La svolta di Bruxelles: “Pronti a difendere i diritti umani contro l’assalto globale”

La nuova offensiva diplomatica dell’Unione Europea parte da un grido d’allarme: “C’è un assalto generalizzato contro l’ordine internazionale basato sulle regole”. Con un documento di 27 pagine approvato al termine della 4151ª riunione del Consiglio, l’Ue ha messo a punto la strategia per il 2026 nei fora delle Nazioni Unite. Il messaggio è chiaro: difendere l’universalità dei diritti umani in un mondo che cambia rapidamente, dove i vecchi alleati vacillano e i nemici stringono le fila. Al centro della strategia, presentata il 30 gennaio 2026, c’è la volontà di contrastare il “pushback” contro i diritti umani. Bruxelles si presenta come un “partner prevedibile e affidabile”, ma anche come un attore pronto a usare tutti gli strumenti a disposizione, compreso il regime di sanzioni globali, per ottenere risultati concreti. Il documento dedica ampio spazio alla guerra in Ucraina. L’Ue condanna “nei termini più forti possibili” l’aggressione russa e rilancia l’allarme sulle violenze sistematiche. “Le autorità russe hanno commesso crimini contro l’umanità”, si legge, citando torture, esecuzioni sommarie e la deportazione forzata di minori. Su questo fronte, Bruxelles rilancia la proposta di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione e sostiene i lavori per un meccanismo di risarcimenti. Non solo: si chiede il rinnovo del mandato della Commissione d’inchiesta Onu e si insiste sulla necessità che Mosca ritiri tutte le truppe. Sul fronte mediorientale, il testo rappresenta un delicato equilibrio. Si condannano “tutte le violazioni del diritto internazionale nell’intero Territorio Palestinese Occupato” e si accoglie con favore la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza. L’Ue ribadisce il proprio impegno per la soluzione dei due Stati, ma alza il tiro contro le politiche israeliane: si chiede a Tel Aviv di non attuare la legge sulle Ong nella sua forma attuale e si condanna l’escalation della violenza dei coloni in Cisgiordania. Un passaggio chiave riguarda il diritto internazionale: “Le ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia sono giuridicamente vincolanti”. Pechino è sotto la lente di ingrandimento. L’Ue esprime “grave preoccupazione” per la situazione nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong. Si chiede alla Cina di collaborare pienamente con l’Alto Commissario Onu e di attuare le raccomandazioni sul rapporto relativo alle violazioni nello Xinjiang. “Monitoreremo da vicino la società civile e i singoli casi di difensori dei diritti umani”, si legge. Sul tavolo anche l’Iran, con un appello a fermare le esecuzioni e a porre fine alla discriminazione contro donne e minoranze. Per l’Afghanistan, la condanna è senza appello: le violazioni dei talebani contro le donne e le ragazze “possono equivalere a persecuzione di genere, un crimine contro l’umanità”. Il documento diventa più esplicito sui temi etici. L’Ue ribadisce il proprio impegno per la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR), definendoli parte integrante del consenso europeo sullo sviluppo. Un passaggio che in passato ha creato frizioni con paesi conservatori e con la Santa Sede. Bruxelles promette di essere “vigile” contro ogni tentativo di rimuovere o alterare il linguaggio concordato su questi temi. Sul fronte LGBTI, l’impegno è per la depenalizzazione universale delle relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso e per la fine di ogni forma di violenza. In un contesto globale di chiusura degli spazi democratici, l’Ue promette di proteggere i difensori dei diritti umani e di contrastare la “repressione transnazionale”, ovvero le minacce che colpiscono i dissidenti anche oltre i confini del loro paese d’origine. Viene ribadito il sostegno alla Corte Penale Internazionale, messa sotto pressione da più parti, e si chiede la fine della pena di morte in tutti i casi. Con questo pacchetto, l’Europa si prepara a un anno impegnativo alle Nazioni Unite, dove il fronte dei paesi autoritari è sempre più organizzato e dove il consenso sui valori universali non può più essere dato per scontato.
Paolo Iafrate

Circa Redazione

Riprova

Calabria, gli idonei danno fiducia al centrodestra e rinunciano alla manifestazione di protesta

Gli idonei calabresi della pubblica amministrazione danno fiducia al centrodestra e rinunciano alla manifestazione di …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com