce – reali – alla divisione dei poteri e alla democrazia. C’è davvero qualcosa di inspiegabile in questa disinvoltura sulle questioni di principio, tanto  agitate fino a un minuto prima contro gli avversari quanto ignorate un minuto dopo, quando non sia più conveniente tatticamente.

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