Stiamo fingendo,  dice una fonte del Nazareno,  di aprire ai 5 Stelle sulla trasposizione dell’Italicum oggi in vigore alla Camera anche al Senato per mettere paura a Forza Italia e provare a fare un accordo con loro sul sistema tedesco (50% collegi, 50% liste corte e sbarramento unico al 5%). Non foss’altro perché mentre Pd e M5S, al Senato, hanno appena 135 voti, troppo pochi per sognare la maggioranza, solo un accordo blindato Pd-Ap-FI potrebbe passare, dopo l’ok della Camera, a Palazzo Madama. Altrimenti, per il Pd, la via maestra resta sempre quella: un decreto legge del governo che aggiusti e armonizzi ‘un paio di cosette’ per andare al voto il prima possibile.

Renzi non ha dimenticato i nodi spinosi della legge elettorale: ‘La legge elettorale è un capitolo fondamentale per la tenuta democratica del Paese ma sul quale il Pd non farà il capro espiatorio: non ci facciamo prendere in giro dagli altri partiti. Non saremo il signor Malaussene di Pennac’,  ha detto per  rivolgersi direttamente a Sergio Mattarella: ‘Signor presidente della Repubblica, la responsabilità di questo stallo è di chi in Senato ha la maggioranza. Non saremo noi a farci inchiodare sulle responsabilità e dalle responsabilità di una classe dirigente che aveva promesso agli italiani una cosa chiara e semplice,  ovvero che le riforme sarebbero state fatte in sei mesi. Invece non sono riusciti a fare nemmeno la legge elettorale. Se avete delle proposte, tiratele fuori, noi ci stiamo e nel frattempo governiamo il Paese con il governo Gentiloni. Noi il governo del Paese lo assicuriamo, la proposta sulla legge elettorale la diano gli altri’.

Renzi ha ricordato  che, dopo che il candidato Pd alla presidenza della Prima Commissione del Senato è stato sconfitto,  la maggioranza a palazzo Madama è guidata da chi ha votato No al referendum del 4 dicembre: ‘Non prendertela con noi, caro presidente, è il fronte del proporzionale che fa melina’.

Mattarella, che si trova in Argentina, si è assai indispettito.   Il pentastellato Luigi Di Maio dice che è pronto al dialogo con il Pd purché il premio vada alla lista, non alla coalizione, e ribadisce l’offerta del Legalicum. Si tratta, né più né meno, della trasposizione dell’Italicum al Senato, vecchio pallino del Pd. Di Maio e altri 5 Stelle non sollevano nemmeno più la richiesta di togliere i capolista bloccati come in passato. Matteo Richetti, volto di punta del Renzi 2.0, risponde: ‘Se il M5S fa sul serio si può costruire in tempi rapidi l’intesa. L’importante è che ci sia un impianto maggioritario e che garantisca la governabilità. No al ritorno al proporzionale’.

Il capogruppo dem, Ettore   Rosato,  annuncia che giovedì, in commissione Affari costituzionali, il presidente, Mazziotti di Celso, presenterà un testo base  che sarà il frutto della mediazione di tutti i partiti. Il Pd se ne farà carico insieme al relatore. Relatore che conferma, ufficialmente, incontri tra oggi e domani con tutte le forze politiche, ma è chiaro che senza l’ imprimatur di Renzi non si fa nulla.

Il segretario ha in programma, proprio per giovedì, un incontro sul tema con Guerini, Martina e Rosato. Solo da lì potranno uscire le vere novità.

Dario Franceschini, dal suo canto, lancia un appello a Silvio Berlusconi: ‘Il bipolarismo tra destra e sinistra è sostituito dallo scontro tra responsabili e populisti’.

In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Cultura esorta il Cavaliere a rompere definitivamente con la destra populista per uniformarsi al resto dei partiti popolari e moderati europei: ‘Ora tocca a Berlusconi attribuirsi una funzione storica che da tempo gli chiede il Ppe, di cui fa parte. Lui ha l’occasione di allineare il nostro Paese al resto dell’Europa, dove Fillon non ha appoggiato la Le Pen al ballottaggio, dove la Merkel non si sogna di governare con Afd, dove la May non vuole avere nulla a che fare con Farage’.

L’Italia, spiega Franceschini, è dentro una bufera e per questo le decisioni di Berlusconi e di Forza Italia avranno ripercussioni sul sistema politico nazionale ma anche sullo scenario europeo. Se la politica italiana non saprà orientarsi intorno alla nuova linea di demarcazione fra responsabili e populisti, secondo il ministro, ne rimetterà tutto il Paese.

Certo, Franceschini esclude ogni ipotesi di coalizione alla tedesca, gradevole ai Cinquestelle,  ma spiega che Pd e moderati possono avere un pezzo di percorso condiviso. In cima alla lista delle priorità c’è la legge elettorale: ‘Nell’attuale sistema tripolare, il tetto del 40%,  necessario per ottenere il premio di maggioranza,  sarà difficilmente raggiungibile da qualsiasi lista. E peraltro non si risolverebbe il problema di avere una maggioranza omogenea nelle due Camere. E questo rende tutti più liberi. Anche Berlusconi. Perciò mi rivolgo a lui: la stagione del bipolarismo, quella in cui centrodestra e centrosinistra dovevano aggregare anche le forze alle estreme per battere l’avversario con un voto in più, è finita’. Ovviamente, è il classico gioco dei due tavoli, Cinquestelle e Forza Italia,  nel quale Renzi ha già dimostrato di essere un maestro…