Lampedusa: scontri tra abitanti e maghrebini. Decine le persone ferite

Una vera e propria guerriglia quella che si è scatenata oggi a Lampedusa tra isolani e immigrati. I disordini sono scoppiati nel pomeriggio di ieri, con l’incendio di ieri al centro di accoglienza. Oggi  a dominare gli scontri sono colpi di pietre e cariche della polizia contro gli immigrati, a loro volta impossessatisi di alcune bombolette di gas, di cui minacciano l’esplosione. Nel disordine generale sono già decine le persone ferite.Fino ad ora sono stati medicati nel Poliambulatorio dell’isola due agenti di polizia e un militare della Guardia di Finanza, oltre a una decina di migranti che presentano diverse escoriazioni e contusioni. Per uno di loro, in uno stato di semicoma, il responsabile sanitario, Pietro Bartolo, ha chiesto il trasferimento urgente a Palermo in eliambulanza.

Il sindaco di Lampdusa, Bernardino De Rubeis, esasperato, si appella a Napolitano
” “Ho cercato di parlare con il presidente Berlusconi e il ministro Maroni ma non è mai stato possibile. Non è più il tempo delle chiacchiere e dei ragionamenti buonisti. Il Viminale porti via tutti i tunisini. Ci aiuti il presidente Napolitano che si è sempre dimostrato sensibile nei nostri confronti. Venga da noi.  La situazione è ad alto rischio, occorre fare presto qualcosa”. E’ chiuso nella sua stanza il primo cittadino, si difende come può. Scortato da tre agenti di polizia, dopo che stamattina tre lampedusani hanno tentato di aggredirlo, contestandogli di avere tenuto una linea morbida sull’immigrazione, in un cassetto dell’ufficio, De Rubeis tiene una mazza da baseball.

Tensione anche tra le forze dell’ordine che non sanno più come tenere a bada i migranti. Il segretario generale del sindacato di polizia Coisp dice: “Quello che succede a Lampedusa è la prova dell’incapacità del governo. Se ci scapperà il morto sappiano quei politici che oggi dormono o stanno a guardare, che non accetteremo lacrime istituzionali o inutile solidarietà”.

Ma la paura è tanta, soprattutto per i più piccoli. I bambini, infatti. non vengono fatti uscire dalle scuole: “Sono barricati negli istituti che sono un luogo sicuro” dice il sindaco De Rubeis, “abbiamo detto al personale di non farli uscire finchè la situazione non tornerà alla calma”.

“Mi devo difendere, e sono pronto a usarla, scrivetelo pure”, dice. “Siamo in presenza di uno scenario da guerra, – aggiunge – lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l’isola dopo avere incendiato ieri il centro di accoglienza”. Davanti al municipio ci sono decine di persone, alcune contestano il sindaco, altre urlano contro gli immigrati.

Sono circa un migliaio (per l’esattezza 1040) i tunisini che si trovano ancora a Lampedusa. Durante la notte due voli militari, effettuati con un C130 dell’Aeronautica, hanno trasferito circa cento immigrati verso la base di Sigonella. Il ponte aereo predisposto dal Viminale per accelerare le procedure di rimpatrio proseguirà anche oggi, con altri due voli.

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