L’Arte discende a valle

Sono stato al Nur Bar di Roma ad assistere alla rappresentazione multiscenica di Mothers Colors, messa in scena da Sasà Neri e Solveig Cogliani unitamente agli esoscheletri vestiti in bianco ed in nero. Mentre discendevo nei sotterranei della memoria e delle intuizioni mi è ritornato in mente un frammento del libro delle interrogazioni di Edmond Jabes, che suona così: “Il quartiere esiste per le strade e l’albero per il vigore dei rami. Una scacchiera è l’universo del cittadino. Hai notato che ogni casella, nera o bianca, corrisponde ad una identica casella nel cielo? Attraversare un quartiere è attraversare una parte della notte o del giorno. Sei in un tale crocevia ed a una tale immaginaria intersezione del vuoto. Hai lasciato Gerusalemme per ritrovare Gerusalemme…”. Assistere a questa rappresentazione degli Esoscheletri ha fatto filtrare tra la mia pelle una immaginaria intersezione di maschere che recitavano l’inadeguatezza del reale con perfetta e magica sincronicità. Gli attori che a suon di musica aspettavano gli input individuali per il confronto inaspettato con il pubblico. Era come stare in riva al mare ad ascoltare un canto non udito, tra le confluenze dei giorni e le infiorescenze delle notti per svelare il disinganno. Ho ricordato dei versi: “Non esiste cenere che non sia scintilla, e scintilla che non sia folgore, e folgore che non sia nube, e nube che non sia vento, e vento che non sia l’uno nell’altro corolla dorsale, scivolamento.”. Ho visto corpi che urlavano nei sotterranei della Capitale per esprimere artisticamente: “No. Non siamo nati per agonizzare all’ombra di una vita, per marcire come oscurità.”. Hai generato il viso dall’obsolescenza del canto, e dal grido del mare hai parlato come un uomo accecato: sei d’ambra e di neon, il rogo e l’estasi. Non puoi che gridare che sei il vento che scorre nell’acqua, “la vita che passa nel sangue…”. Mentre pensavo a questo Solveig Cogliani in ginocchio sul pavimento creava la crocifissione di una donna, successivamente fissata alla parete. In contemporanea gli Esoscheletri si accovacciano a terra per ascoltare riflessioni e considerazioni sulla maternità… Le immagini delle rappresentazioni sono state folli, sagge, immorali, oltrepassando le dimore per divenire strade e quartiere, cielo e deserto, per brillare nei labirinti. E’ la parte di ignoto a conferire all’esistenza del poetico una grande autorità. Ma l’ignoto ed il poetico esigono alla fine l’impero assoluto.
Roberto Cristiano

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