Al Teatro Costanzi, il melodramma eroico torna dopo ventidue anni in un nuovo allestimento. La direzione di Michele Mariotti e la regia di Emma Dante convincono il pubblico.
Il Teatro Costanzi ha registrato un pieno di pubblico e un entusiasmo palpabile la sera di martedì 26 maggio 2026 per il ritorno del Tancredi di Gioachino Rossini. Il melodramma eroico in due atti, su libretto di Gaetano Rossi tratto da Voltaire, mancava dalle scene dell’Opera di Roma da ben ventidue anni. Questa nuova produzione ha beneficiato di una forte copertura mediatica, con la trasmissione in diretta della prima su Radio3 e la successiva programmazione in prima serata su Rai5 a cura di Rai Cultura.
Composta nel 1813 da un Rossini appena ventunenne, l’opera viene presentata a Roma nella sua versione tragica di Ferrara, che il compositore approntò poco dopo il debutto veneziano per fedeltà al testo originale di Voltaire. Si tratta di una scelta musicale di grande interesse, che sostituisce il tradizionale lieto fine con pagine che il Direttore musicale Michele Mariotti descrive, nel programma di sala, come «rarefatte e stranianti», concepite per descrivere il progressivo allontanarsi del corpo e dell’anima del protagonista.
L’impatto visivo dello spettacolo, firmato da Emma Dante (Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Teatro 2026), si sviluppa attorno all’iconografia dei pupi siciliani. I bozzetti di scena si traducono sul palco in grandi fondali dipinti in stile popolare e dai colori sgargianti, che riproducono una Sicilia volutamente naïf: il mare all’alba, la campagna arsa dal sole e una barca di cartone.
I personaggi si presentano inizialmente con le armature e i pennacchi tipici dei paladini di legno, sdoppiati in scena: davanti si muovono gli attori-mimi della compagnia e subito dietro i cantanti in abiti neri, che agiscono come manovratori, ispirandosi alla prassi teatrale del maestro puparo Mimmo Cuticchio.
Come spiegato dalla regista, l’intento è quello di usare il folclore per poi scardinarlo. Nel corso dei due atti, l’atmosfera si fa più cupa e astratta: i costumi tradizionali cadono e i cantanti assumono direttamente le sembianze umane dei personaggi.

Il principale motivo di discussione tra gli appassionati e la critica ha riguardato la decisione di affidare il ruolo eponimo al controtenore Carlo Vistoli, superando la prassi consolidata che vede Tancredi interpretato da un mezzosoprano en travesti. Sebbene i puristi della filologia abbiano espresso riserve, la storia del teatro d’opera ricorda come l’estetica rossiniana guardasse ancora al tramontante modello dei castrati. Al di là delle dispute accademiche, assistere alla recita del 26 maggio ha restituito il dato più importante: la riuscita musicale.
Vistoli ha offerto una prestazione di alto livello, dimostrando precisione millimetrica nelle agilità e una notevole tenuta tecnica, arrivando a cantare passaggi complessi anche in posizione distesa sul palcoscenico. A margine dello spettacolo, in un breve scambio di battute, il controtenore ha commentato con ironia la prestazione fisica: «Di posizioni strane ormai in scena sono abituato a farne!» L’interprete ci ha spiegato di aver affrontato questo debutto cercando la massima naturalezza esecutiva, nel pieno rispetto della scrittura di Rossini, dichiarandosi molto colpito dall’accoglienza calorosa del pubblico romano, che alla fine della recita del 26 maggio si è tradotta in un indiscutibile successo personale. Il timbro del controtenore, d’altronde, si inserisce coerentemente nella dimensione di sospensione e fluidità emotiva ricercata dalla regia.

La serata del 26 maggio è stata contrassegnata dal debutto nel ruolo di Giuliana Gianfaldoni nei panni di Amenaide, impegnata nella sua unica recita in cartellone. Il soprano ha superato la prova con ottimi risultati, mettendo in luce una spiccata ricerca nelle sfumature e nei suoni sottili, unita a un controllo sicuro dei pianissimo e a una solida tenuta scenica. I complessi duetti con Vistoli sono stati assecondati con equilibrio dalla concertazione di Michele Mariotti, che ha lavorato con attenzione sulle dinamiche orchestrali per bilanciare il peso degli strumenti moderni con le esigenze del canto rossiniano.

Nel ruolo di Argirio, il tenore Antonino Siragusa (chiamato a sostituire l’indisposto Enea Scala) ha fatto valere la propria esperienza, mostrando uno squillo sonoro e una pulizia di timbro perfettamente aderenti alla scrittura del ruolo. Luca Tittoto ha delineato un Orbazzano di forte presenza drammatica e vocale, risultando pienamente convincente nella sua imponente emissione.

Il cast è stato completato con successo dalle due giovani artiste provenienti dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera: Ekaterine Buachidze (Isaura), che ha mostrato precisione e una buona vocalità, e Maria Elena Pepi (Roggiero), che ha risolto con efficacia e pertinenza scenica un ruolo breve ma necessario all’economia del dramma. Positiva e precisa, infine, la prova del Coro diretto da Ciro Visco.
Il successo di questo Tancredi dimostra come il repertorio operistico possa essere affrontato come materia viva, capace di accogliere varianti esecutive e registiche senza che il valore del capolavoro originale venga intaccato. Resta da vedere se la scelta della vocalità controtenorile per questo titolo aprirà la strada a una nuova consuetudine nei teatri o se incentiverà un ritorno alle interpretazioni femminili tradizionali. Certamente, l’operazione del Teatro dell’Opera di Roma ha raggiunto l’obiettivo di riportare all’attenzione del pubblico, con un’esecuzione musicale di alto livello, una delle pagine più profonde del catalogo rossiniano.
TANCREDI
Musica di Gioachino Rossini
Melodramma eroico in due atti
Libretto di Gaetano Rossi, da Voltaire
Direttore Michele Mariotti
Regia Emma Dante
Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Carmine Maringola
Costumi Emma Dante e Chicca Ruocco
Movimenti coreografici Manuela Lo Sicco
INTERPRETI
Argirio: Antonino Siragusa
Tancredi: Carlo Vistoli
Orbazzano: Luca Tittoto
Amenaide: Giuliana Gianfaldoni
Isaura: Ekaterine Buachidze
Roggiero: Maria Elena Pepi*
*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Foto Fabrizio Sansoni

Loredana Margheriti
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