La fiducia alla manovra mette nell’angolo il Pd

Il pacchetto Salva Italia di Mario Monti divide i partiti che hanno dato al professore la più ampia maggioranza mai ricevuta da un governo nella storia repubblicana. La manovra non piace ai partiti. Chi la giudica “non equa”, chi “restrittiva” chi “insufficiente per lo sviluppo” e chi pensa che sia solo un “pacchetto salva banche”. Ma c’è anche qualcuno che rivendica di aver fatto inserire delle norme per “tutelare” il proprio bacino elettorale. Tutti affilano le armi per proporre delle giuste modifiche ma tutti alla fine saranno costretti a votare la “stangata”. Indietro non possono tornare. E questo lo sa bene l’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che dopo il passaggio parlamentare del professore gioca d’anticipo e dice che “serve mettere la fiducia sulla manovra Monti”, altrimenti c’è il rischio che non passi. La mossa del Cavaliere riesce a raggiungere un triplice risultato con un solo colpo: tiene unito il Pdl, riavvicina Casini e mette nell’angolo il Pd.

Angelino Alfano può rivendicare il mancato aumento dell’Irpef, tanto caro all’elettorato del suo partito, ma sa che diverse misure annunciate dall’esecutivo mal si conciliano con la linea professata fino ad ora dal centro destra: dalla reintroduzione dell’Ici al “bollo” sui capitali rientrati grazie allo scudo fiscale, sui quali il governo Berlusconi aveva garantito “l’inviolabilità”. Alcuni big del partito già iniziano a scalpitare, fremono e pensano al futuro. Ma futuro significano elezioni e tutti, ora più che mai, saranno obbligati a seguire le indicazioni di Berlusconi.

L’ok di Casini alla mossa del Cav non è legata al caso o all’esigenza di far passare “obbligatoriamente” il pacchetto Monti. Segna, piuttosto, l’annuncio pubblico, anche se in sordina, di un riavvicinamento tra i due, iniziato già da tempo, in vista delle prossime elezioni. Il Cav sa che se riesce a creare la versione italiana del partito popolare europeo porterà dentro tutto il Terzo Polo e potrà, così, ambire alla vittoria alle prossime elezioni politiche.

Infine il Pd. Pierluigi Bersani continua a ripetere che il pacchetto Monti è una “manovra molto dura che non risponde del tutto ai nostri criteri di equità”. Parole che esprimono tutto l’imbarazzo di un partito nel dovere votare un provvedimento che cozza con la pancia dei suoi elettori. E con la fiducia diventerà, dopo, sempre più difficile spiegarlo al centro sinistra. Il Cav, avendo la golden share sul governo, soprattutto al Senato, farà di tutto per boicottare “aggiustamenti” del Pd a proprio vantaggio elettorale. Ma anche se ciò non fosse possibile, Berlusconi potrebbe comunque restare l’unico vincitore in previsione elettorale. E in suo soccorso arrivare proprio l’attuale presidente del consiglio. Se il proff si dicesse indisponibile a cambiare una virgola di quanto scritto nel suo pacchetto Salva Italia e decidesse di mettere la fiducia, proprio per non snaturare il suo provvedimento come vorrebbero i partiti, Bersani e tutto il Pd avrebbero più che un imbarazzo nel trovare argomenti “politicamente validi” per far digerire questi provvedimenti alla pancia dei suoi elettori.

Eugenio Bernardo

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