La maggioranza degli italiani non vuole il governo Pd-M5S

Il sondaggio pubblicato dal ‘Corriere della Sera’ fotografa appieno il momento politico nostrano. La maggioranza degli italiani non vuole il governo Pd-M5S, che parte con il parere negativo (se non fortemente negativo) di oltre il 50% della popolazione italiana.

 Nei dati presentati dal quotidiano, il 52% del campione intervistato esprime un giudizio negativo sul governo Pd-Movimento 5 Stelle. La strada per Giuseppe Conte è tutta in salita e può contare sul sostegno del 36% degli intervistati. La parte restante ha preferito non esprimere un giudizio lasciando almeno il beneficio del dubbio a una squadra tutta nuova e ricca di incognite.

Un’alleanza destinata a durare solo pochi mesi: la previsione degli italiani Ma non è tutto. Il Conte II è accompagnato da un forte scetticismo. Secondo il 45% delle persone intervistate, l’esperienza di governo giallorossa durerà solo pochi mesi. Meno del 20 per cento del campione intervistato pensa che il Ma-Zinga possa durare fino alla fine della legislatura in corso.

 Difficilmente una squadra di governo ha avuto un’opposizione popolare così forte. E la sensazione è che di fronte all’ostacolo della manovra economica e del caso migranti i sostenitori del governo giallorosso possano addirittura diminuire.

A poche ore dall’inizio dell’esperienza di governo e prima ancora di aver incassato il voto di fiducia delle Camere, dem e pentastellati devono fare i conti con le prime divisioni. La prima è quella legata alla concessione ad Autostrade, la seconda riguarda, come prevedibile, il tema dei migranti. Il Pd vuole cancellare il decreto Sicurezza (I e Bis) di Matteo Salvini procedendo magari con la formulazione di una nuova legge. Il MoVimento non vuole rischiare su un tema così delicato, sulla quale ha fondato parte del suo consenso. Brillando di luce riflessa.

Già nel corso delle trattative per la formulazione del programma di governo Zingaretti e Di Maio si erano scontrati sui decreti Sicurezza. Il Segretario del Partito democratico ha detto e ribadito di voler superare e cancellare i provvedimenti di natura leghista in materia. Il primo passo è quello di assecondare le richieste di Mattarella, il secondo è quello di andare a smussare gli angoli di una legge che in casa dem è vista come intollerabile e vergogonosa.

Se Conte aveva aperto a una modifica dei decreti, Di Maio aveva alzato l’asticella facendo sapere, a poche ore dalla formazione del governo, di non voler parlare della modifica dei decreti in questione. Il leader pentastellato ha imparato sulla sua pelle (e su quella di Trenta e Toninelli, esclusi da nuovo governo), che la gestione di questo fascicolo può portare o far perdere migliaia di voti. La strategia del nuovo ministro degli Esteri è quella di limitare le modifiche ai testi in attesa di riuscire a risolvere il problema a livello europeo.

Il Presidente del Consiglio sembra allineato. Si temporeggia con il Pd e si tratta con i governi europei. La strada però potrebbe essere lunga e proprio per questo motivo il premier sta spostando l’attenzione dei suoi ministri su fascicoli più prettamente tecnici, meno politici e ideologici, nella speranza di riuscire a muovere la macchina e oliare gli ingranaggi. Che già cigolano.

È difficile  capire se il Movimento 5 Stelle sia uscito vincitore o sconfitto dalla crisi di governo e dallo scontro a distanza con il governo. Il leader pentastellato è riuscito a mantenere il MoVimento alla guida del Paese (ma con il Pd) ma ha visto il suo indice di gradimento scendere in maniera significativa. Per questo motivo Luigi Di Maio vuole fare il leader del nuovo governo.

 La trattativa con il Partito democratico è stata complicata se non addirittura osteggiata (almeno in un primo momento) dal leader dei Cinque Stelle, sempre pronto ad alzare la posta, sempre pronto a tirare la corda. Che si sarebbe spezzata se non fosse stato per Giuseppe Conte, che conserva la sua naturale abilità di arbitro. Strappato un buon accordo per sé e per il suo MoVimento, Luigi Di Maio ha iniziato a muoversi da personaggio forte dell’esecutivo. Lo scopo è quello di spostare l’attenzione dal Viminale alla Farnesina, destinato a diventare il nuovo simbolo del potere, almeno nelle intenzioni di Di Maio. A poche ore dal suo insediamento agli Esteri, Luigi Di Maio ha chiamato a raccolta i suoi alla Farnesina per dettare probabilmente le nuove linee guida. Un summit che non ha fatto particolarmente piacere al Partito democratico, sempre convinto che la linea politica debba essere dettata dal Presidente del Consiglio e dal Consiglio dei Ministri. Il sospetto dei dem è che lo scopo di Di Maio possa essere quello di dare vita a un governo ombra, un governo nel governo. Niente di nuovo rispetto a quanto visto nei quattordici mesi di governo gialloverde, con la Lega e il MoVimento che si incontravano solo in Parlamento. Poi procedevano con due politiche distinte e separate che hanno portato alla fine dell’esecutivo dopo poco più di un anno.

Giuseppe Conte ha imparato la lezione e vuole evitare che nel suo secondo esecutivo emergano figure troppo forti in grado di fare il bello e il cattivo tempo.

 

 

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