Legge di bilancio e priorità

 

Nella giornata di ieri, il vicepremier Matteo Salvini ha convocato un vertice della Lega sull’economia e durante l’incontro si è discusso, in sostanza, della legge di bilancio che il governo si troverà ad approntare nelle prossime settimane e della tabella di marcia per l’approvazione delle varie riforme fiscali proposte in campagna elettorale e contenute all’interno del contratto di governo.

La proposta della pace fiscale, cavallo di battaglia della Lega nel contratto di governo con i pentastellati, entra nella fase calda. Una bozza con le modalità per rottamare tutti le cartelle esattoriali che lo Stato considera inesigibili arriverà nelle mani di Matteo Salvini. Che a quel punto, dando l’eventuale avallo politico al progetto, avvierebbe uno sorta di condono tombale su multe e tasse non pagate negli anni scorsi.

Questa almeno l’idea sostenuta dal gruppo di economisti della Lega che fanno riferimento ad Armando Siri, attuale sottosegretario ai Trasporti ma da sempre consigliere per le materie economiche del partito del vicepremier Salvini. La proposta prevede infatti un cosiddetto saldo a stralcio, che in termini più elementari significa l’annullamento definitivo di tutti gli importi dovuti dai cittadini, iscritti a iscritti a ruolo, e dunque considerati esecutivi da parte dell’Agenzia della riscossione.

 Già la prossima settimana  gli uomini di Giovanni Tria si metteranno all’opera per redigere il Def, da presentare entro fine mese  e per gettare le basi della stessa legge di Bilancio. Sarà bene per quel momento farsi trovare pronti e la stessa legge vale per Luigi Di Maio, che presto dovrà riunire i suoi per approntare un pacchetto Cinque Stelle.

Salvini ha incontrato i suoi luogotenenti più fidati. Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio alla Camera, Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture, Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze al Senato e il consigliere economico del Carroccio, Alberto Brambilla.

 Salvini ha dettato una linea che nei fatti ribadisce quanto detto ieri, all’uscita di Palazzo Chigi: il rispetto delle regole europee. E dunque, sì alla flat tax, si alla revisione della legge Fornero, sì al reddito di cittadinanza e si alla pace fiscale per la risoluzione dei contenziosi tributari ma, e qui è la differenza, non tutto e subito. E questo nel nome della salvaguardia dei conti pubblici, ragionamento in scia a quello di Tria: sì al contratto ma un pezzo alla volta.

Insomma un cronoprogramma a scaglioni, che dalle indicazioni emerse nel corso del vertice, dovrebbe coprire un arco di tre anni. Sarà lo stesso Salvini, in coordinamento con Tria, a farsi carico di far pervenire a Bruxelles le giuste rassicurazioni. Quello che conta è che il meccanismo sia entrato in funzione, dando già in questa manovra la prova che il contratto non è carta straccia. Con ogni probabilità le prime indicazioni su cosa prevedere nelle ex Finanziaria, cioè quale carte pescare per prime nel mazzo flat-tax, reddito, pensioni e contenziosi, arriveranno con il Def.

Abbiamo discusso su numeri, conti e tempi per realizzare nell’arco della legislatura le nostre proposte per famiglie e imprese: smantellamento della legge Fornero, flat-tax, pace fiscale e chiusura delle liti con Equitalia, meno burocrazia per aziende e partite Iva, eliminazione delle accise più vecchie sulla benzina, interventi a favore dei Comuni, grande piano nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Salvini ha puntato i piedi sulla Fornero che vuole assolutamente smontata per introdurre Quota 100. È un provvedimento molto atteso e popolare che secondo Alberto Brambilla, esperto di sistemi pensionistici vicino al capo leghista, costerebbe ‘solo’ 5 miliardi. Un costo che dovrà essere aggiunto alla sterilizzazione dell’Iva (12,5 miliardi nel 2019) e alle misure che il Carroccio metterà oggi sul tavolo di Tria, senza dimenticare gli interventi a favore dei Comuni e, come si diceva,  ‘un grande piano nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria’. Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture, a questo proposito ha proposto che venga nominato un commissario straordinario come è stato fatto per il ponte di Genova. Per trovare quanto più risorse possibile la strada principale per la Lega è la pace fiscale con l’obiettivo di recuperare circa 60 miliardi e non 4-5 come invece prevede il ministro dell’Economia. Per chiudere i conti con lo Stato il contribuente dovrebbe pagare solo il 10% di quanto dovuto all’Agenzia delle entrate e non il 50% e l’80% ipotizzato dal Mef a seconda del grado di giudizio in cui si trova il ricorrente presso la commissione tributaria.

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