Legge elettorale tra Mattarellum e lotteria necessaria

Negli ultimi anni l’Italia si è data dei sistemi di voto disfunzionali. Sta per arrivare una nuova riforma: una volta per tutte va fatta come si deve

Il fantasma della legge elettorale aleggia su qualsiasi analisi politica, ma ancora nessuno fa la prima mossa.

“Il Mattarellum è la migliore legge possibile. La cosa che metto come requisito è la necessità di una coalizione fatta prima del voto. Dico no e poi no al ritorno alla Prima Repubblica. E che alla sera del voto si sappia chi governerà. Per noi non ci sarebbero problemi a votare così. Però l’unico sentiero da seguire è quello del maggioritario, che raccoglie favori da più partiti, compreso Fratelli d Italia. Quindi il M5S ci dica in che direzione vuole andare, anche perché di tornare indietro di 30 anni con il proporzionale non se ne parla”,  afferma il senatore della Lega Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

“Stiamo affrontando una pandemia. Quindi, a maggior ragione, si deve partire solo se c è un accordo preventivo in questa maggioranza, coinvolgendo anche l’opposizione”.

Una precedente proposta di legge, Rosatellum bis,  ideata da Ettore Rosato, si strutturava in modo quasi del tutto identico al modello poi approvato, se non per la differente proporzione tra la quota maggioritaria e quella proporzionale   e per una diversa soglia di sbarramento.

La proposta, portata avanti congiuntamente da Partito Democratico e Lega Nord, si rifaceva direttamente al Mattarellum (anch’esso supportato dagli stessi due partiti come prima ipotesi di riforma del sistema elettorale a inizio 2017) ma fu poi abbandonata perché priva di un sostegno parlamentare sufficiente per approvarla, dato che Movimento 5 Stelle , Forza Italia e Alternativa Popolare  la ritenevano eccessivamente sbilanciata verso il sistema maggioritario.

La legge venne infine approvata in via definitiva al Senato il 26 ottobre 2017 con il voto favorevole di Partito Democratica, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa Popolare, Alleanza Liberlpopolare-Autonomie e altre formazioni minori. Le stesse forze parlamentari avevano approvato il provvedimento alla Camera, in prima lettura, il precedente 18 ottobre.

Il problema reale della legge elettorale è garantire rappresentanza a idee e territori.

La legge elettorale oggi è prioritaria  perché la scadenza della legislatura è sempre più vicina e il tutto si gioca sul  maggioritario-proporzionale.

La scelta  della preferenza ci ha portato alle liste bloccate, alle designazioni dall’alto, al potere assoluto dei capi partito, nel momento in cui i partiti venivano delegittimati da una crisi profonda.

Da considerare che un segretario può andarsene dal partito ma il gruppo parlamentare da lui formato rimane.

Il criterio di fondo deve essere quello  di far decidere gli elettori. Ma allora si abbia la franchezza di spiegare che il Mattarellum non è una buona legge e non basta ricordare che è migliore del Porcellum, dell’Italicum e del Rosatellum.

Non ha senso un  compromesso tra quote diverse, messe lì per contraddire in casa proporzionale l’essenza di ciò che veniva affermato in casa maggioritaria.

Si può perdere nel  confronto diretto con  l’avversario, ma poi lo ritrovi perché ripescato nel listino proporzionale.  L’apparente duello alla pari era niente altro che il frutto  un bipolarismo di facciata.

Il collegio sicuro, collegio riservato ai compilatori delle liste, con tripla protezione  è niente altro che uno  sfregio al voto reale.

Un bel 20% di seggi affidati alla roulette delle scelte e delle rinunce, tutte da definire e mercanteggiare nelle settimane dopo il voto, con tanti saluti al risultato chiaro la sera stessa delle elezioni.

La vera alternanza centro destra/centro sinistra la si vedeva mesi dopo il voto nelle case dei segretari intenti a bere caffè e mangiare dolcetti.

Ultima sottigliezza era data  dalla lotteria dei collegi sicuri da riservare alle minoranze decisive dello zero virgola.

Il modello francese a doppio turno è  il più elogiato nei dibattiti  ma, in concreto, non viene  promosso da nessuno, visto che quello che conta è il paracadute.

Nell’ultimo  biennio intervenne più volte la Corte costituzionale e in realtà si realizzò un’assenza della legislazione elettorale.

Dal 2016 entrò in vigore un sistema proporzionale  a correzione maggioritaria (cosiddetto Italicum in realtà mai applicato). Era una legge elettorale applicabile alla sola Camera dei deputati (insinuandosi nel seno della riforma costituzionale) che realizzava un sistema proporzionale  con sbarramento al 3% ed eventuale premio di maggioranza al partito che fosse risultato primo (in base a questa previsione venivano automaticamente riconosciuti 340 deputati, pari al 54% dei seggi della Camera, alla lista che avesse raggiunto una percentuale non inferiore al 40% dei nazionali). Ad ogni elettore, inoltre, nell’ambito della lista prescelta veniva riconosciuto un massimo di due voti di preferenza a favore di candidati di genere diverso. Questo sistema maggioritario  con eventuale doppio turno e premio di maggioranza, temperato inoltre da soglie di sbarramento e capilista “bloccati” non superò lo scrutinio della Corte costituzionale, che dichiarò illegittimo il doppio turno (ballottaggio) e la possibilità per i capilista bloccati che dovessero essere eletti in più collegi di scegliere discrezionalmente l’effettivo collegio di elezione.

Preso atto della decisione della Consulta, il Parlamento adottò nel 2017 un sistema misto (cosiddetto Rosatellum bis) per il rinnovo delle Camere.

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