L’Anm e lo sciopero dei magistrati nel nome di Calamandrei e di Cetto La Qualunque

A Roma, a Torino, a Milano, a Palermo, a Genova il canovaccio è lo stesso. Genova arruola per la causa anche il comico Albanese. Il comico, alter ego di Cetto La Qualunque, fa da guest-star della mobilitazione e “seduce” i presenti all’assemblea anti-Nordio leggendo un passo di Calamandrei. “Io oggi sono Calamandrei. È stato un uomo coraggiosissimo. Nel nostro ambiente si dice che quando ripeti le cose sei un po’ in ritardo. Calamandrei è sempre avanti, lavorava per il futuro”. Albanese ce l’ha con Maurizio Gasparri. Il senatore da Roma ha osservato: “C’è chi si ispira a Calamandrei e chi lo fa interpretare da Cetto La Qualunque. La magistratura può guardare a due modelli, quello dei comici e quello dei grandi giuristi. Giudichino i cittadini a chi oggi sono più simili i togati. Immancabile la vibrante vicinanza della Cgil, presente fisicamente, come sottolinea in una nota Maurizio Landini, al fianco degli eroici magistrati in trincea. Presenti anche delegazioni dell’Anpi, non si sa per quale motivo, e testimonial d’eccezione come Gherardo Colombo e il direttore del Fatto Marco Travaglio.

Si parte da Roma. Davanti alla Corte di Cassazione di buon mattino va in scena il rumoroso flash mob delle toghe militanti. Poi l’assemblea pubblica al Cinema Adriano di Roma. Ci sono il padrone di casa Parodi, il segretario generale Rocco Maruotti e il vicepresidente Marcello De Chiara. Maruotti parte dai numeri del successo (80-90% di adesioni?): “Di fronte a una riforma così non ci sono margini per una trattativa. Autonomia e indipendenza della magistratura non sono negoziabili, sono beni comuni e non sono nella disponibilità dei magistrati”. Parola d’ordine:  spettacolare al massimo la protesta e informare i cittadini del pericolo alle porte.

Antonio Albanese ha partecipato fin dall’inizio all’assemblea Anm “Indipendenza della Magistratura: un bene comune da tutelare” che, in occasione dello sciopero dei magistrati, si è svolto a Palazzo di Giustizia di Genova.

Poco prima dell’inizio in coda per entrare nel palazzo di giustizia c’erano decine di persone con l’aula strapiena, soprattutto di cittadini. Altissima la partecipazione dei magistrati, anche quelli appartenenti alle correnti più moderate o di centro destra: “E’ una delle prime volte in cui c’è questa adesione quasi totale” spiega un pm.

Albanese legge un brano di Piero Calamandrei perché è «stato un uomo che lavorava per il futuro, per le nuove generazioni» e sorride mesto senza rispondere quando gli si chiede di ribattere a Maurizio Gasparri che ha polemizzato per la sua presenza a Genova a questa iniziativa.

«Calamandrei è stato un uomo coraggiosissimo, sempre avanti, lavorava per il futuro, quello che leggerò è un brano che si rivolge ai giovani e per me è fondamentale. Io nel mio lavoro ho sempre pensato alle nuove generazioni, è fondamentale sostenerle e nobilitarle. Oggi sono un interprete, mi è stato chiesto di leggere una conferenza straordinaria di quest’uomo».

La magistratura genovese è particolarmente sensibile in questo momento alla protesta nazionale. Uno dei motivi della contrarietà alla riforma è infatti quella che per Anm sarà una conseguenza inevitabile, ovvero di avere magistrati più condizionabili. È impressionante la capacità di manipolazione dei fatti che, la nuova politica (nuova per modo di dire visto che sono trent’anni che sta storia va avanti) esercita, ogni volta che la magistratura, sistematicamente e progressivamente sabotata, da destra e da sinistra, se vogliamo essere bipartisan, svolge il suo dovere. Dico io: dopo che sei stato intercettato, beccato con i soldi, documentato negli atti compiuti, si ha il barbaro coraggio di accusare gli altri di sovversione.
Ma il sovversivo sei tu, che occupi, abusi, e utilizzi la carica pubblica per i tuoi obiettivi personali e corporativi, inquinando la vita democratica ed economica di un paese. Tutto poteva pensare Albanese, tranne il fatto che i “nuovi politici” potessero con le loro azioni superare ampiamente tutte le gags di Qualunquemente. Col plauso gaudente dei minus habens che li vota con la speranza, per i più vana, di partecipare al banchetto.

Copione rispettato per lo sciopero dell’Anm contro la riforma Nordio. La sceneggiatura è la stessa in tutta Italia, identica a quella messa in piedi alle inaugurazione dell’anno giudiziario. Toga d’ordinanza, coccarda tricolore e la Costituzione in mano, sventolata come un trofeo. In questo caso però il sindacato delle toghe non ha badato a spese per spettacolarizzazione, testimonial d’eccezione e la diffusione di percentuali bulgare di partecipazione che fanno tanto effetto spallata al palazzo (siamo all’80% dice vivacemente il presidente dell’Anm, Cesare Parodi). Perfino un video, in salsa pop, per spiegare ai non addetti ai lavori le ragioni della protesta con l’aiutino dell’attore Leonardo Santini.

“Parlate con tutti spiegate bene che i giudici italiani non meritano di essere considerati asserviti alle richieste del pubblico ministero”, si raccomanda Parodi. E giù con il racconto ben collaudato dell’autonomia dei giudici minacciata, con la difesa della Costituzione sulle orme di Calamandrei (il passepartout che apre tutte le porte), con i pericoli che si nascondo tra le pieghe della riforma liberticida. Parodi chiarisce anche che lo sciopero non è contro qualcuno: “Ma in difesa dei principi della Costituzione nei quali crediamo. Se fosse in difesa di una casa non starei qui”. Gli obiettivi della riforma sono molto chiari – rincara la dose il presidente di Magistratura democratica Silvia Albano. “È tesa a ridimensionare l’indipendenza della magistratura nel suo complesso. Il significato dello sciopero è cercare di far conoscere ai cittadini le conseguenze di questa riforma della giustizia”. Cittadini che, stando ai sondaggi e al sentimento comune, non mostrano grande fiducia nella magistratura e si mostrano ben disposti a una riforma strutturale del pianeta giustizia.

Lo smarrimento per lo sciopero dei magistrati è pari solo all’ipocrisia dell’Anm. Non si manifesta contro una legge che il Parlamento deve ancora discutere, sarebbe come se un politico volesse dettare una sentenza ai giudici in camera di consiglio. Di fronte a una norma che si considera contraria alla Costituzione c’è la Consulta, non la piazza. E chi parla del rischio che i pm finiscano sotto il giogo della politica dimentica l’articolo 104 della stessa Carta: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro»,

Il pm che si immaginava Calamandrei era una figura che si colloca «in uno squisito equilibrio» tra «un avvocato senza passione e un giudice senza imparzialità». Abbiamo visto magistrati nascondere nei cassetti prove che avrebbero smontato i loro teoremi e restare impuniti. Per Calamandrei «terzietà e imparzialità vanno assicurate sotto il profilo dell’apparenza. Il giudice dovrebbe consumare i suoi pasti in assoluta solitudine, come unica commensale l’indipendenza», invece schegge della magistratura più ideologica vanno a braccetto con chi ha promesso loro di difendere in Parlamento le loro prerogative corporative e quella finta credibilità di «buoni contro cattivi» conquistata con Mani pulite sul sangue degli innocenti al carcere preventivo come regola e sul processo penale basato «su delazioni e ricompense», come scrisse l’ex magistrato e notabile Dc Enzo Binetti nel suo ‘Nelle mani dei giudici’.

L’influenza della politica sulla magistratura non si misura in norme ma in coscienze, non c’è riforma costituzionale che possa sanare questo sistema «ibrido» che oscilla «tra indipendenza costituzionale della funzione e dipendenza amministrativa del funzionari», scriveva proprio Calamandrei nel suo ‘Processo e Democrazia’, nel capitolo ‘Giustizia e politica’: sentenza e sentimento. È tutto sulle spalle del singolo magistrato cedere o non cedere alle lusinghe della politica, soprattutto quando c’è in gioco la sua carriera, il prestigio, il potere. «Può accadere che il magistrato sia portato naturalmente a considerare come ottimo modo di render giustizia quello che meglio giova alla sua propria carriera, un assillo che può diventare ossessione». L’abbiamo visto con lo scandalo innescato da Luca Palamara, dalle cene all’Hotel Champagne, da quel coacervo di interessi incrociati in quel Csm della vergogna che neanche lo scioglimento avrebbe salvato, da quel Sistema che – lo dicono anche recenti e discutibili promozioni – è lungi dall’essere abbattuto se non si scinde l’abbraccio mortale di giudici e pm che nello stesso Csm decidono le altrui carriere. Con il merito che prevale sui nemici politici condannati. È per questo che la riforma della giustizia fa così paura.

Al momento la coalizione di governo conferma la propria disponibilità a “un confronto costruttivo”. È la linea emersa al termine della riunione di maggioranza a Palazzo Chigi alla presenza della premier Giorgia Meloni (che il 5 marzo incontrerà l’Anm), dei vicepremier Salvini e Tajani. “Da parte nostra – spiega il ministro degli Esteri – non ci sarà nessun tentativo mai di mettere sotto l’ala del governo i magistrati. Non l’abbiamo mai pensato, non lo facciamo e non lo faremo”. Dialogo? “Abbiamo deciso di confrontarci con i magistrati e con gli avvocati. Ascoltare, vedremo che cosa chiedono, è difficile poter decidere prima di ascoltare le richieste, noi siamo pronti al confronto”.

La vera causa di tanto polverone, commentano dalle file del centrodestra, è la paura delle toghe sindacalizzate di perdere egemonia e controllo della categoria. “La sollevazione di arroccamento corporativo organizzata dall’Anm appare viziata nel merito, inaccettabile nel metodo, ed eversiva nei fini”.

Parola di Sergio Rastrelli, senatore di FdI. “Lo sciopero è stato indetto contro un presunto attacco alla Costituzione. Ma è manifestamente contro una riforma che finalmente prova ad attuarla, all’insegna dei principi del giusto processo. Nel metodo, la platealità della protesta esaspera i tratti di una magistratura indifferente ai doveri di sobrietà ed imparzialità che i cittadini esigono da chi indossi una toga. Nei fini, lo sciopero rende evidente il tentativo disperato delle correnti della magistratura di interdire o condizionare la attività legislativa del Parlamento sovrano. Tutte ragioni che rendono ancora più urgente e necessario approvare la riforma”.

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