Al teatro Quirino dal 25 novembre al 7 dicembre, va in scena “La vedova scaltra”, una storia di emancipazione femminile che, proprio il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, si rivela attuale ricordandoci quanto anche l’amore possa nascondere insidie. Con questo testo teatrale Carlo Goldoni si stacca dalla commedia dell’arte per inaugurare l’epoca della moderna commedia di carattere, dove esplora la psicologia dei personaggi e ci regala la prima delle sue grandi figure femminili, Rosaura. La regia e l’adattamento del testo sono di Giancarlo Marinelli che lo scorso anno ha rappresentato questa stessa commedia in Francia con grande successo, sempre con protagonista Caterina Murino.
Un Arlecchino musico introduce lo spettacolo con alcune battute spiritose ed ecco che, all’aprirsi del sipario, siamo subito calati nella suggestione di Venezia. Gli elementi della scena richiamano le finestre allungate dei palazzi nobiliari della città e al di là dei vetri scorgiamo, sull’acqua tremolante di un canale, brillare la luce della luna. Quattro nobiluomini negli eleganti costumi dell’epoca, scherzano tra di loro parlando in particolare di una giovane affascinante vedova, Rosaura, come di una conquista da tentare e con questo proposito si sfidano a sedurla e a sposarla. Rosaura era andata in sposa giovanissima ad un anziano benestante che l’aveva presto lasciata vedova e con un buon patrimonio da portare in dote in caso di un successivo matrimonio. La storia gira intorno alla scelta ragionata di un secondo marito, stavolta dell’età giusta a soddisfare i desideri di una donna ancora giovane e curiosa della vita. Confidente e complice della protagonista sarà la sua cameriera, Marionette, una ragazza francese briosa e acuta che potrà godere anch’essa di una futura felicità sposando uno dei pretendenti scartati da Rosaura. Da questo patto femminile ha inizio l’esame dei quattro pretendenti di quattro diverse nazionalità: l’inglese Milord Runebif, il francese Monsieur Le Bleau, lo spagnolo Don Alvaro di Castiglia e l’italiano Conte di Bosco Nero. Ognuno di loro è caratterizzato secondo quelle che erano ritenute le peculiarità dei paesi d’origine, l’inglese pragmatico, il francese raffinato e vanitoso (un uomo “so vain” come nella canzone di Carly Simon), lo spagnolo sanguigno e orgoglioso, l’italiano appassionato ma troppo geloso. La valutazione di Rosaura è attenta e razionale, chi le potrebbe offrire la felicità coniugale senza soffocarne la personalità e l’indipendenza guadagnata con la sua esperienza di vita? L’atteggiamento geloso e possessivo del Conte non piace alla giovane vedova, che pur ne apprezza la tenerezza e la passionalità: anche Marionette la incalza su questo, le fa notare che i francesi stimano le donne intelligenti e di spirito, gli inglesi cercano l’autonomia femminile e gli spagnoli amano le donne di carattere che sappiano domarne la focosità istintiva. Dunque, la gelosia, la possessività, erano viste anche allora come un segno pericoloso per una donna? Ci dobbiamo riflettere oggi: come controllare questi sentimenti perché non diventino un alibi della violenza maschile? Rosaura rimprovera il Conte per i suoi atteggiamenti, mettendo in chiaro cosa non accetterebbe. Allo stesso modo tiene a bada gli altri tre, sempre ragionando sui limiti delle loro caratteristiche e quindi sull’opportunità di diventarne la moglie. Non riuscendo comunque a decidere chi scegliere, la vedova si fa scaltra mettendo alla prova ognuno di loro con la tentazione dell’avventura con una misteriosa donna mascherata. Questo stratagemma sarà decisivo per chiarirsi le idee sui quattro pretendenti e fare finalmente la scelta migliore.
Gli interpreti della commedia meritano tutti un elogio. Gli attori recitano tutti con la loro voce senza microfoni, cosa molto apprezzabile. Caterina Murino, bellissima nelle preziose crinoline, interpreta magnificamente il suo ruolo, è dolce ma determinata, ritrosa come le dame dell’epoca e risulta sempre convincente, sia da donna razionale che quando il sentimento la farebbe pendere su uno dei pretendenti. Ad esempio, quando l’inglese vuole stupirla, in anticipo sul loro incontro, facendole recapitare un prezioso anello, ma Caterina/Rosaura rifiuta sdegnata perché non vuole essere comprata. La cagliaritana Caterina Murino vive in Francia da anni, è anche una gemmologa e produce una linea di gioielli con cui vuole far conoscere l’artigianato sardo della filigrana in oro in tutto il mondo. È un’attrice completa, da apprezzare per tanti lavori e non solo per i suoi inizi, peraltro rimarcabili, come la Bond girl di Casinò Royale. Serena Marinelli è una frizzante Marionette, scaltra quanto la sua padrona, bravissima nei tempi scenici. Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano, Lorenzo Volpe ben calati nei quattro pretendenti, si muovono sicuri sulla scena dove passano da amici a rivali in poche battute. Siamo immersi nella Venezia della metà del ‘700, la città è l’altra vera protagonista della messa in scena: poche strutture, di cui alcune mobili, si illuminano con le suggestive proiezioni di Francesco Lopergolo che ci trasportano nelle calli e nei canali con un prevalere di immagini notturne che ricordano film ambientati nella città lagunare, come il misterioso “Cortesie per gli ospiti” di Paul Schrader, con passaggi notturni di figure celate da maschere e fatte quasi di sola ombra, perché quando le storie sono ambientate lì, la città non è mai subalterna ma impone la sua unicità. Si poteva rappresentare immagine più suggestiva del duello al primo sangue tra il Conte italiano e il nobile inglese nella fredda alba di una Venezia lambita dal nevischio, col sottofondo potente del 4° concerto di Vivaldi intitolato all’Inverno? La potenza evocativa del teatro esplode con le musica, le espressioni dei protagonisti, le spade luccicanti roteate in cielo…da non perdere, assolutamente. Una menzione speciale va a Enrico Bonavera, l’Arlecchino ufficiale del Piccolo Teatro di Milano già allievo “di bottega” di Ferruccio Soleri, l’Arlecchino per eccellenza, con tempi comici e mimica perfetti. La commedia diverte gli spettatori grazie anche ai suoi interventi, Arlecchino in questa piece è servitore maldestro di ben quattro padroni, poiché è incaricato da ognuno dei cavalieri di consegnare doni e missive che li mettano nelle grazie di Rosaura e riesce invece a complicare la trama a modo suo. Infine, va ricordato il personaggio invisibile dello zio di Rosaura, presso il quale lei vive da quando è vedova: la voce possente dello zio Pantalone è quella registrata di Jean Reno che entra sul palco di prepotenza imponendo la sua presenza e regalando momenti imperdibili. Meravigliosi i costumi, curatissimi, di Nicolao Atelier Venezia, regalano la magia che ci si aspetta da una rappresentazione settecentesca. La regia di Marinelli, di elevato calibro, con le sue trovate sceniche rende contemporaneo questo teatro pur senza intaccarne lo spirito classico. È una riduzione in un atto unico che scorre senza mai far distrarre gli spettatori. Probabilmente proprio di Marinelli l’ultima battuta di Marionette recitata in un soffio, mentre esce dal palcoscenico: Rosaura ormai ha scelto il suo nuovo marito, Marionette andrà sposa di un altro dei pretendenti ma fa notare alla padrona che il suo prescelto le ha già imposto alcune “condizioni”, Rosaura ormai innamorata le dice «Pazza! tu non conosci la mia felicità» e la servetta risponde “La felicità non conosce le donne”. Forse una riflessione dolce amara, ma che proprio in queste giornate di proclami sulla libertà femminile di vivere ma anche di uscire dai rapporti amorosi, rimane lì, un soffio di dubbio.
Isa Maiullari
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.

