“Il Venezuela in queste ore drammatiche non è sola: è atterrata da poco la squadra di soccorsi italiana e poche ore fa ho ricevuto un messaggio della presidente Meloni. Mi ha detto, ‘presidente, sono molto colpita dalle immagini della tragedia. Provo profondo dolore anche perché c’è una comunità italiana importante in Venezuela, e il Venezuela all’epoca aprì le sue braccia a chi venne nel suo Paese e ora l’Italia è commossa di fronte a questa situazione’”. Lo ha detto la presidente ad interim, Delcy Rodriguez, durante uno dei suoi frequenti briefing con il suo governo in questi momenti difficili per il suo Paese colpito dal terremoto.
Un secondo velivolo dell’Aeronautica Militare è decollato per il Venezuela, trasportando ulteriori squadre specializzate dei Vigili del Fuoco per fornire assistenza alla popolazione colpita dal terremoto nel Paese. Lo ha annunciato su X il ministero della Difesa. “Come disposto dal ministro Guido Crosetto – viene aggiunto nel post – prosegue il supporto della Difesa in coordinamento con Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Dipartimento della Protezione civile“.
È disastroso il bilancio del terremoto in Venezuela, tanto che si contavano già più di 920 vittime e 3360 feriti. Secondo il capo degli Affari umanitari dell’Onu, Tom Fletcher, oltre 50 mila persone sono ancora disperse dopo le scosse che si sono avvicendate. Al momento i soccorritori stanno provando a salvare almeno 172 superstiti che sono rimasti bloccati sotto le macerie delle strutture crollate.
Da Pratica di Mare è partito un velivolo dell’Aeronautica militare italiana con a bordo unità di soccorso dei vigili del fuoco e operatori dei servizi sanitari Regionali, che presteranno aiuto alla popolazione colpita dalla calamità. «La Difesa italiana, in coordinamento con Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Dipartimento Protezione Civile, è vicina alle comunità venezuelane colpite dal sisma. Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto, sostegno e protezione nei confronti di chi soffre», ha scritto su X il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Non solo. Il bilancio provvisorio sul terremoto ha indicato che tre italo-venezuelani sono morti, altri cinque sono rimasti feriti e 35 risultano dispersi. Eppure i numeri, secondo Open tra gli altri, sembrerebbero destinati a salire. Nel Paese vivono circa 150mila nostri connazionali registrati all’Aire, più di tremila nell’area più vicina all’epicentro tra Morón e La Guaira e altri 5.100 a Caracas.
Terremoto in Venezuela, il bilancio dei dispersi è tragico: sono 50mila e le vittime sono quasi mille
Il governo venezuelano ha appena annunciato di aver limitato l’accesso allo stato costiero di La Guaira, il più colpito dai due terremoti di magnitudo superiore a 7 gradi della scala Richter. Nello specifico il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, ha spiegato che l’entrata nello stato sarà limitata che chi lo farà sarà soggetto a una registrazione preventiva obbligatoria gestita dal governo centrale di Caracas. «L’obiettivo di questa misura – ha affermato – è controllare il flusso di persone verso la zona del disastro e ottimizzare l’organizzazione delle operazioni di emergenza, evitando così l’arrivo di persone che non abbiano compiti specifici di soccorso o assistenza assegnati nell’area. Poi ha aggiunto che «è stato allestito un centro di registrazione, come ha indicato la nostra presidente, presso il Poliedro di Caracas affinché le persone possano recarsi lì per ottenere l’accesso allo Stato di La Guaira».
L’attenzione da tutto il mondo, i soccorsi e i problemi di mobilità
Assieme all’Italia, almeno diciassette Paesi hanno inviato più di 1.600 soccorritori, unità cinofile, droni e mezzi per il sollevamento delle macerie. Da Washington, parlando all’evento Faith & Freedom Coalition, Donald Trump ha annunciato l’invio di personale americano a sostegno delle operazioni di soccorso: «C’è stato un terremoto terribile, molte persone sono morte. Abbiamo inviato molti americani ad aiutare. Abbiamo un ottimo rapporto con il Venezuela». Restano complesse le operazioni per rintraccere i superstiti, visto che i soccorritori sono spesso costretti ad interrompere il lavoro per le scosse di assestamento.
Le autorità nazionali hanno invitato la popolazione a non andare autonomamente verso le zone devastate, perché l’autostrada tra Caracas e la costa è bloccata e si rischia di rallentare il passaggio dei mezzi di emergenza. Tra le strutture danneggiate ci sono anche gli ospedali, i centri commerciali e le infrastrutture pubbliche. La speranza resta comunque viva, con il capo dei soccorritori cileni, Nadiomar Polanco, che ha sottolineato come sia possibile trovare persone ancora vive sotto le macerie.
Il dramma dei bambini rimasti soli
Secondo il Corriere della sera, oltre 70 mila famiglie sono state colpite dal sisma e migliaia di persone hanno trascorso una seconda notte nei rifugi di fortuna, nelle palestre allestite come centri di accoglienza o all’aperto. Ci sono anche dei posti in cui il terremoto ha attecchito meno, come a Yumare, il piccolo centro agricolo indicato come epicentro del sisma, che non ha registrato vittime. Si tratterebbe di un’anomalia che i geologi attribuiscono al terreno roccioso su cui sono posizionati gli edifici.
Ciò che preoccupa di più è la sorte dei minori rimasti soli o separati dalle proprie famiglie: alcuni di loro hanno perso ogni punto di riferimento e altri ancora vivono per strada. Numerose scuole li ospitano e l’organizzazione Sos villaggi ha iniziato un piano di emergenza di sostegno psicologico, distribuzione di beni essenziali, alloggi temporanei e spazi protetti per i più piccoli. «Quando un terremoto distrugge case e scuole – spiegano gli operatori – un bambino non perde soltanto un tetto. Ma anche il senso di sicurezza».
Ad annunciarlo Delcy Rodriguez: “Ogni vita è motivo di speranza”. L’ultimo bilancio è di 1.430 morti, 3.238 i feriti, 50mila dispersi
“Pochi minuti fa è stato tratto in salvo, vivo, un bambino di 11 anni a Caraballeda”, nel nord del Venezuela. Ad annunciarlo oggi domenica 28 giugno – con un post su X – la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese mercoledì 24 giugno. “In queste ore, ogni vita è motivo di speranza per il Venezuela”, ha aggiunto.
A oltre 70 ore dalle scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 l’ultimo bilancio è di 1.430 morti, 3.238 i feriti, 50mila dispersi e 3.142 le famiglie rimaste senza casa.
Da mercoledì sono state almeno 430 le scosse di assestamento. Altre due scosse forti, di magnitudo 4.9 e 4.8, sono state registrate ssbato al largo delle coste del Venezuela, secondo quanto riferisce l’United States Geological Survey. La scossa, riporta il sito del New York Times, è stata avvertita a Caracas dove case e palazzi hanno tremato.
Le operazioni di soccorso procedono tra enormi difficoltà, nel Paese devastato arrivano aiuti da numerosi Paesi, Italia compresa. In molte aree, le operazioni procedono a rilento e la popolazione lamenta la carenza di interventi e coordinamento. A La Guaira, la zona più colpita dal sisma, i cittadini cercano di rimuovere le macerie con ogni mezzo. Situazione critica in molti ospedali, in particolare tra Caracas e La Guaira: diverse strutture sono alle prese con carenze di acqua, antibiotici, soluzioni per flebo, anestetici.
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