Al Teatro Vascello, nell’ambito del Romaeuropa Festival 2025, è in scena fino al 30 ottobre La diva del Bataclan, musical scritto e diretto da Gabriele Paolocà, con le musiche originali di Fabio Antonelli e l’interpretazione magnetica di Claudia Marsicano. Una produzione firmata da Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, e Romaeuropa Festival, con la corealizzazione della Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Centro di Residenza della Toscana e del Comune di San Sepolcro.
Paolocà, tra i fondatori della compagnia VicoQuartoMazzini, già vincitrice di quattro Premi Ubu nel 2024 con La ferocia, costruisce un musical che sfida il genere e lo piega verso un territorio inquieto e perturbante. La diva del Bataclan parte da un fatto di cronaca doloroso, gli attentati terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi, per riflettere sulla deformazione mediatica del dolore, sull’ossessione di apparire e sul paradosso delle “false vittime”, persone che scelsero di fingersi superstiti per ottenere attenzione e riscatto.
La protagonista Audrey, interpretata da una straordinaria Claudia Marsicano, è una giovane donna che vive ai margini della società e che trova nell’immaginazione la sua unica forma di libertà. Nella sua frase preferita – “la realtà uccide, la finzione salva” – si riassume il nucleo drammatico dell’opera. Audrey abita una periferia interiore fatta di isolamento e desiderio di riconoscimento, fino a compiere il gesto estremo di fingere di essere una sopravvissuta alla strage del Bataclan. Da questo momento, la sua vita si trasforma in una costruzione teatrale permanente, un gioco di specchi in cui non è più possibile distinguere la verità dalla menzogna.
La voce di Marsicano domina lo spazio scenico con forza e grazia insieme. La sua fisicità imponente non toglie leggerezza, ma diventa una presenza armoniosa, capace di attraversare canto e parola con una sapienza che tiene lo spettatore sospeso tra empatia e repulsione. È attraverso la sua voce che la cronaca si trasforma in poesia, e l’angoscia collettiva diventa un dramma privato e universale.
La scenografia ideata da Rosita Vallefuoco è di grande suggestione: un ampio schermo domina la scena, mostrando le immagini della protagonista che si racconta davanti al pubblico virtuale dei social network. Accanto a questa proiezione digitale, la scena reale mostra l’altra Audrey, quella nascosta, imprigionata nei propri inganni e nella propria solitudine. Un contrasto netto, ma fluido, tra rappresentazione e verità.
Le luci di Martìn Emanuel Palma e i video di Luca Brinchi e dello stesso Paolocà amplificano il senso di smarrimento e di doppiezza, mentre i costumi di Anna Coluccia e il progetto audio di Niccolò Menegazzo contribuiscono a costruire un linguaggio coerente, sospeso tra il realismo e l’allucinazione. La drammaturgia fisica curata da Carlo Massari sottolinea la tensione tra corpo e immagine, tra presenza e assenza.
Le musiche di Fabio Antonelli, compositore e polistrumentista con una lunga esperienza internazionale, fondono elementi orchestrali e sonorità elettroniche, creando un impasto sonoro che accompagna la protagonista nel suo viaggio allucinato. È un tappeto musicale che avvolge, trascina, a tratti consola e a tratti condanna.
La diva del Bataclan è un musical anomalo e necessario, in cui la leggerezza del genere si piega alla riflessione morale e politica. La condanna di chi si finge vittima convive con una compassione autentica verso chi, pur senza aver vissuto la tragedia, porta dentro di sé il dolore di non essere sopravvissuto alla propria vita. Paolocà mette in scena la disperazione di un’epoca che confonde empatia e visibilità, offrendo uno specchio crudele ma verissimo del nostro tempo.
Alla fine, resta l’immagine di Audrey che canta, sola, immersa nella sua finzione luminosa. E nella sua voce si sente tutta la fragilità di un’umanità che cerca di esistere, anche a costo di mentire.
Barbara Lalle
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