Lama Michel: un incontro spirituale e concreto per trovare il coraggio di amare

“E tu, quando hai avuto coraggio?” Lama Michel Rinpoche ha aperto con questo interrogativo la presentazione del suo nuovo libro Ci vuole coraggio per amare. Se stessi, gli altri e il mondo (Bompiani, collana Overlook), tenutasi presso l’Hotel Hilton di Roma EUR domenica 27 settembre. Il Lama attraversa la sala gremita con leggerezza, trasmette la sua profonda serenità interiore con grandi sorrisi, il viso luminoso, la presenza carismatica e insieme semplice; è una guida in quanto maestro spirituale (questo vuol dire Lama). A soli cinque anni Michel conosce il suo Guru-radice, T.Y.S. Lama Gangchen Tulku Rinpoche e successivamente viene riconosciuto all’età di otto anni come tulku – ovvero la reincarnazione di un precedente maestro buddista – da anziani e prestigiosi Lama. Inizia nel suo Brasile il cammino di conoscenza sotto la guida di Lama Gangchen Rinpoche e poi lo continua e lo perfeziona in Oriente: Tibet, Nepal e India. Una vita nel solco del Buddismo che affronta da giovane uomo quale è: vive la realtà di oggi, la sua grande capacità comunicativa non disdegna gli ausili tecnologici come YouTube. Dedica la sua vita al servizio dei centri religiosi e dei discepoli, opera per la divulgazione e la diffusione degli insegnamenti buddisti. Da anni ha la sua base ad Albagnano in provincia di Verbania, nell’ Healing Meditation Centre.  Lama Michel chiarisce, rivolgendosi al pubblico, di non scrivere per esigenze editoriali, ma quando ha un messaggio significativo da trasmettere attraverso la lettura di un libro che consente un approccio più riflessivo e profondo ai temi affrontati. C’era grande attesa per un nuovo incontro con lui dopo la presentazione del suo primo testo italiano Dove Vai Così Di Fretta? Buddhismo nella vita quotidiana, edito lo scorso anno con grande successo. Un viaggio alla riscoperta della felicità personale affrontato con umiltà, partendo dai dubbi e dalle difficoltà che ciascuno di noi incontra, per indurci a guardare la vita con occhi nuovi, ad abbandonare schemi rigidi e paure, e riscoprire il valore della consapevolezza e della gentilezza. E il Lama non ha deluso, guidando gli intervenuti in un viaggio alla riscoperta dell’Amore in tutte le sue accezioni: amore per sé stessi, per chi ci è caro e per l’umanità intera, facendoci scoprire che individuo e collettività sono una cosa sola, e fare del bene a noi stessi equivale a farne agli altri.

La citazione evangelica “ama il prossimo tuo come te stesso” consente al Lama di sottolineare che il Bene è il Bene, gli insegnamenti dei saggi e dei giusti conducono alle stesse conclusioni: partiamo dall’amore per noi stessi per amare gli altri con la stessa consapevolezza. In alcune voci contemporanee, come Il teologo Vito Mancuso, incontriamo concetti di simile apertura. Mancuso, riprendendo il pensiero di Jaspers, filosofo e psichiatra che individuò quattro personalità decisive per l’umanità Confucio, Socrate, Buddha e Gesù, li definisce i Quattro Maestri: Socrate, l’educatore; Confucio, il politico; Gesù, il profeta; Buddha, il medico. Nel pensiero di questi personaggi troviamo insegnamenti ancora validi e preziosi per noi, uomini e donne di oggi, per acquisire consapevolezza nelle difficoltà dell’esistenza, convivere con il caos esistente e trovare l’autentica pace interiore. Mancuso individua nella via del Buddha quella che può aiutare la mente contemporanea a riscoprire la calma, il silenzio, il tornare in sé stessi, anche attraverso la meditazione e reimparando a respirare, perché abbiamo bisogno di pace, di dolcezza, di mitezza.Buddha il medico, vede e sente il dolore dei viventi e ne prova compassione. Consapevolezza, empatia e quindi compassione sono anche alla nostra portata.


Tornando alla domanda iniziale ed alla provocazione che cela per ognuno di noi, Lama Michel ci svela che il coraggio che ci viene richiesto non è quello dell’eroe che si butta nella lotta ma quello rappresentato ancora oggi dall’atto più rivoluzionario in un mondo sempre più sconvolto da egoismo e conflitti: amare. Il nostro limite di singolo è quello di non poter cambiare molte delle situazioni che ci circondano e tantomeno le persone. Ma possiamo cambiare il nostro atteggiamento verso esse, quindi le narrazioni dietro le quali spesso ci nascondiamo. Amare richiede il coraggio di modificare il nostro sguardo sulla realtà e quindi le nostre parole e quindi le nostre azioni. Trasformando le nostre narrazioni interiori, possiamo cambiare il mondo, facendo semplicemente la nostra parte di bene.  Nella sua visione ritroviamo il principio che apre la carta fondativa dell’UNESCO, “poiché le guerre nascono nella mente degli esseri umani, è nella mente che vanno costruite le difese della pace”.

Da qui inizia il percorso di amore in tre tappe che il Lama ci propone: il coraggio di amare noi stessi, il coraggio di amare gli altri, il coraggio di cambiare sguardo. Amare noi stessi comporta due sfide: abbandonare ciò che ci fa male anche quando ci piace, e coltivare ciò che ci fa bene anche quando non ci piace. Sappiamo che non è facile, ma questa è la via che ci conduce all’autenticità e ci libera dal vittimismo delle circostanze che spesso invochiamo per difenderci. Per amare gli altri dobbiamo uscire dall’egoismo, che oggi è sollecitato anche dall’autoreferenzialità che lo smartphone e l’uso delle tecnologie ci propongono, invitandoci subdolamente a pensare che tutto sia a nostra disposizione, senza bisogno degli altri. Invece dobbiamo ricominciare a “vedere” l’altro ad occhio nudo, riprendere a stare insieme anche quando è faticoso, perché la vita è fatta di relazioni e in fondo agli altri dobbiamo sempre gratitudine per qualcosa. Lama Michel ci dimostra che l’altruismo non è l’opposto dell’egoismo, ne è l’estensione matura, perché “egoisticamente parlando, è meglio essere altruisti”. Cambiare lo sguardo sugli altri e il mondo è fondamentale per dare il nostro contributo al cambiamento ed alla pace. La nostra percezione delle cose è personale, filtrata dalle nostre emozioni, dalla storia personale e dalla cultura in cui viviamo. Chiudendoci tutti in questa parzialità, pensiamo di avere in mano l’unica “Verità”. Invece “La verità si trova fra le verità” un concetto difficile che il Lama ci spiega differenziandolo dal relativismo: il falso esiste, ed è ciò che non può sostenere le caratteristiche che gli attribuiamo, ma riconoscere altre verità significa aprirci alle prospettive degli altri, non temere il diverso da noi, perché sono queste le narrazioni personali e collettive che creano i conflitti, personali e globali, fino alle guerre. Contro le polarizzazioni crescenti propone la frequentazione del diverso: “Non esiste pace senza amore”. Iniziando ad accogliere chi siamo, ci dirigiamo verso chi vogliamo diventare e “allora scopriremo che individuo e collettività sono una cosa sola, e fare del bene a noi stessi è farne agli altri”.

Gli incontri con Lama Michel si chiudono sempre con un coinvolgente momento dedicato a chiunque gli si avvicini per una parola, un abbraccio, una dedica. La sua autorevolezza nella semplicità delle parole rende la filosofia e la pratica buddhista disponibile per chiunque, senza barriere religiose o ideologiche, ma portando una luce di spiritualità laica nella vita di tutti.

Isa Maiullari

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