‘Le lettere a Theo’ al Teatro Brancaccino di Roma fino al 23 febbraio

L’accogliente spazio del Teatro Brancaccino di Roma ospita dal 13 Febbraio al 23 Febbraio 2020 lo spettacolo “Le lettere a Theo”, un viaggio tra musica e poesia nella storia del famoso pittore olandese, Vincent Van Gogh.

La Musica e il Teatro sono i protagonisti della serata: l’attore Blas Roca Rey recita i versi delle lettere di Vincent Van Gogh dedicate al fratello Theo e viene accompagnato musicalmente dal Maestro Luciano Tristaino, flautista. Lo spettacolo è lineare, semplice, una voce e un flauto comunicano, luci soffuse e sfocate proiezioni sullo sfondo ci riportano a un viaggio lontano, un sogno.

“Theo, che grandi cose sono mai il tono e il colore! E chiunque non impari a sentirli, vive lontano dalla vera vita”

Theo Van Gogh fu per Vincent la colonna portante della sua vita, che lo sostenne sempre non solo emotivamente, ma anche finanziariamente. Theo era un mercante d’arte a Parigi, conosceva i gusti dell’arte impressionista e credeva nel talento artistico di Vincent, come si legge da numerose lettere scritte.

Vincent e Theo avevano un rapporto particolarissimo: amavano parlare di tutto, non avevano segreti, parlavano di arte e spesso vi discutevano. Vincent descrive al fratello i suoi pensieri più intimi, che parlano centralmente di arte, delle sue sperimentazioni, dei soggetti da ritrarre, delle ricerche sul colore, ma parlano anche di sofferenze, depressione e difficoltà economiche.

Due sedie e due cavalletti: questa è la scenografia, semplice. Il flauto accompagna il testo recitato, interpreta, a volte risponde. La musica e il teatro si intrecciano delicatamente e si scambiano battute, comunicano. Che non sia la musica l’interprete della voce del fratello Theo?  Viene da pensarlo.

Blas Roca Rey rende onore a questo testo interpretandolo in maniera intensa, profonda e geniale, proprio come era Vincent. La regia è curata dall’attore stesso e la Produzione è di Nutrimenti terrestri.
Il flauto del Maestro Luciano Tristaino viaggia come un nastro bianco all’interno del racconto, e sa esprimere gioie, dolori e silenzi.

L’atmosfera è intensa e delicata, ci si sente immersi dentro gli infiniti mondi che Van Gogh vedeva e dipingeva. Lo spettacolo finisce, un senso di calore interno e di tristezza si percepisce sullo stomaco, è la bellezza di un amore fraterno inesauribile all’interno di una storia drammatica.

Maria Teresa Filetici

 

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