La linea pacifista di Conte e il calo di consensi dei pentastellati

La linea pacifista di Giuseppe Conte non  porta consensi ai 5Stelle, anzi. Il calo del gradimento appare inarrestabile. Meno 0,2 per cento nell’ultima settimana. Tra i Cinquestelle che hanno Di Maio come punto di riferimento – scrive il Domani – “l’auspicio che l’ex premier, Giuseppe Conte, diventato capo politico dei Cinque stelle quasi un anno fa, lasci spazio ad altri e torni alla vita accademica è un desiderio inespresso”.

“Da tanti – prosegue il quotidiano – viene percepito come d’impaccio alla crescita del M5s, chi apprezza la guida di Mario Draghi soffre anche la continua ricerca dello scontro con il presidente del Consiglio. L’altro rimprovero diffuso che viene mosso spesso al presidente è quello di non condividere il processo di definizione della linea con il resto del partito. La mancanza di confronto dipende però anche dalla prospettiva dei parlamentari: tra otto mesi si vota, e chi compilerà le liste è ancora Conte. E di fronte a pochi posti preziosi, meglio restare in silenzio”.

Il Consiglio nazionale del M5S si è riunito è ha confermato la linea già espressa da Conte. In una nota si afferma infatti che il Movimento “si impegnerà nelle varie sedi istituzionali, attraverso i suoi rappresentanti, affinché tutte le iniziative e gli atti che verranno posti in essere dal nostro Paese siano costantemente orientati a sostenere l’Ucraina in linea con i principi della Carta delle Nazioni Unite, con particolare riguardo ai limiti di cui all’art. 51 della suddetta Carta e affinché l’agenda politica governativa riponga massima attenzione alle priorità sociali ed economiche delle famiglie e delle imprese, quali indicate in premessa. Il Movimento chiederà che il Presidente del Consiglio dei Ministri venga in Parlamento a riferire sulle iniziative sin qui attuate e su quelle programmate in modo che ci sia piena condivisione dell’indirizzo politico a tutti i livelli istituzionali”.

Inoltre, la risoluzione del Parlamento con cui le Camere hanno dato mandato all’invio di armi a Kiev -votata a poche settimane dallo scoppio del conflitto- “è ormai superata e serve un nuovo atto di indirizzo del Parlamento al governo”.

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