La legge Cirinnà è arrivata in porto, ma il viaggio è appena cominciato

Il viaggio della Cirinnà è appena cominciato.Dovrà effettuare il doppio giro di boia di Montecitorio, salpando da Palazzo Madama.Ma questo inizio è dovuto soprattutto ad un’altra ragione: la vita del diritto non si esaurisce nelle leggi. Esso s’intesse di prassi amministrative, applicazioni giudiziarie, sentenze costituzionali, direttive europee. In questo senso sembra eterna, ma non lo è, nemmeno quando sopravvive inalterata per decenni.Perché durante quel lasso di tempo cambiano i costumi. ed il cambiamento riempie di nuove sfumature la parola legge.Il Parlamento ha fatto la sua parte, l’ha fatto con un maxiemendamento scritto dal governo, benché quest’ultimo avesse garantito la libertà di coscienza ai senatori. E per giunta votando la fiducia per negare ‘la fedeltà gay’, altra schizofrenia tutta italiana. Ma la politica, si sa, è l’arte del possibile. Fa quel che può . Oppure fa ma non lo dice. Ad esempio: è strano che la nuova disciplina vieti l’adozione del configlio?(stepchild adoption )? Dopo lo stralcio della norma che intendeva regolarla, la legge Cirinnà tace. potrebbe trattarsi del caso di silenzio-assenso. Toccherà ai tribunali valutare caso per caso. D’altronde già lo fanno, consentendo l’adozione alle famiglie omosessuali. Ed è giusto che sia così, perché i giudici sono l’avamposto della società civile di cui diffonde gli umori nel Palazzo. Certamente anche alla magistratura può capitare di soffermarsi su concezioni ormai superate. Per fortuna che esiste la nostra Carta Costituzionale che favorisce le diverse stagioni dei diritti, senza ingessarli. Per raggiungere tali risultati, nel 1947 i costituenti usarono un linguaggio a maglie larghe, una lingua duttile, elastica. Non a caso, per enunciare i limiti alla libertà di stampa e alla libertà di religione, s’appellarono al concetto del’buon costume’ concetto che si adatta allo spirito dei tempi.E non a caso l’art.29 definisce la famiglia come una ‘società naturale’ indipendente dal diritto, nel suo evolversi, ma non definisce il matrimonio. Per la Corte Costituzionale è la somma di una mamma e di un papà.Forse i giudici dell’Alta Corte sbagliano, ma sta ai cittadini farli ricredere. Ed è questa la responsabilità che cade su ciascun cittadino.Per esercitarla, va ricordato che la costruzione di ciascun diritto è sempre progressiva, non nasce come per incanto. Abbiamo impiegato secoli per sbarazzarci dell’autorità sovrana del ‘pater familias’. Merito della Costituzione, poi della riforma del 75, che adesso la legge Cirinnà riforma daccapo. Ma il merito maggiore va ascritto al popolo italiano che attraverso il Parlamento ha preteso il divorzio, che con la riforma del 2015 l’ha trasformato in breve, riducendo i tempi da 5 anni a 6 mesi.Ora tocca alle Unioni civili, ma la morale è sempre la stessa: se lasciamo sole le nostre istituzioni, loro ci lasceranno soli.

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