La Grecia torna al punto di partenza

La schiacciante vittoria dei ‘No’ ha portato al risultato per il quale hanno votato i ‘Si’

L’avevamo già detto nell’editoriale di sabato 4 luglio, alla vigilia del referendum, che Tsipras è un avventuriero ed un irresponsabile, che per mascherare il suo fallimento, con conseguente cacciata dal governo, aveva con un atto furbesco, degno di Ulisse l’Itacense, affidato il futuro della Grecia ad un referendum popolare che non ha prodotto nessun effetto, se non quello di acuire la crisi di un Paese già ridotto alla fame e aumentare l’ira e la sfiducia dei partner UE. Sui mercati finanziari si sono fatti calcoli che hanno evidenziato che solo nelle ultime due settimane sia andato distrutto il 4% del Pil ed aumentato il deficit pubblico  del 2%: la chiusura delle banche  ha congelato di fatto l’economia. Tirando  le somme, gli effetti del governo Tsipras sono i seguenti: a Novembre 2014, prima delle elezioni che ha visto la vittoria di Syriza, il Fondo monetario internazionale prevedeva per il paese ellenico una crescita, nel 2015, del 3%, dopo il semestre di Tsipras,  si stima una perdita di quasi sei punti percentuali,- 3%. Quindi il referendum e lo scontro che ne è seguito in Parlamento, dove il Premier si è dovuto confrontare con una amara verità che aveva cercato di tenere nascosta, ricorrendo allo strumento, ma nel caso de quo lo definirei espediente, del referendum, hanno portato al varo di un programma di salvataggio che ha come motivo conduttore null’altro che ulteriore austerità ed ulteriori vessazioni economiche per una popolazione ormai ridotta alla miseria, con il risultato che la manovra è stata votata dall’opposizione, in quanto rispecchiava il programma del ‘Si’. Sbalorditivo, ma logica conseguenza di una politica populista, fatta di proclami e di promesse che non si potevano mantenere. Nei giorni a venire ci sarà il problema di riaprire le banche, in qualsiasi modo vadano i vertici UE, per decidere gli aiuti ad Atene o la sua uscita dall’area della moneta unica: anche in caso di accordo gli istituti bancari avrebbero bisogno di una grande iniezione di liquidità, da parte della BCE, per rispondere all’esigenza dei cittadini, costretti a 60 euro giornalieri già da due settimane. Il costo per rimettere in piedi l’economia ellenica è molto più alto di tre settimane fa con l’ulteriore aggravante dell’aumento della sfiducia dei membri dell’euro zona nei confronti di Tsipras, considerato dalle cancellerie dell’UE ed in primis da quella tedesca, persona inattendibile ed incapace di mantenere gli impegni assunti. Nulla è scontato e l’augurio per il popolo greco è che niente sia perduto, ma lo scellerato referendum greco è stato per l’Europa una lezione di cui non può non tenerne conto ed un’occasione da non perdere.

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