L’equilibrio del mondo attraverso il triangolo Usa Cina Russia

Biden scivola per ben tre volte sulla scaletta dell’Air Force One, a poche ore del ‘buona salute’ di Putin e del ritiro del suo Ambasciatore da Washington, in risposta all’invettiva del Presidente Usa, che ha sorpreso tutto il mondo in quanto inatteso e inusuale. Uno scontro tutt’altro che diplomatico, che ha suscitato apprensione nelle cancellerie europee, che tentano di normalizzare i rapporti con il Cremlino. Tuttavia la linea politica e strategica di Biden con Mosca è ormai tracciata, ed è probabile che altri scontri ne seguiranno e sarà difficile che si avrà un’occasione di incontro tra i due. Il disegno di Biden è chiaro, ed è quello di attuare una politica di contenimento nei confronti della Russia, così come avvenne nei confronti dell’Urss negli anni 50. In sintesi la Russia non sarà un alleato. Sarà semplicemente un interlocutore con il quale collaborare in campi di reciproco interesse, come quello degli armamenti. Così Biden potrà riprendere le trattative in campo militare, senza prestare il fianco alle manovre di destabilizzazione dello zar moscovita. Diverso sarà l’atteggiamento nei confronti di Xijinping, sicuramente più dialogante di quello di Trump, anche perché gli americani si rendono conto che il ventunesimo secolo sarà caratterizzato da una dicotomia USA-Cina. In realtà il vero rivale per gli Stati Uniti è proprio la Cina, che è il primo partner commerciale mondiale per oltre cento Paesi, mentre gli Usa lo sono per poco più di cinquanta. Per questo Biden cercherà di rafforzare l’alleanza strategica con l’India, il Giappone e l’Australia. La conferma di ciò arriva dagli incontri in Alaska, dove il Segretario di Stato americano, Blinken, ha messo in risalto tutti i problemi che gli Usa hanno con la Cina, dagli attacchi informatici alla repressione su Hong Kong, tutte attività che minacciano di destabilizzare l’equilibrio globale. A loro volta i cinesi hanno ribattuto che gli USA non sono da meno, tenuto conto del loro razzismo strisciante e che non sono più in grado di dare lezioni di democrazia a nessuno, nemmeno più al mondo occidentale. Possono apparire più minacce reciproche che colloqui di pacificazione, ma in realtà i rapporti saranno destinati a mutare. Certo il problema più grande che toglie il sonno a Biden è quello di arginare l’espansionismo cinese, a tutela degli interessi nazionali, il primato tecnologico e nello stesso tempo riaffermare i diritti umani. Dietro ogni schermaglia e strategia, c’è la precisa volontà dei due contendenti, di porre in campo una politica di distensione dei rapporti reciproci. L’alternativa sarebbe lo scontro, che rischierebbe di minare l’equilibrio mondiale.

Andrea Viscardi

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