Le strategie di Renzi alla ricerca del Centro

Con il Conte 2, il Premier era conscio di dover trattare con Renzi, ma non aveva messo in conto che l’ex segretario del Pd avrebbe formato in Parlamento un gruppo autonomo(Italia Viva), impedendo a Zingaretti, in quanto segretario del Pd, di essere interlocutore privilegiato. Ma al di là delle ambizioni politiche del rottamatore, la sua scelta ha alla base un disegno politico molto preciso. Renzi potrebbe aver pensato che nell’attuale Pd non c’è nulla da fare per coloro che hanno una vocazione maggioritaria del partito, che lui stesso e la sua corrente avevano sostenuto da sempre. Questa richiederebbe una leadership e alleanze diverse da quelle attuali, una riforma elettorale e costituzionale, allo stato, improbabile a realizzarsi, una situazione del Paese meno radicalizzata. L’obiettivo dell’ex Premier è quello di far sedere ad uno stesso tavolo centrosinistra e centrodestra e farli ragionare sul fatto che tenuto conto dei condizionamenti internazionali ed europei che limitano la libertà d’azione di uno Stato nazionale e della crisi che attanaglia ancora il nostro Paese e da cui stenta ad uscirne, non c’è ragione alcuna per rimanere divisi. Il compito che un nuovo partito di centro dovrebbe affrontare richiede riforme liberali, quasi rivoluzionarie. E’ pur vero che tra i liberali di sinistra e quelli di destra esistono profonde differenze sia rispetto alle riforme da attuare nel campo economico, sia rispetto a quello istituzionale, per non parlare poi del diverso modo di porgersi nei confronti dei meno abbienti. Ma sono differenze, che per quanto profonde, sono conciliabili se l’obiettivo finale è quello di far nascere un grande partito che prenda in mano le sorti del Paese e lo sollevi da un declino che sembra inarrestabile. Renzi è convinto che il governo giallo-rosso non risponderà alle attese degli italiani e sarà un miracolo se riuscirà a durare fino alle elezioni del Presidente della Repubblica. Potrebbe costituire un’opportunità scendere in campo con un partito di centro che raccolga i liberali di sinistra e destra con un programma riformista e credibile che possa attirare l’attenzione della parte degli italiani che non votano e che non sono convinti dell’attuale configurazione di destra e sinistra. Quindi potrebbe nascere un partito di centro che andrebbe a fare l’ago della bilancia di un futuro governo. Del resto Italia Viva, costituisce l’anima più liberale del Pd e che velocemente si sposta verso il centro. Né crediamo a quelli che sostengono che le aree di destra e sinistra sono superate. Anzi, nonostante il contesto proporzionale e il terremoto politico provocato dai populismi, le aree di sinistra e destra in senso lato sembrano restare impermeabili e tuttora sono importanti per capire l’evoluzione del nostro Paese. Renzi ha ben presente questa situazione e soprattutto si è reso conto che l’operazione che Berlusconi si augurava, quella dell’alleanza di tutte le destre a livello nazionale, così come a livello locale, mai si potrà avverare fino a che Salvini non farà un passo indietro. Ma conoscendo colui che si fa chiamare ‘il Capitano’, le sue sfrenate ambizioni, il suo sogno infranto prima di nascere, quello di essere il leader europeo del sovranismo, il disegno del Cavaliere non potrà andare in porto. E su questo che Renzi fonda la sua fiducia di poter raccogliere voti anche a destra, tra i moderati e tra quelli che si astengono non sentendosi più rappresentati da quell’area, e questo senza rinnegare il suo passato e la sua anima di sinistra liberale.

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