Legge elettorale, domani la decisione della Consulta sul referendum

Il Germanicum, il nuovo sistema elettorale proposto dalla maggioranza, introduce il proporzionale con la soglia del 5% e il diritto di tribuna. Incrociando le nuove regole con gli ultimi sondaggi politici, è possibile prevedere quali sarebbero i nuovi equilibri in Parlamento se la legge elettorale entrasse in vigore.

L’istituto di sondaggi YouTrend, come riporta Ansa, ha effettuato una simulazione incrociando il testo depositato in commissione Affari della Camera e delle percentuali dei partiti secondo il sondaggio del 9 gennaio.

La simulazione, inoltre, tiene inoltre conto della riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato. Con il taglio, infatti, i deputati diventano 400 ed in senatori 200.

Dal conteggio di YouTrend sono però esclusi i parlamentari eletti in Valle D’Aosta (1 deputato ed 1 senatore) e quelli eletti all’estero (8 deputati e 4 senatori). Di conseguenza, gli emicicli saranno di 391 deputati e 195 senatori.

Secondo i risultati della simulazione, con il nuovo sistema elettorale alla Camera la Lega otterrebbe 143 seggi, Forza Italia ne otterrebbe 30 e Fratelli d’Italia 49. I partiti del centrodestra avrebbero così la maggioranza con 222 deputati.

Il Partito Democratico otterrebbe 86 deputati, il Movimento Cinque Stelle 76, mentre Italia Viva otterrebbe 5 e 2 deputati alla Svp.

Al Senato, in base alla stessa simulazione, il partito di Matteo Salvini otterrebbe 72 seggi e anche qui se venissero sommati insieme a quelli di Forza Italia 16 e Fratelli d’Italia 24, il centrodestra avrebbe la maggioranza con 112 senatori.

Il Pd e M5s avrebbero rispettivamente 43 e 37 senatori, mentre a Italia Viva spetterebbe un senatore e 2 alla Svp.

Arriverà domani la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum sulla legge elettorale. I giudici dedicheranno alla discussione sul tema una camera di consiglio domattina.

È “inammissibile” la proposta di referendum sulla legge elettorale, con la quale 8 Consigli regionali (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria) puntano all’abolizione della quota proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali sia alla Camera che al Senato. Questa la posizione espressa dal professor Felice Besostri nell’udienza alla Consulta, durata circa un’ora e mezza. Besostri, che è intervenuto in rappresentanza di diversi oppositori al quesito, rileva che questo “innanzitutto è una congerie di norme di difficile comprensione per il cittadino”.

Inoltre, se il referendum passasse “si creerebbe un vuoto nella definizione dei collegi – sottolinea – e non regge la soluzione dei promotori che presuppongono un intervento legislativo”. Besostri, infine, rileva che “se le leggi elettorali sono costituzionalmente necessarie, e per questo devono essere sempre operative, non vuol dire che dobbiamo tenerci una legge elettorale incostituzionale: non saremmo soddisfatti da una semplice pronuncia di inammissibilità”. Quanto al ‘Brescellum’, il giurista evidenzia anche in questa proposta profili di “incostituzionalità”: “Tutti i deputati sarebbero eletti con liste bloccate, e questo – conclude Besostri – toglie il diritto di voto”.

L’udienza si è svolta a porte chiuse a Palazzo della Consulta. Oltre ai legali dei promotori del referendum

Mario Bertolissi e Giovanni Guzzetta, intervengono, come oppositori al quesito, gli avvocati Felice Besostri e Pietro Adami, per il Coordinamento per la democrazia costituzionale, l’associazione ‘Attuare la Costituzione’, il gruppo parlamentare di Leu e alcuni cittadini-elettori. Assistono all’udienza, senza prendere la parola, Roberto Calderoli e Roberto Ciambetti, in qualità di delegati delle Regioni Basilicata e Veneto, e i professori Massimo Villoni (Coordinamento democrazia costituzionale), Paolo Maddalena (Attuare la Costituzione) e Federico Fornaro di Leu.

La decisione che la Corte costituzionale prenderà sull’ammissibilità del referendum sulla legge elettorale “sarà comunque storica”. Lo ha detto il professor Giovanni Guzzetta, che, assieme al collega Mario Bertolissi, è intervenuto in udienza a Palazzo della Consulta in rappresentanza dei promotori del quesito referendario. “Questa volta ci sono 3 aspetti nuovi: il primo è che il referendum si interseca con una riforma costituzionale – ha spiegato il giurista – poi c’è una legge delega per modificare i collegi elettorali che può essere utilizzata per ridisegnarli se il referendum passerà. Il terzo aspetto è che potrebbe essere l’ultima volta che si propone un referendum elettorale: il legislatore – ha osservato Guzzetta – ha capito che se formula la legge in un certo modo non si possono fare referendum. Nella proposta sul ‘Germanicum’ mancano i collegi uninominali, e un referendum per introdurli non si può fare. Dalla pronuncia della Corte – ha concluso – dipende quindi il destino del referendum elettorale nel futuro”.

 

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