Le due anime della Lega e l’Europa

Tutti noi continuiamo a porci la domanda:” Cosa vuole veramente la Lega?” Il partito, secondo gli ultimi sondaggi, dopo mesi sembra attestarsi sotto la soglia del 30%, pur sempre un risultato, che in caso di elezioni potrebbe portarla a Palazzo Chigi, con Salvini Premier. Ma finché i grandi investitori internazionali avranno dubbi sulle sue reali intenzioni in materia di politica economica , la possibilità di un governo di destra continuerà a provocare incertezza sul valore dei titoli di Stato e sulle obbligazioni, sconsigliando gli investimenti. La Lega è un partito ben ancorato al territorio e fedele al suo leader, ma al suo interno ha due anime che si contrappongono, sopratutto sui temi economici e nei rapporti con l’UE. Da una parte c’è l’ala pragmatista che nel governo giallo-verde ha occupato posizioni preminenti e che rappresenta le istanze più tradizionali del partito. Essa propone l’aumento del deficit pubblico per abbassare le tasse , ma vuole uno spread a tutti i costi basso e non vuole lasciare l’area euro. Durante l’anno di governo con i 5 S , ha cercato di trattare ad oltranza con la Commissione Europea  per ottenere più flessibilità sui conti pubblici, ma sempre con il fine di raggiungere un accordo onorevole per non spaventare  gli investitori. L’altra anima è quella che si definisce sovranista e vede nell’euro l’origine di tutti i mali e ha come obiettivo finale l’uscita dalla moneta unica, per assicurare una rapida ripresa al Paese. E negli ultimi giorni la discussione sul Mes , ha portato prepotentemente alla ribalta gli obiettivi dell’ala sovranista rilanciando una Lega dai tratti oscuri e ambigui. In queste ore Salvini ha promosso in tutte le piazze del Paese una raccolte di firme per una sostanziale riforma del Mes, che secondo gli esponenti del Carroccio, così come impostato arrecherebbe gravi problemi all’economia italiana. Una mossa, quest’ultima, che troverebbe senso, solo se si volesse abbandonare lUE. Ma il Mes è essenziale per il buon funzionamento dell’euro. Senza tale meccanismo, la BCE  non potrebbe acquistare i titoli  di Stato dei Paesi in crisi e l’euro tornerebbe ai giorni più bui della crisi del 2010. A questo punto torna spontanea e doverosa la domanda:” Se si dovesse tornare alle urne e Salvini dovesse vincere le elezioni e varcare la soglia di Palazzo Chigi, quali saranno le sue scelte di politica economica? Tornerebbe a quelle condivise con il primo  governo Conte e quindi concorrerebbe a riscrivere le regole del Mes insieme agli altri partner europei o andrebbe allo scontro con la Commissione aprendo le porte ad una ‘ Ital-exit’? Il leader leghista si è affannato a dire che non ha nessuna intenzione di uscire dall’euro, perché è consapevole che ciò spaventerebbe i mercati e perderebbe in termini di consenso tra gli italiani. Ma come l’altro Matteo, intendiamo Renzi, ci ha abituato a repentini cambi di rotta. Se ha cambiato idea rispetto a quello che era il programma leghista per le elezioni del 2018 ( Ritorno alla Comunità Economica Europea ante Maastricht),, lo dovrebbe spiegare in modo chiaro ed inequivocabile. Diversamente si deve pensare che condivide in pieno le istanze dell’ala sovranista. L’uscita dall’Euro comporterebbe un immediato dimezzamento del valore dei titoli di Stato e porterebbe il Paese al default economico. Ma Salvini è un politico e non ha alcun interesse a tacitare le due anime del Carroccio. Quindi i dubbi sul futuro del nostro Paese sono destinare a  permanere ancora a lungo.

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