Leadership nel centrodestra, tensioni tra Salvini e Meloni

Il messaggio è partito  dopo la puntata di Porta a Porta in cui Matteo Salvini ha detto che, nella partita delle amministrative, “la Lega costruisce e qualcun altro disfa”. Giorgia Meloni ha chiesto via whatsapp al leader della Lega un chiarimento che possa portare a una soluzione nella scelta dei candidati, in particolare per Roma e Milano. Salvini attribuisce alle resistenze e ai silenzi di Fdi i passi indietro di Bertolaso e Albertini, mentre l’alleata ha fatto notare di non avere mai detto no ad alcuna ipotesi. La presidente di Fratelli d’Italia è tornata a invocare una riunione di centrodestra.

I vertici della coalizione non si riuniscono da gennaio. Dopo la formazione del governo Draghi, rispetto al quale Fdi ha deciso di stare all’opposizione, i rapporti si sono interrotti. In un crescendo di tensione: il Copasir, con una presidenza che spetterebbe ai meloniani ma che la Lega non cede, è solo uno dei fronti aperti. Ad allontanare Salvini e Meloni le polemiche attorno alla mozione di sfiducia a Speranza., proposta da Fdi ma non votata dai leghisti, e anche negli ultimi giorni l’iniziativa su una proposta alternativa alla legge Zan  firmata dagli esponenti del “centrodestra di governo” ma non da Fratelli d’Italia.

Il centrodestra di governo ha avanzato una controproposta, supportata anche da Udc e Cambiamo. In particolare, il testo alternativo al ddl Zan inserisce tra le aggravanti comuni quella «per discriminazione e aggressione anche sull’orientamento sessuale».

Il testo, composto da 3 articoli, è stato scritto su iniziativa dei senatori Licia Ronzulli, Matteo Salvini, Paola Binetti e Gaetano Quagliariello. Al primo articolo propone una modifica all’articolo 61 primo comma del codice penale, introducendo le aggravanti legate a etnia, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale e disabilità. Dopo il primo articolo, gli altri due – si legge nell’illustrazione del progetto di legge – «assicurano invece un efficace apparato repressivo, attraverso la predisposizione di un sistema di ‘blindatura’ della circostanza: esso limita il potere del giudice di bilanciare tale circostanza aggravante con eventuali attenuanti».

Il Ddl Zan invece, modifica l’articolo 604 bis del codice penale, proponendo di punire chi propaganda e istiga a delinquere, non solo per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, ma anche «per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». Il vero nodo di questa battaglia politica appare proprio l’identità di genere: all’articolo uno del ddl Zan si parla infatti di «identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso». Inoltre, la proposta del deputato Zan, prevede di applicare le aggravanti previste sempre dalla legge Mancino a chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati sulla stesse ragioni.

La proposta di legge del centrodestra, quindi, prevede meno tutele perché elimina dalle aggravanti le ragioni legato al genere e all’identità di genere. Inoltre, inquadrando i crimini d’odio (non solo quelli legati all’omotransfobia, ma anche per discriminazione razziale, etnica o religiosa) tra le aggravanti comuni, depotenzia l’efficacia della legge Mancino: la legge del 1993 che sanziona e condanna «frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali».

«Un attacco alla legge Mancino – le definisce il deputato del Pd Alessandro Zan, autore della legge contro l’omotransfobia già approvata alla Camera e ora intrappolata al Senato – Non solo cancella le tutele del ddl Zan, ma, prevedendo solo un’aggravante comune, diminuisce le tutele per i crimini d’odio razziale, etnico, religioso. Un vergognoso insulto ai diritti in pieno stile sovranista».

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La proposta di legge del centrodestra, quindi, prevede meno tutele perché elimina dalle aggravanti le ragioni legato al genere e all’identità di genere. “Non solo cancella le tutele del ddl Zan, ma, prevedendo solo un’aggravante comune, diminuisce le tutele per i crimini d’odio razziale, etnico, religioso.

Le critiche rivolte alla proposta di legge del Ddl Zan riguardano l’interpretazione del testo stesso. Infatti, nel testo che introduce i reati di omofobia, transfobia e lesbofobia c’è il rischio di “interpretazioni difformi, fuorvianti e addirittura definite liberticide”.

Tra i punti più problematici del disegno di legge c’è il comma d) dell’articolo 1, secondo cui “per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Andando a vantaggio dell’autopercezione individuale, questa norma cancellerebbe lo storico dualismo uomo-donna e non richiederebbe nemmeno la presenza di una stabilità nella condizione della percezione personale.

Inoltre, c’è il problema della sovrapposizione di termini tra sesso e genere. Secondo la Costituzione, infatti, il primo dei due termini è parametro per l’assegnazione dei diritti, ma il secondo no. Bisognerebbe, quindi, secondo la visione che critica il Ddl Zan, fare chiarezza sui termini.

Inoltre, un’altra problematicità si verificherebbe all’articolo 1, comma a). Infatti, il disegno di legge vorrebbe punire con una reclusione fino a un anno e sei mesi e multa fino a 6 mila euro coloro che istigano a commettere o commettono “atti di discriminazione per motivi  fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. Tuttavia, non si chiarisce, nel testo, in cosa debbano o non debbano consistere queste condotte giuridiche. Potrebbe, dunque, “essere tutto o niente”.

Tornando al centrodestra sullo sfondo c’è la partita della leadership – e del conseguente ruolo di candidato premier alle prossime Politiche – che è resa  aspra dalla crescita di Fdi, che ormai nei sondaggi non è lontana dal partito di Salvini. In questo clima, è uno dei fondatori di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, a tentare di fare da mediatore: “Capisco il nervosismo di Matteo Salvini ma non è che una posizione aggressiva nei nostri confronti lo aiuta in termini di consensi. Io dico che bisogna vederci e ragionare, perché conviene a tutti far crescere il centrodestra, al di là delle singole posizioni. Mi faccio promotore di un’iniziativa che miri a un organismo di coordinamento dell’intera coalizione, sulle proposte da portare avanti”. Un’idea che si contrappone al raccordo – che ormai c’è – dei soli vertici di Lega e Fdi, ovvero del “centrodestra di governo”. “La soluzione? Deve scoppiare la pace”, ironizza La Russa. Ma al momento le distanze rimangono.

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