La Giordania vendica il pilota e giustizia la terrorista al-Rishawi

A seguito della diffusione di un video da parte dello Stato islamico (Is) che mostra il pilota giordano, Muath al-Kasaesbeh, bruciato vivo, le autorità giordane hanno giustiziato per terrorismo l’aspirante kamikaze irachena, Sajida al-Rishawi, e un altro jihadista. L’Isis ha infatti bruciato vivo il pilota giordano in ostaggio diffondendo un nuovo video dell’orrore. Le immagini mostrano l’ostaggio, il tenente Muath al-Kassasbeh, vestito di arancione e con un ematoma sotto l’occhio destro mentre pronuncia alcune frasi, ripreso in primo piano con alle spalle uno sfondo nero su cui compaiono alcune bandiere dei Paesi della coalizione anti-Isis, tra cui Canada, Francia, Usa, Regno Unito, Emirati arabi e Giordania. Nella prima parte del filmato, che dura oltre 22 minuti ed è il più avanzato dal punto di vista realizzativo tra quelli finora pubblicati, gli jihadisti mostrano il pilota che parla ed immagini delle operazioni militari condotte dall’esercito giordano contro le milizie islamiste. Muath al-Kasaesbeh racconta in prima persona l’ultima missione compiuta a bordo del suo caccia contro un obiettivo militare. E’ la missione del 24 dicembre, giorno in cui il pilota venne catturato dai miliziani. L’uomo descrive l’obiettivo del raid aereo, i velivoli utilizzati e le nazioni che avevano preso parte alla missione: Emirati Arabi, Marocco e Arabia Saudita. La fattura del video è di grande qualità con grafiche informative che si sovrappongono all’immagine e completano il racconto con nozioni sui tipi di armamenti utilizzati. Il montaggio è comparabile ai migliori documentari prodotti dalle case di produzione occidentali. In una seconda sequenza si vede poi il pilota giordano in piedi davanti a un gruppo di miliziani armati schierati col volto scoperto ed in tuta mimetica. Nell’ultima sequenza si vede l’ostaggio in una gabbia col fuoco che avanza e lo circonda fino a bruciarlo vivo. Poi il cadavere viene  sepolto da un bulldozer sotto le macerie. Poco prima, nello stesso filmato, sono stati mostrati i corpi carbonizzati di vittime di bombardamenti aerei della Coalizione.  “Guardate come muore un infedele”, è il titolo di messaggi apparsi su Twitter da account che si identificano con l’Isis. “Finalmente giustizia è fatta”, scrive un utente che si fa chiamare, in arabo, il cavaliere dell’Islam. “Ecco cosa capita ai malvagi crociati”, è il ritornello di altri internauti. In alcuni casi, accanto ai fotogrammi del video dell’Isis, si mostrano immagini di bambini carbonizzati e intrappolati sotto le macerie, con riferimento alle “vittime dei raid dei crociati”, indicando così la Coalizione anti-jihadisti. Poi, il filmato dell’orrore parla di una taglia su altri cinquanta soldati giordani della Coalizione, definiti “crociati ricercati. Ovvero, la taglia su altri 50 soldati giordani della Coalizione, sui quali lo Stato islamico ha posto una taglia. Secondo i jihadisti hanno partecipato ai raid della Coalizione internazionale anti-Isis e pubblicano la lista dettagliata delle loro generalità, dei gradi militari e delle località da cui vengono. “Ricercato. Pilota crociato”, è il titolo di ciascuna scheda, con la foto del pilota e i suoi dati anagrafici in arabo e inglese. Re Abdallah di Giordania ha deciso di interrompere la visita che stava compiendo negli Stati Uniti,  rientrando d’urgenza ad Amman, a seguito della pubblicazione del video. Lo scorso 2 gennaio, la tv iraniana al Mayadin aveva annunciato la morte di Kassasbe ma la notizia non aveva trovato conferma. L’emittente che trasmette da Beirut aveva anche riferito di un tentato blitz, fallito, da parte della Coalizione, per liberare il 26enne tenente giordano. Pochi giorni prima, il 30 dicembre, sei giorni dopo la sua cattura, la rivista dell’Isis, Dabiq, era uscita con un’intervista proprio a Kassasbeh, nel quale il pilota appariva in un paio di foto assai simili a come viene ripreso nel video diffus. In questi fotogrammi il pilota mostra un ematoma sotto l’occhio destro. E anche nelle drammatiche sequenze video della sua uccisione l’ematoma è presente. Un dettaglio che sembra confermare il fatto che Kassasbeh sia stato ucciso pochi giorni dopo la sua cattura e non nei giorni scorsi. Barack Obama definisce il video come una degenerazione ideologica che dimostra ancora una volta la barbarie di questa organizzazione. La morte di Muath deve essere “vendicata della Giordania e dalla coalizione internazionale” guidata dagli Usa, ha affermato il padre del pilota, Safi al-Kasaesbeh, in un’intervista ad al-Arabiya. L’uomo ha quindi lanciato un appello alla popolazione giordana a “mantenere la calma dopo la morte di mio figlio”. Quello che hanno fatto i jihadisti è un atto lontano dall’islam. “Condanniamo questo atto criminale che viola i diritti dei prigionieri secondo l’islam”, ha affermato il Fronte d’Azione Islamico, braccio politico dei Fratelli musulmani in Giordania. “Quello che hanno fatto i militanti dell’Is conferma che sono un gruppo terroristico che deve essere annientato e queste azioni terroristiche dimostrano anche che la fine dell’Is è vicina”. Indicativo e pregnante è un passaggio del messaggio di ieri agli italiani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti. Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi. Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza… La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza. Per minacce globali servono risposte globali. Un fenomeno così grave non si può combattere rinchiudendosi nel fortino degli Stati nazionali. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa natura, a una dimensione territoriale. La comunità internazionale deve mettere in campo tutte le sue risorse. Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di intensa collaborazione anche in questa direzione. La lotta al terrorismo va condotta con fermezza, intelligenza, capacità di discernimento. Una lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura. Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del muro di Berlino. Speranza di libertà e di ripresa dopo la guerra, speranza di affermazione di valori di democrazia dopo il 1989. Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto un luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una volta, una frontiera di speranza e la prospettiva di una vera Unione politica va rilanciata, senza indugio. L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappresenta il consolidamento del grande spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, etniche e religiose, la miseria e le carestie generano ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle proprie case che cercano salvezza e futuro proprio nell’Europa del diritto e della democrazia. E’ questa un’emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenta, impegnata e solidale. L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano questo drammatico esodo. A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni sforzo è destinato a vanificarsi”

Roberto Cristiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com