Al Festival Puccini un nuovo allestimento dell’opera “americana” del compositore lucchese. Partitura rara da ascoltare dal vivo, affidata a una compagnia numerosa e omogenea, all’Orchestra del Festival e alla solida direzione di Valerio Galli.
Anna Pirozzi è una Minnie di grande temperamento, accanto agli ottimi Claudio Sgura e Roberto Aronica.
La serata del 29 agosto al Festival Puccini si è aperta nel segno della commozione, prima ancora che la musica del Maestro tornasse a riempire il grande spazio all’aperto di Torre del Lago, il pubblico è stato chiamato a salutare il maestro Antonino Fogliani, scomparso prematuramente proprio in quella giornata. Il Maestro Fogliani era strettamente legato a questa edizione avendo diretto proprio qui La bohème del 25 luglio. Il pubblico si è alzato in piedi per tributargli un lungo applauso, mentre a ricordarlo musicalmente è stata l’Orchestra del Festival Puccini con Crisantemi, pagina pucciniana scelta per accompagnare questo momento di raccoglimento.
Subito dopo il palcoscenico ha restituito al pubblico un altro mondo, quello dei cercatori d’oro della California, dei saloon, delle pistole, delle passioni e della caccia all’uomo de La fanciulla del West.
C’è un motivo in più per accogliere con particolare interesse una nuova produzione di Fanciulla, non è un’opera che si incontra facilmente nei cartelloni e la sua esecuzione richiede condizioni tutt’altro che semplici. Una compagnia numerosa e omogenea, interpreti capaci di affrontare una scrittura vocalmente impegnativa anche nei ruoli secondari, un’orchestra di grande livello e una direzione capace di tenere insieme la complessità della partitura e la continua tensione dell’azione scenica.
Il nuovo allestimento del Festival Puccini, con regia e scene di Angelo Bertini, costumi di Bianca Bertini e luci di Valerio Alfieri, affronta dunque un titolo non frequente e lo fa con un cast di ottima qualità.
Di particolare interesse è stato, prima della recita, l’incontro nei giardini condotto da Fabrizio Moschini, caporedattore di OperaClick, durante il quale oltre al tema della redenzione è stato messo in evidenza come Puccini sia stato un precursore del genere western. Quando l’opera debutta a New York, nel 1910, il cinema è ancora muto e il linguaggio del western cinematografico è appena agli inizi. Eppure nella Fanciulla sono già presenti molti degli elementi che diventeranno familiari sul grande schermo: il saloon, i cercatori d’oro, il bandito, lo sceriffo, la caccia all’uomo, la sparatoria, l’inseguimento e soprattutto un’azione teatrale costruita con un ritmo fortemente visivo.
Questa dimensione è particolarmente evidente nell’impianto scenico pensato da Angelo Bertini. Sul grande palcoscenico aperto di Torre del Lago, dove l’assenza del sipario lascia allo spettatore la percezione della macchina teatrale, il primo atto prende forma attraverso una costruzione scenica fortemente iconografica: il legno, le passerelle, le strutture del campo dei minatori, il saloon, i tavoli, le insegne. Un West immediatamente riconoscibile, quasi una memoria visiva collettiva.
Eppure l’impianto non rimane statico. Quella stessa struttura viene ridotta nel secondo atto, quando il centro dell’azione si concentra sulla capanna di Minnie, mentre sul fondo restano già visibili i lunghi tronchi bianchi destinati ad assumere una diversa funzione nelle scene successive, fino alla dimensione della foresta e della bufera di neve.
È una soluzione semplice ma efficace, particolarmente riuscita proprio perché non cerca di stupire con effetti estranei al racconto. Le scene sono vere, piacevoli, molto iconografiche, rispettose dell’ambientazione e restituiscono il mondo della Fanciulla senza trasformarlo in una caricatura del West. Puccini affronta un soggetto lontano dalla tradizione del melodramma italiano e lo utilizza per spingersi verso una scrittura più moderna. L’ambiente non è un semplice sfondo: entra nella musica, partecipa alla costruzione della tensione, accompagna gli stati d’animo dei personaggi.
L’orchestra assume così un ruolo fondamentale, non limitandosi a sostenere le voci, ma costruendo atmosfere, suggerendo la natura, amplificando la tensione e accompagnando l’azione con una ricchezza timbrica sorprendente.
È una delle ragioni per cui La fanciulla non è un’opera facile da affrontare: la sua efficacia dipende da un equilibrio molto delicato fra scena, canto e orchestra. La stessa struttura dell’opera porta Puccini lontano dalle forme consuete, verso una concezione teatrale nella quale musica e azione procedono sinergicamente.
Al centro di questo universo c’è Minnie, una protagonista femminile di straordinaria forza, che alla fine riuscirà a interrompere la logica della vendetta attraverso la persuasione e il perdono. La redenzione non è dunque soltanto la soluzione positiva della vicenda, ma uno dei principi sui quali Puccini costruisce musicalmente l’intera opera.
In questo contesto Anna Pirozzi trova una protagonista particolarmente adatta alle proprie caratteristiche.
La sua Minnie è disinvolta, autorevole, di grande temperamento ed è soprattutto sostenuta da una voce di straordinaria ampiezza, capace di affrontare con sicurezza tutti i registri della parte.
Anna Pirozzi non sembra mai subire la difficoltà della scrittura, la domina. La sua voce ha una sonorità importante, piena e immediatamente riconoscibile, ma non si esaurisce nella dimensione puramente vocale. La protagonista è anche un personaggio scenicamente presente, una donna capace di imporsi in un mondo prevalentemente maschile senza perdere la propria dimensione sentimentale.
La sua prova cresce con lo sviluppo della vicenda e trova nel finale il naturale punto di arrivo.
Durante gli applausi conclusivi Anna Pirozzi ha voluto dedicare nuovamente la recita al maestro Antonino Fogliani, indicando il cielo, un gesto semplice che ha suscitato una nuova, intensa partecipazione del pubblico.
Claudio Sgura costruisce uno Jack Rance di grande solidità vocale e scenica. La voce è come sempre autorevole di timbro pieno e incisivo, capace di imporsi con una notevole prestanza e di dare al personaggio un’energia vocale di forte presenza, ma a colpire è la sua capacità attoriale. Sgura non si limita a cantare il personaggio, lo vive attraverso il gesto, la fisicità, gli atteggiamenti, rendendo credibili la gelosia, la rabbia e il desiderio che lo muovono. Il suo Rance non è dunque un semplice antagonista funzionale alla storia d’amore fra Minnie e Johnson, ma un personaggio dotato di una propria presenza e di una precisa consistenza teatrale. Roberto Aronica è un Dick Johnson positivo, che trova pieno sviluppo vocale soprattutto dal secondo atto, quando la parte acquista maggiore ampiezza e il personaggio assume una centralità ancora più evidente. Particolarmente riuscita la celebre “Ch’ella mi creda”, affrontata con una linea vocale limpida e partecipe, capace di restituire con misura tutta la malinconica intensità del momento.
In un’opera come La fanciulla del West non è sufficiente avere protagonisti di livello, il tessuto drammatico infatti è affidato a una quantità di personaggi e interventi che devono contribuire alla costruzione di un mondo credibile. I minatori non sono una semplice presenza corale: sono parte integrante della vicenda, partecipano alla tensione, alla violenza, al gioco, alla commozione e infine al percorso di redenzione.
Accanto ai protagonisti si sono distinti diversi interpreti della compagnia, a cominciare da Min Kim nel ruolo di Jake Wallace, il cantastorie, molto buona anche la prova di Sergio Vitale nel ruolo di Sonora, per il bel suono e per un’ottima presenza scenica e Alessandra Della Croce come Wowkle, che porta in scena anche la dimensione più quotidiana e popolare di questo universo umano. E proprio l’attenzione riservata ai ruoli di fianco restituisce l’impressione di una compagnia realmente omogenea, nella quale il livello vocale e quello scenico non si interrompono quando la scena passa dai protagonisti agli altri personagg, nessuno escluso: Paolo Antognetti (Nick), Volodymyr Morozov (Ashby), Andrea Galli (Trin), Paolo Ingrasciotta (Sid), David Costa Garcia (Bello), Nicola Pamio (Harry), Cristiano Olivieri (Joe), Matteo Mollica (Happy), Hayk Tigranyan (Larkens), Adriano Gramigni (Billy Jackrabbit), Diego Maffezzoni (José Castro), Murat Can Güvem (un postiglione).
Di ottimo livello anche la prestazione del Coro del Festival diretto dal Maestro Marco Faelli.
Altrettanto determinante è la direzione di Valerio Galli, entrato a sostituire il previsto Daniel Oren, il suo gesto è saldo, chiaro, sicuro e riesce a governare una partitura complessa mantenendo sempre il rapporto con la scena e con le voci, senza perdere il senso teatrale della musica. Una direzione, la sua, che valorizza proprio quella dimensione orchestrale che rende La fanciulla del West così particolare.
L’Orchestra del Festival Puccini risponde con una prova convincente, affrontando una scrittura ricca di colori e di impasti e sostenendo con efficacia il crescendo drammatico dei tre atti. La complessità orchestrale è del resto uno degli elementi che rendono questa opera così rara da ascoltare dal vivo: non è sufficiente mettere insieme un buon cast, occorre anche una compagine orchestrale preparata e una direzione capace di governarla.
Ed è forse proprio questo il dato con cui si torna a casa dopo una Fanciulla del West: la consapevolezza di aver assistito a un’opera che non capita spesso di incontrare dal vivo e che, proprio per le sue caratteristiche, richiede uno sforzo produttivo notevole. Un cast numeroso, una compagnia omogenea, comprimari capaci di sostenere il peso delle proprie parti, protagonisti vocalmente presenti, un’orchestra di livello e un direttore in grado di tenere insieme tutto questo.
Il Festival Puccini ha scelto di affrontare la sfida con un nuovo allestimento che restituisce alla Fanciulla anche la sua dimensione più spettacolare. Le scene di Bertini e i costumi di Bianca Bertini costruiscono un West riconoscibile e piacevole, rispettoso dell’iconografia del genere senza eccedere nella ricerca dell’effetto.
Per chi volesse assistere ad una preziosità l’occasione sarà la seconda e ultima recita di sabato 5 settembre, opportunità assolutamente da cogliere!
LA FANCIULLA DEL WEST
Opera in tre atti
Libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini
Da The Girl of the Golden West di David Belasco
Musica di Giacomo Puccini
Prima rappresentazione New York, Teatro Metropolitan, 10 dicembre 1910
Maestro concertatore e direttore d’orchestra Valerio Galli
Regia e Scene Angelo Bertini
Costumi Bianca Bertini
Luci Valerio Alfieri
Orchestra e Coro del Festival Puccini
Maestro del coro Marco Faelli
Assistente Maestro del Coro Sonia Franzese
NUOVO ALLESTIMENTO DEL FESTIVAL PUCCINI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Minnie – Anna Pirozzi
Jack Rance – Claudio Sgura
Dick Johnson – Roberto Aronica
Nick – Paolo Antognetti
Ashby – Volodymyr Morozov
Sonora – Sergio Vitale
Trin – Andrea Galli
Sid – Paolo Ingrasciotta
Bello – David Costa Garcia
Harry – Nicola Pamio
Joe – Cristiano Olivieri
Happy – Matteo Mollica
Larkens – Hayk Tigranyan
Billy Jackrabbit – Adriano Gramigni
Wowkle – Alessandra Della Croce
Jake Wallace – Min Kim
José Castro – Diego Maffezzoni
Un postiglione – Murat Can Güvem
Loredana Margheriti
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