©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA

La Creazione, dal Caos alla Luce: Harding plasma l’armonia di Haydn davanti ad un pubblico rapito

C’è stato un tempo in cui La Creazione di Franz Joseph Haydn era “in assoluto il pezzo di musica più famoso, più eseguito, più venerato”. Lo ha ricordato Giovanni Bietti nella guida all’ascolto che ha preceduto il concerto, sottolineando come, tra Rivoluzione francese e guerre napoleoniche, quell’oratorio capace di “dare ordine al mondo attraverso i suoni” avesse rappresentato una risposta artistica a un’epoca inquieta.
Alla Sala Santa Cecilia, Daniel Harding ha guidato l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in una lettura attentissima alle architetture e ai dettagli timbrici di questo monumento del 1798.

©Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Musacchio, Pasqualini/MUSA

Dal disordine all’armonia
La celebre “Rappresentazione del Caos” è stata costruita con lucidità analitica, Harding ha lasciato respirare le sospensioni armoniche, mantenendo una tensione sorvegliata, senza indulgere in effetti eccessivamente teatrali. L’ingresso della luce, quel “E si fece luce” che resta uno dei colpi di genio più abbaglianti del repertorio sacro, è risultato solenne e perfettamente calibrato, più affermazione luminosa che gesto spettacolare.
Come ha ricordato Bietti, “fin dalle primissime battute Haydn ci fa capire che il mondo che la musica intende creare è il mondo dell’armonia”. Ed è proprio sull’equilibrio che si è giocata l’interpretazione di Harding, un lavoro minuzioso sui colori orchestrali, ottenuti con gesto ora ampio, ora trattenuto, sempre funzionale al suono e l’orchestra ha risposto con grande duttilità, offrendo timbri ben cesellati e un fraseggio elegante.

©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA

Un trio vocale perfettamente amalgamato
Particolarmente riuscita la scelta del cast. Il soprano Katharina Konradi, il tenore Joshua Ellicott e il basso Michael Nagy hanno dimostrato di essere autentici specialisti di questo repertorio.
Le tre voci, diverse per colore ma sorprendentemente compatibili, si sono integrate con naturalezza. Katharina Konradi ha impressionato per la qualità della proiezione, anche nei momenti di dinamica più raccolta la voce rimaneva pienamente sonora, sempre presente in sala senza perdere morbidezza. Joshua Ellicott è apparso stilisticamente centrato, con emissione chiara e fraseggio misurato, mentre Micheal Nagy ha offerto solidità e autorevolezza, sostenendo la linea con equilibrio e controllo.
Il risultato complessivo è stato di grande omogeneità: nessuna ricerca di protagonismo, ma un lavoro d’insieme coerente con la visione del direttore.

©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA

Il coro, garanzia di eccellenza
Ancora una volta il Coro di Santa Cecilia, preparato in questa occasione da Sam Evans, si è confermato architrave dell’edificio sonoro. Compatto, preciso, capace di ampiezza monumentale come di rarefazione lirica, ha sostenuto l’intera partitura con sicurezza e qualità timbrica di altissimo livello.
Nei grandi interventi celebrativi la massa corale è risultata piena ma sempre controllata, nei passaggi più intimi ha saputo alleggerire il suono mantenendo intonazione e coesione impeccabili.

©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA

Un pubblico all’altezza della musica
Ma la particolarità della serata di venerdì 26 febbraio, non è stata soltanto musicale. La Sala Santa Cecilia era gremita, e l’esecuzione, proposta senza intervallo, ha tenuto il pubblico immerso per un’ora e cinquanta minuti di musica ininterrotta.
Un ascolto raro, quasi sospeso. In sala regnava un silenzio assoluto, una concentrazione palpabile, nessun rumore fuori posto, nessuna distrazione. Il pubblico di Santa Cecilia si è confermato attento, appassionato, competente, culturalmente partecipe.
È un elemento che incide profondamente sull’esperienza d’ascolto, chi è meno esperto si lascia guidare dall’attenzione del vicino di poltrona, e il risultato è un clima collettivo di straordinaria qualità.
L’impressione, per lunghi tratti, è stata quella di un ascolto intimo e totalizzante, come se ognuno fosse solo con la musica, dentro una comunità silenziosa e consapevole.
E forse anche questo fa parte della “creazione”, non solo il mondo che nasce dal caos, ma uno spazio condiviso in cui l’armonia si costruisce insieme.

©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA

Programma
Franz Joseph Haydn (Rohrau 1732 – Vienna 1809)
Die Schöpfung (La creazione)
Oratorio in tre parti per tre voci soliste, coro e orchestra
Hob. XXI:2
Testo di Gottfried van Swieten

Personaggi e interpreti:
Gabriel, Eva – Katharina Konradi, soprano
Uriel – Joshua Ellicott, tenore
Raphael, Adam – Michael Nagy, basso

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore: Daniel Harding
Maestro del Coro: Sam Evans
Durata: circa 1 ora e 50 minuti, senza intervallo.

giovedì 26/02/2026 h. 20.00
venerdì 27/02/2026 h. 20.00
sabato 28/02/2026 h. 18.00

www.santacecilia.it

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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