Le dichiarazioni di Letta: ovvietà o tatticismi?

La puntualizzazione di Letta circa il fatto che durante la campagna elettorale lavorava perché si formasse una coalizione di Governo, diversa da quella attuale, per un verso sembra rasentare l’ovvietà, per l’altro, invece, sa tanto di tatticismo con conseguenze dannose per la tenuta della stessa coalizione da lui guidata. Del resto il presunto stupore di Letta sembra fuori luogo, tenuto conto che il nostro Paese è sempre stato guidato da governi di coalizione che non rispondevano alle aspettative del Premier di turno. Persino Berlusconi nella scorsa legislatura, nonostante disponesse di una larga maggioranza, si lagnava spesso di non aver ottenuto il 51%. Certo le larghe intese venute fuori dalle urne lo scorso febbraio hanno disegnato un panorama di forze addirittura contrapposte, ma è stato un atto di responsabilità politica verso il Paese, che aveva bisogno a tutti i costi di un Governo retto da una maggioranza vasta che ne assicurasse la stabilità, onde procedere il più rapidamente possibile a quelle riforme necessarie per uscire dalla grave crisi in cui versa. Ma se il Premier guarda solo dalla sua parte politica non può certo programmare il futuro del suo Governo e né può indicare la giusta direzione da seguire per raggiungere gli obiettivi prefissati. Quindi è evidente che le sue dichiarazioni attengono meno alle sorti del governo e più alla sua collocazione politica presente e futura all’interno del PD, in vista del prossimo congresso d’autunno, dove si dovrà presentare e spiegare a quella parte degli elettori del centrosinistra, che si erano sempre opposti, il perché dell’alleanza con Berlusconi. E’ evidente, d’altro canto, che il PD non può non ascrivere a suo merito il fatto di aver contribuito in modo responsabile a scongiurare la paralisi parlamentare che sarebbe inevitabilmente sfociata in nuove elezioni, con tutte le conseguenze disastrose che ne sarebbero scaturite. Molte volte le dichiarazioni rese dall’opinione pubblica vengono percepite alla lettera, come in questo caso, gli italiani hanno inteso che lo stesso Letta non vedeva di buon occhio il Governo da lui stesso presieduto e che voglia andare alla ricerca di nuove alleanze.  A questo punto il Premier prenda esempio dal Capo dello Stato che con grande senso di responsabilità verso il Paese ha accettato un secondo mandato, del resto al Premier nessuno gli ha imposto di guidare un Governo sostenuto da Berlusconi.

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