La corruzione va combattuta, il mercato no

Il mercato non è lo sterco del diavolo.

La corruzione va combattuta in modo assoluto, perché distrugge l’economia, ma è un errore pensare di combattere ed amministrarla, mettendo fine agli affari: la qualità della nostra vita ed il nostro tenore di vita dipendono dal livello di sviluppo e di tecnologia del Paese in cui viviamo. Già viviamo in una società, quella italiana, piena di pregiudizi contro il businnes. Siamo ostili ad ogni calcestruzzo, allo sviluppo dell’energia. alle pale eoliche, agli inceneritori, guai a parlarne, ci sono subito pronti gli ecologisti di turno, pronti ad erigere barricate. poi ci piangiamo addosso quando constatiamo che il Pil non cresce, la disoccupazione non diminuisce, il Sud è rimasto indietro di vent’anni. Per questo è difficile dar torto al nostro Premier, quando rivolto ai magistrati, per il caso di Potenza, rivendica al governo, la responsabilità politica di sbloccare gli investimenti, accelerarne l’iter, produrre lavoro. Non permettiamo agli ipocriti sognatori di vagheggiare la sostituzione del mito del mito del progresso con quello del regresso. Però proprio un governo che tenta di sfatare il tabù degli affari, deve adoperarsi per trovare gli anticorpi contro l’affarismo. L’illusione dell’uomo solo al comando si è dimostrata spesso fallace ed incapace di eliminare il caotico affollarsi degli interessi, dove ministri e sottosegretari e capi di gabinetto, restano esposti, alla pressione delle lobby e, ciò avviene quando la loro personalità viene svilita ed opacizzata. E così finiscono per combattersi, rubarsi le competenze, costruire cordate. C’è anche da sottolineare, che la riduzione del Parlamento a semplice organo di ratifica delle decisioni prese dal governo, non semplifica assolutamente le cose. Tutti gli emendamenti, cercano tutti un alloggio normativo, e finiscono tutti per trovarlo nel maxi emendamento alla legge di stabilità. Vero è che le Camere sono un ricettacolo di clientele, ma il Parlamento funge da filtro degli interessi. Meglio farli passare al vaglio di una Commissione Camerale, che trovarseli sul tavolo di un ministro, che spesse volte è in balia dei suoi funzionari/burocrati, che decidono in fretta e con grande discrezionalità e per questo, a volte, la loro opinione, vale più di quella di un deputato eletto dal popolo.Infine bisogna regolamentare il lavoro dei gruppi di pressione. A proposito di Potenza Gemelli era un lobbista? Allora doveva essere iscritto ad un registro della professione, dichiarare i propri interessi, ed il Ministro Guidi, prima di assumere l’incarico nel governo, doveva dichiarare il suo legame con Gemelli, ed il Premier doveva sapere che un suo ministro si trovava in questa situazione.L’esito più inquietante di del clamore che ha suscitato questa vicenda, sarebbe un ritorno al passato,quando non si concludeva niente e si corrompeva di più. Ma per evitarlo non ci sono scorciatoie autoritarie o dirigiste, bisogna seguire la strada maestra di una democrazia che funziona, fatta di pesi e contrappesi e adeguarsi un po’ alla volta agli standard etici di molti Paesi.

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