La triade: Trump, Putin e Netanyahu. E se fossero d’accordo su Ucraina e Iran?

Nella geopolitica contemporanea esiste sempre un livello visibile e uno invisibile. Il primo è fatto di dichiarazioni ufficiali, di conferenze stampa, di comunicati diplomatici. Il secondo si muove sotto la superficie, tra convergenze di interessi che non vengono dichiarate ma che spesso spiegano meglio degli slogan ciò che accade davvero. In questo spazio opaco si colloca l’ipotesi, non ancora dimostrabile ma sempre meno implausibile, di una convergenza strategica tra Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu sui due principali dossier geopolitici del momento: Ucraina e Iran. La semplice idea di una triade informale tra Washington, Mosca e Tel Aviv può apparire paradossale. Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore militare dell’Ucraina, la Russia ne è l’invasore, Israele è formalmente estraneo a quel conflitto. Eppure le logiche della politica internazionale raramente seguono la linearità delle alleanze ufficiali. Più spesso seguono la matematica degli interessi. Partiamo dal dato più recente. Trump e Putin hanno discusso direttamente sia della guerra in Ucraina sia della crisi iraniana in una conversazione telefonica durata circa un’ora, segnale evidente che i due dossier vengono ormai trattati come parte di uno stesso equilibrio strategico. Allo stesso tempo Trump ha ribadito che la decisione finale su come concludere la guerra contro l’Iran verrà presa insieme a Netanyahu, sottolineando la stretta cooperazione tra Washington e Israele. Reuters Questi due fatti, presi isolatamente, non dimostrano nulla. Presi insieme suggeriscono però qualcosa di più interessante: l’eventualità che Ucraina e Medio Oriente siano ormai parte di una stessa partita geopolitica.

Dal punto di vista di Trump la logica sarebbe relativamente semplice. Il presidente americano ha bisogno di chiudere due conflitti contemporaneamente: quello europeo e quello mediorientale. La guerra in Ucraina dura da oltre quattro anni e consuma risorse politiche, militari e finanziarie. Il conflitto con l’Iran, dopo le operazioni militari condotte insieme a Israele, rischia invece di allargarsi a tutto il Medio Oriente.Gestire entrambe le crisi richiede un equilibrio impossibile senza il coinvolgimento diretto di Mosca. La Russia non è soltanto il principale attore militare in Ucraina, ma è anche uno dei pochi paesi con relazioni strutturate con l’Iran. Putin può quindi essere contemporaneamente parte del problema europeo e potenziale intermediario nella crisi mediorientale.Qui emerge il possibile punto di contatto tra Trump e Putin. Mosca potrebbe ottenere ciò che cerca in Ucraina — cioè il riconoscimento di una nuova realtà territoriale o almeno un congelamento del conflitto — in cambio di un ruolo nel contenimento della crisi iraniana o nella stabilizzazione della regione. Non sarebbe la prima volta nella storia che due teatri di guerra vengono negoziati insieme.In questa ipotesi Netanyahu non sarebbe un semplice alleato di Trump ma il terzo vertice della triangolazione. Israele ha un obiettivo strategico chiarissimo: neutralizzare definitivamente la minaccia nucleare e militare iraniana. Le recenti operazioni congiunte con gli Stati Uniti hanno già cambiato gli equilibri regionali, tanto che il governo israeliano parla apertamente di una trasformazione dell’intero Medio Oriente. Se Israele ottenesse la distruzione o la paralisi del programma nucleare iraniano, potrebbe accettare con minore resistenza un nuovo equilibrio internazionale anche in altri teatri. In altre parole: se la questione iraniana venisse risolta a favore di Israele, Tel Aviv avrebbe meno incentivi a opporsi a una soluzione negoziata in Ucraina.La convergenza di interessi diventerebbe quindi sorprendentemente logica. Trump otterrebbe la fine di due guerre e la rivendicazione di una grande mediazione globale. Putin consoliderebbe i risultati militari in Ucraina e rafforzerebbe il suo ruolo di potenza indispensabile nella sicurezza mediorientale. Netanyahu neutralizzerebbe il principale nemico strategico di Israele.Naturalmente esistono ostacoli enormi a questo scenario. Il primo è l’Iran stesso, che difficilmente accetterebbe di diventare la moneta di scambio di una grande trattativa internazionale. Il secondo è l’Europa, che difficilmente digerirebbe un accordo percepito come una legittimazione delle conquiste territoriali russe. Il terzo è la complessità stessa delle relazioni tra Mosca e Teheran, che restano partner strategici nonostante le ambiguità.Eppure la storia delle grandi potenze insegna che gli equilibri globali non nascono quasi mai dalla coerenza morale ma dalla convergenza temporanea di interessi. Yalta, Camp David, Vienna, Helsinki: ogni grande accordo internazionale è stato il risultato di compromessi che in precedenza sembravano impensabili.Per questo la vera domanda non è se Trump, Putin e Netanyahu siano alleati. Non lo sono. La domanda più interessante è se i loro interessi possano momentaneamente coincidere.Se ciò accadesse, il mondo scoprirebbe ancora una volta che la geopolitica non è un gioco di amici e nemici ma di opportunità. E che talvolta le guerre finiscono non quando qualcuno vince, ma quando i protagonisti trovano conveniente chiuderle nello stesso momento.

Andrea Viscardi

Circa R

Riprova

Dopo il No degli italiani Giorgia Meloni corre ai ripari conscia che il governo è al capolinea

Il segnale arrivato dalle urne è netto e difficilmente equivocabile,un No che pesa più della …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com