La coda protesica

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo da James Hansen il seguente articolo:

 

 

In certe parti dell’Emilia-Romagna l’espressione “povera coda!” è usata dalle nonne per partecipare all’infelicità dei piccoli bambini maschi quando piangono, in teoria calmandoli. È evidente che il modo di dire faccia riferimento piuttosto all’organo maschile in erba, e non tanto all’appendice prensile delle scimmie…

Tuttavia, parrebbe in crescita tra le persone l’invidia dell’organo tuttofare dei primati. Un’equipe giapponese dell’Università di Keio ha recentemente sviluppato un’innovativa coda prostetica per gli esseri umani, qui sopra. Manovrata da quattro “muscoli” pneumatici, la sua meccanica si basa su quella delle code dei cavallucci marini. I ricercatori propongono due possibili applicazioni: per rafforzare l’equilibrio degli anziani, spesso poco stabili sulle gambe, e dare un nuovo strumento per muoversi in assenza di gravità agli astronauti durante i soggiorni nello spazio.

Come può capitare, la scienza è stata però preceduta dalla moda. Già da tempo, lunghe code mobili, rivestite di pelliccia come quelle dei cani e di altri animali, sono proposte come “fashion accessory” per i modaioli più eccentrici. Dal 2006 la Tail Company di Londra crea per gli esseri umani delle code “animatroniche” che scodinzolano a comando. Le versioni più sofisticate sono dirette da un app sul cellulare e possono sincronizzare il movimento della coda con un brano musicale.

Un simile prodotto, Taily, dell’artigiano “codista” giapponese Shota Ishiwatari, è invece stimolato all’azione dall’aumento del battito cardiaco di chi lo porta, nel caso presumibilmente per segnalare uno stato di accresciuta eccitazione, sia emotiva che fisiologica – dato che il semplice rossore è ormai poco usato…

James Hansen

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