Al teatro Vascello è in scena fino al 16 ottobre, “La signorina Giulia”, tragedia in atto unico, scritta nel 1888 da August Strindberg.
La black box, del quartiere Monteverde di Roma, propone questa opera del Maestro svedese con adattamento e regia del giovane e talentuoso Leonardo Lidi che nel giugno 2021 ha debuttato in prima nazionale al Festival dei Due Mondi di Spoleto, prodotto da TSU, Teatro Stabile dell’Umbria.
Ambientata in una notte d’estate di fine Ottocento in una cittadina svedese, l’opera affronta il tema dell’interazione tra classi sociali e tra il genere maschile e quello femminile. Incontro/scontro che porta alla difficoltà di comprensione. Quest’opera fu oggetto di uno scandalo clamoroso nella società puritana e conformista dell’epoca.
In scena tre attori, Giuliana Vigogna, Christian La Rosa e Ilaria Falini, per i tre personaggi, scritti dal drammaturgo di Stoccolma: la signorina Giulia, il domestico Gianni e la cuoca Cristina.
Giulia, venticinquenne figlia del conte, passa la serata di San Giovanni alla festa della servitù, mentre il padre è assente. Cerca di sedurre il giovane cameriere Gianni, il quale si dichiara innamorato di lei, nonostante sia impegnato con la cuoca.
Ognuno a suo modo è inchiodato alla propria condizione socio economica. Giulia trasgredisce. Per lei e per la sua classe sociale, ribellarsi è decidere di passare una notte con un servitore. Anche il servitore però vorrebbe ribellarsi alla propria esistenza, trasgredendo ruoli alla ricerca di un superamento dello status quo.
Gli attori, molto efficaci sia a livello attoriale, che al livello fisico performativo, si muovono per quel che possono all’interno di una scena astratta, geometrica, composta da due spazi comunicanti, un cunicolo e una fossa, un tetris nero.
Oltre ad essere esteticamente belle, la scena e le luci di Nicolas Bovey, sono funzionali alla narrazione: essere in piedi, eretti, è complesso, anzi impossibile. È una ricerca. Tanto la scena è moderna quanto invece i costumi di Aurora Damanti sono di foggia ottocentesca.
Uno spettacolo ben orchestrato e curato di un’ora e venti minuti, di teatro naturalistico.
Foto Lorenzo Porrazzini
Barbara Lalle
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