La dinamica geopolitica odierna si analizza per come essa e’ e non per come vorremmo che fosse…

“Prima si va a votare meglio è “. Non ha dubbi la segreteria nazionale del Pd Elly Schlein, che sta partecipando alla festa regionale del Pd della Campania in corso a Portici (Napoli). “Giorgia Meloni continua a litigare con i suoi alleati anche sul voto”, ha attaccato la leader dem, ribadendo la necessità di ridare al più presto la parola agli elettori visto “il disastro fatto dal centrodestra. Il Paese ha la crescita zero nonostante il Pnrr, c’è un calo di produzione da tre anni di fila e gli stipendi sono più bassi d’Europa ma il costo dell’energia è tra i più alti. Anche su questo abbiamo fatto proposte concrete al governo”, ha detto.

“E dunque, come si affrontano le forze anti-sistema? Ci si accapiglia in nome di principi, visioni, progetti così tanto agli antipodi? Oppure si cerca di farsi carico di alcune delle loro migliori intenzioni magari pensando di depotenziarne la carica polemica? Ci si oppone con severità alle loro parole d’ordine o si fa in modo che quelle parole trovino un’eco anche presso gli ambienti che un tempo si sarebbero detti dell’establishment, dell’ufficialità politica?

Abbiamo assistito – senza troppo raccapezzarci – a un vero e proprio assalto alle vecchie e gloriose cittadelle che avevano accompagnato decenni di vita democratica del nostro paese. E ora quelle cittadelle appaiono esangui, senza più molte delle loro risorse storiche e – quel che conta – senza più un’oncia del consenso e della popolarità di un tempo.

Il fatto è che quella sfida tra la tradizione liberal-democratica e l’insorgenza populista è stata affrontata per così dire a occhi chiusi, senza che prendesse mai forma un progetto vero e proprio. Così, a sinistra si è lungamente pensato di inglobare il movimento ‘grillino’ offrendogli un pertugio per attraversare il guado istituzionale. Fino a dare per buona l’idea che, una volta che Conte avesse scalzato il fondatore, la natura di quel movimento sarebbe cambiata da cima a fondo. Mentre a destra Salvini si è illuso di fare suo il generale Vannacci offrendogli un biglietto per Strasburgo e ora Meloni e tutta la sua coalizione si trovano a scoprire che quel biglietto è stato ben più oneroso di quanto si potesse pensare all’inizio.

Laddove Conte, con il suo Movimento, pone al centrosinistra un problema senza soluzione, quello della fine del sostegno all’Ucraina. E laddove il generale Vannacci non fa mistero di coltivare dall’estremo opposto lo stesso intento strategico. Cioè quello di disarticolare il nostro tradizionale sistema di alleanze per accucciarci come un remissivo animale domestico ai piedi del nuovo satrapo. E’ il ‘rossobrunismo’, come si usa dire. Cioè la convergenza degli estremi in nome di vecchie ideologie e nuovissime circostanze.

Tutte le forze che si sono posizionate sul crinale della rottura del vecchio sistema hanno finito per scoprire che il luogo strategico in cui sarebbe avvenuta la battaglia finale per la conquista del paese non era quello della novità politica e morale che veniva sbandierata. Semmai era quello della rottura geopolitica. Come a dire che il declino dei vecchi costumi e delle vecchie istituzioni per forza di cose andava di pari passo con un drastico mutamento delle mappe dell’ordine planetario. E infatti, sarà appunto su quel terreno che si giocherà l’unica partita che conta”.

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