La marcia dell’Alternos

Le celebrazioni di “Sa die de sa Sardigna”, con il convegno “In sos logos de Angioy”, sono state motivo di interessanti spunti di riflessione sui motti insurrezionali di fine Settecento, grazie alle relazioni di ricercatori e studiosi e a un’emozionante rappresentazione teatrale. Bono e Torralba, i comuni che hanno ospitato la manifestazione, potrebbero costituire il punto di partenza per creare un percorso storico-identitario della memoria, coinvolgendo altri centri che furono testimoni attivi della marcia rivoluzionaria di Giovanni Maria Angioy, come Sassari, Thiesi e Semestene. La proposta è arrivata dal direttore scientifico dell’Istituto Camillo Bellieni, Michele Pinna, ed è stata accolta con grande entusiasmo sia dal primo cittadino di Bono, Michela Sau, sia da quello di Torralba,  Giovanni Maria Uras, che hanno manifestato l’intenzione di portare a compimento l’iniziativa.Durante i lavori, per la prima volta è stato seriamente affrontato il tema del rapporto tra Angioy e la massoneria. «È un discorso che è stato sempre adombrato, ma che è centrale sia da un punto di vista biografico che politico,   ha spiegato Antonio Delitala, studioso di associazionismo massonico, perché  Angioy faceva parte della massoneria francese. Ciò lo mise in relazione con la grande tradizione libertaria e illuministica europea che in Sardegna si configurò nel patriottismo». Infine, i bravi attori della compagnia teatrale di Bono hanno realizzato una rappresentazione sulla tragica devastazione del loro paese da parte dell’esercito regio nell’anno 1796, creando un’atmosfera commovente molto apprezzata e applaudita.

 

 

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