La sinistra usa Zaki per il suo no a volo di Stato e incontri politici. Il marò Latorre: ‘Caro Zaki, serve rispetto’

Rifondazione Comunista  usa Zaki per attaccare il governo a testa bassa: ‘Un grande plauso a Patrick Zaki che, avendo rifiutato il volo di Stato e l’accompagnamento diplomatico, ci ha risparmiato l’ennesima passerella di Giorgia Meloni e del suo governo. Un atto di coerenza che gli fa onore due volte. La prima perché si smarca da un’operazione meramente propagandistica costruita ad arte sulla sua vicenda. Basti pensare allo scarso lasso di tempo passato tra la notizia della sentenza e la decisione della grazia. Tutto casuale? La seconda perché con tale vicenda si scambia la libertà di una persona detenuta ingiustamente con l’omertà su un nostro connazionale torturato e ucciso brutalmente dai servizi di sicurezza egiziani. Al di là delle chiacchiere del ministro Antonio Tajani, non è un mistero che il nostro Paese continui a fare affari d’oro con il governo egiziano che si è sempre rifiutato platealmente di collaborare con le nostre autorità per consegnare all’Italia i militari imputati per il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Il governo Meloni ha un solo modo di dimostrare che quello che diciamo non sia vero: farsi consegnare gli imputati per l’omicidio di Giulio Regeni o interrompere immediatamente le relazioni diplomatiche ed economiche con l’Egitto’.

Il ritorno in Italia di Patrick Zaki un evento di «portata storica» per la sinistra italiana, spiazzata forse dal risultato politico che a Roma raccoglie il governo Meloni con la conferenza su immigrazione e sviluppo con i capi di Stato delle Nazioni dell’Africa. La sinistra studia una mossa per coinvolgerlo nella sua battaglia politica. Il Pd l’ha già inserito tra gli ospiti delle Feste dell’Unità.  Il sogno di tutti però è la coppia Rackete-Zaki al Parlamento europeo a Bruxelles nel 2024 anche  se Zaki non ha la cittadinanza italiana. L’ex ministro Andrea Orlando plaude alla scelta di non accettare l’offerta del volo di Stato: ‘Credo che quando lo Stato riporta a casa Zaki fa il suo dovere, quando realizza una estradizione di un criminale fa il suo dovere, quando riesce ad assicurare alla giustizia fa il suo dovere. Le photo opportunity sono una cosa di troppo che andrebbero cancellate. Un Paese normale è un Paese nel quale quando si raggiunge un obiettivo si gioisce nell’insieme ringraziando tutti quelli che hanno contribuito ad ottenere quel risultato, non un Paese nel quale ci mette la faccia il ministro o il sottosegretario’. Il ricercatore egiziano ha detto no a Meloni e Tajani. Ma vorrebbe stringere la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e potrebbe scapparci un incontro nei prossimi giorni. Zaki è salito sul palco del cinema in piazza Maggiore a Bologna, salutato dal sindaco Matteo Lepore. E la segretaria del Pd Elly Schlein, a sorpresa, si è seduta in prima fila.

Nonostante il ringraziamento rivolto al governo guidato da Giorgia Meloni – mesi di lavoro sottotraccia – il trentaduenne ha rifiutato volo di Stato e autorità per il suo ritorno nel Belpaese. Una scelta legata alle sue inclinazioni politiche e accolta con grande entusiasmo dall’opposizione, con rispetto dall’esecutivo. Perentorio, invece, il marò Massimiliano Latorre che in una intervista rilasciata al quotidiano Libero gli ha dato una vera e propria lezione. ‘Caro Patrick – ha detto – serve rispetto’.

Insieme a Salvatore Girone, il marinaio del Battaglione San Marco è stato vittima di una vera e propria odissea giudiziaria intentata dall’India con l’accusa di aver ucciso il 15 febbraio del 2012 due pescatori del Kerala in una operazione anti-pirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie. L’addebito si è rivelato infondato, come stabilito dal Tribunale italiano, ma i due marò hanno attraversato anni difficili, complice l’abbandono da parte delle istituzioni. Diverso il caso di Zaki, che ha fatto di tutto pur di non stringere la mano al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, il giudizio di Latorre è categorico: ‘Io sono un militare: purtroppo questa esperienza mi ha aperto gli occhi su altri aspetti a me prima sconosciuti, ciò non mi consente di giudicare a priori senza conoscere fatti e protagonisti – ha spiegato nell’intervista a Libero – posso dirle che, personalmente, non ne avrei fatto una questione ideologica e politica, mi sarei fatto guidare dal buonsenso, dall’educazione, dal rispetto e soprattutto dalla riconoscenza’.

Insomma, puoi pensare tutto il male possibile di un governo, ma la gratitudine per aver lavorato alacremente per la tua liberazione sarebbe il minimo. Invece Zaki ha optato per silenzi imbarazzanti, strizzando l’occhio a una sinistra che sogna di farlo diventare un punto di riferimento. E non mancano le voci su una sua candidatura a stretto giro di posta. La mancanza di gratitudine non è andata giù a Latorre.

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