L’AMACA DI DOMANI di e con Michele Serra, regia di Andrea Renzi

L’AMACA DI DOMANI di e con Michele Serra
regia di Andrea Renzi
scene e costumi di Barbara Bezzi
luci di Cesare Accetta
produzione SPAlive con la collaborazioni di TEATRI UNITI

TEATRO BRANCACCIO – Roma – 20 novembre 2019

8.000 E ROTTI OPINIONI

Non è facile scrivere una recensione del monologo che Michele Serra sta presentando in una serie di serate uniche in giro per l’Italia.

In primis perché le recensioni, come i corsivi che sono la sua specialità già dai tempi di Che tempo fa con Ellekappa sulla prima pagina del L’Unità veltroniana, sono opinioni e dopo aver visto lo spettacolo si è, almeno temporaneamente, molto cauti nell’esprimerle per iscritto. Ma anche e soprattutto perché il monologo è in realtà un cocktail shakerato a regola d’arte di riflessioni, opinioni, storie, tormentoni, battute sferzanti (sottotitolo de L’Amaca è Considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca) che andrebbero semplicemente riportate così come si susseguono. Raccontarlo davvero sarebbe trascriverne il testo.

Io sono però uscita dal teatro Brancaccio – tappa romana della tournée – con, ahimè, opinioni di tutti i generi, non solo sullo spettacolo. Chiunque abbia scritto almeno un tema alle elementari o si sia dovuto pentire di ciò che ha detto durante una litigata ha sperimentato la potenza della parola e le parole sono, comprensibilmente, al centro del monologo di uno come lui che ne ha fatto il proprio strumento di lavoro. C’è un gran bisogno di riflettere sulle parole e sul loro uso. Serra non fa un mero esercizio di stile, anche se tali esercizi possono grondare contenuti, come insegna Queneau. Ci mette sotto gli occhi in modo molto concreto l’apparenza – al centro del palco è piazzato un carrello da trasporto con la massa dei fogli impilati che costituirebbero i più di ottomila corsivi scritti in ventisette anni della rubrica su La Repubblica – e soprattutto la sostanza, facendo emergere con grande freschezza il racconto dei personaggi, della politica, della società, dei costumi che le sue parole hanno commentato.

Chi appartiene alla sua generazione coglie immediatamente la capacità di condensare in una battuta il clima culturale e politico d’antan, chi quel clima non l’ha vissuto ha l’occasione di vederlo chiaramente illuminato come da un brevissimo lampo. Badate bene, non si tratta di un’operazione nostalgica: è il presente il vero protagonista delle riflessioni dell’autore.

Per chi è questo spettacolo? Per tutti. Tutti quelli che hanno voglia di sbirciare nel mestiere dello scrivere e in quello, ben più diffuso e probabilmente più necessario, di guardarsi attorno e cercare di digerire la realtà o più ambiziosamente orientarvisi. Con pochissimi mezzi di gusto piuttosto iperrealistico – la mucca svizzera a dimensioni naturali sistemata sul proscenio, il semplice podio da cui per lo più parla Serra e le immagini, alternativamente naturali e grafiche, che scorrono sull’intero fondale –e con le parole, praticamente senza recitazione, il bersaglio è centrato. Le riflessioni dell’autore ci arrivano semplicemente e chiaramente.

Barbara Lalle

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