L’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per l’avvio di colloqui sul programma nucleare di Teheran in una fase successiva. Lo riporta Axios. Secondo le fonti, la nuova proposta sarebbe stata presentata agli Usa tramite i mediatori pakistani. «La diplomazia è in una fase di stallo e la leadership iraniana è divisa su quali concessioni sul nucleare debbano essere messe sul tavolo. La proposta iraniana aggirerebbe questo problema, puntando a un accordo più rapido», osserva Axios. La proposta «si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense. Come parte di questo accordo, il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero su una fine definitiva della guerra». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe tenere lunedì un incontro sull’Iran con i suoi principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi.
Almeno 2.400 i marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz
Secondo un’associazione di categoria delle compagnie di navigazione petrolifera, ripresa dalla Bbc, sono circa 2.400 i marittimi che sono rimasti bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, chiuso al traffico marittimo. Tim Wilkins, direttore generale dell’associazione di categoria dei trasportatori di petroliere Intertanko, ha spiegato che a bordo si registrano «un’enorme quantità di ansia, stress e stanchezza, poiché gli equipaggi devono gestire le provviste di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti». Senza contare l’incertezza in merito a quando potranno tornare a casa.
Trump però ribatte che la stretta rimarrà finché non sarà raggiunto un accordo con Teheran. “Ci siamo molto vicini”, assicura il tycoon affermando che il regime ha accettato di sospendere il programma nucleare e ribadendo che l’uranio arricchito sarà portato negli Usa.
Dall’altra parte, Donald Trump non arretra. Il presidente americano ha dichiarato che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore in assenza di un accordo di pace con Teheran e ha lasciato intendere che la pressione potrebbe continuare fino a un’intesa complessiva, anche sul programma nucleare. Ai giornalisti ha spiegato che il blocco resterà “in vigore a pieno regime” finché l’accordo non sarà completo.
Non solo. Trump ha insistito anche sul dossier nucleare, tornando a sostenere che l’uranio arricchito iraniano sarà portato negli Stati Uniti. Una posizione che irrigidisce ulteriormente il confronto e che Teheran continua a respingere. Nello stesso quadro si inserisce anche la replica americana sul tema dei pedaggi. Trump ha assicurato che “non ci saranno pedaggi” nello Stretto, dopo che durante il conflitto l’Iran aveva imposto un costo di accesso e Washington aveva minacciato di intercettare le imbarcazioni che lo avessero pagato.
I dati di tracciamento hanno mostrato un convoglio di petroliere in movimento dal Golfo attraverso Hormuz, con navi adibite al trasporto di petrolio, gas di petrolio liquefatto e prodotti chimici. È un segnale che racconta bene la natura di questa crisi. Il passaggio non è semplicemente aperto o chiuso, ma sospeso in una zona grigia in cui gli annunci politici e militari convivono con una circolazione marittima ancora parziale e fragile. La conseguenza è che Hormuz resta formalmente contendibile e operativamente instabile, con il rischio che ogni dichiarazione possa trasformarsi in un nuovo scossone per traffici ed energia.
Segnali di disgelo, ma il confronto resta apertissimo
Dall’Iran sono arrivati anche segnali di parziale riapertura sul fronte aereo. Le autorità hanno annunciato la riattivazione dello spazio aereo nell’est del Paese e la ripresa dei voli in alcuni aeroporti, compresi gli scali di Teheran Imam Khomeini e Mehrabad, oltre a Mashhad, Birjand, Gorgan e Zahedan. Una normalizzazione graduale, subordinata però alla “prontezza tecnica e operativa” dei diversi settori coinvolti.
Ogni segnale di disgelo viene smentito dai fatti poche ore dopo. E così il “ballo” tra Iran e Stati Uniti ricomincia da dove si era interrotto, con Hormuz di nuovo chiuso e il mondo costretto ancora una volta a guardare verso quel tratto di mare da cui passa una quota decisiva degli equilibri globali.
Non sono aspetti secondari, visto che in autunno sono previste le elezioni parlamentari in Israele e lo schieramento di estrema destra di Netanyahu non è certo di ottenere la maggioranza. Netanyahu ha bisogno di vincere anche perché sta sfruttando la sua carica di primo ministro per ritardare e provare a sottrarsi al processo in corso contro di lui.
L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra, rinviando a una fase successiva i negoziati sul nucleare. Lo riporta Axios citando un funzionario statunitense e due fonti a conoscenza dei fatti. Secondo il sito, l’iniziativa punta a superare lo stallo diplomatico, in un contesto in cui la leadership iraniana resta divisa sulle concessioni da offrire sul programma nucleare. La proposta consentirebbe un accordo più rapido, separando il dossier militare da quello nucleare. Tuttavia, un’eventuale fine del blocco e del conflitto rischierebbe di ridurre il margine negoziale del presidente Donald Trump nei colloqui futuri, in particolare su due obiettivi chiave: la riduzione delle scorte di uranio arricchito e la sospensione dell’arricchimento da parte di Teheran.
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