Le sardine cercano di accerchiare il capitone

E’ ovvio che il capitone è Matteo Salvini. L’ambizione di questo movimento che da poco più di un mese riempie le piazze in Italia, cantando ‘Bella ciao’, è sempre quella dei movimenti di sinistra che scendono in piazza per dimostrare la propria capacità di resistere alla destra, nonostante insuccessi elettorali e divisioni interne. Non siamo d’accordo con quanti sostengono che le sardine siano eredi dei girotondini che nel 2002 scendevano in piazza con Nanni Moretti per manifestare contro il governo Berlusconi. Questi giovani manifestano contro l’opposizione. Il messaggio che vogliono lanciare è chiaro: si mobilitano spontaneamente con un semplice sms , non si sentono rappresentati dalla leadership politica della sinistra, ritenuta incapace di riprendere in mano la bandiera dell’antifascismo, di resistere all’attacco della destra. Questo dimostra come le ideologie non siano mai scomparse ma forse hanno assunto forme che si avvicinano a situazioni psicologiche dettate dal particolare momento storico e condite anche da istanze concrete. Hanno tenuto manifestazioni in più di 100 città, hanno riempito persino piazza S.Giovanni a  Roma. E questo non può che far bene alla democrazia. L’effetto più forte sicuramente l’hanno ottenuto a Bologna, dove hanno suonato la carica ad un popolo di sinistra che sembrava rassegnato alla sconfitta nelle prossime elezioni regionali, e che ora pensa di poter fermare l’avanzata di Salvini. Ma il loro messaggio che apparentemente sembra  una nuova linfa vitale che dovrebbe ringiovanire una sinistra ormai vecchia e debilitata, nasconde una controindicazione che finisce per ottenere il risultato opposto. Chiedere più intransigenza, ritornare ai vecchi temi di un passato che ha prodotto ad oggi magri risultati, pensare che Salvini  vinca non per la forza delle sue idee, ma per la debolezza di quelle altrui, è un boomerang. E’ un errore logico in cui spesso incorrono i partiti progressisti: credere che difronte alle difficoltà  l’errore non sia nelle loro idee ma nella poco diligenza nel sostenerle. Così non si risponde alle esigenze o alle preoccupazioni di chi è andato a destra e che andrebbe recuperato, ma solo rincuorando chi è rimasto a sinistra. Così a furia di rincorrere un tema, quantunque mitico, del passato si perde sempre di più il contatto con il proprio elettorato di oggi. A questo punto le sardine potrebbero obiettarci  che non saranno mai un partito e non faranno mai un programma di governo. Ma dopo le piazze i loro seguaci e sostenitori e/o ispiratori, già gli chiedono di varare un programma politico che sia in grado di riformare la sinistra. Un altro punto debole o forse forte, il tempo ce lo dirà, è che si mobilitano non contro il governo ma contro il capo di un’opposizione per impedire che arrivi al governo. E’ una posizione non facile da tenere a lungo per chi vuole solo apparire come un movimento di protesta. La politica in democrazia è partecipazione, condivisione, comunicazione e mobilitazione, tutte ricchezze che i movimenti portano con sé. Ma alla fine è anche consenso elettorale. Molto spesso le piazze piene preludono  a urne vuote.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com